Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Pippo Landro (New Music)

Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Pippo Landro (New Music)
Prima musicista (era il tastierista dei Gens, pop band messinese che a fine anni '60 ebbe grande successo con in singolo “In fondo al viale”), poi importatore-rivenditore (con il Bazaar di Pippo, celebre “spaccio” di vinile milanese), infine discografico, Pippo Landro ha un'esperienza a 360 gradi del mondo musicale italiano. Dal 1987 è guida e factotum della New Music, casa discografica e società di edizioni musicali di cui cura produzione, talent scouting e amministrazione. Partito dal genere dance (Neja, Lady Violet) e dal recupero di stelle della disco-music anni '70 come Gloria Gaynor e Sister Sledge, ha poi allargato il raggio d'azione alla musica latina e al pop, reclutando artisti come Paolo Belli, Silvia Salemi (fresca di contratto) e la rivelazione Yu Yu.


Che importanza hanno le classifiche per chi, come lei, si occupa direttamente anche di produzione artistica?
Le guardo attentamente, ma oggi devo proprio dire che mi sento scoraggiato. E' tutto un castello di sabbia…

Eppure i nomi dei suoi artisti ricorrono spesso, nelle charts: dunque non sembrerebbe lei il primo a doversene lamentare…
Quando il pubblico ama un disco ne decreta il successo indipendentemente da tutto il resto. Purtroppo però la musica che si sente in giro oggi non è quella che la gente vuole ascoltare, è quella che propinano le radio. Tutte le canzoni latine, allegre e solari, che pubblico sulla mia etichetta le radio non le passano. Trovi solo Shakira e Ricky Martin, perché arrivano dall'estero: e quel che viene dall'estero è sempre considerato un buon prodotto. Anche i Lunapop hanno faticato ad uscire dall'anonimato. Le radio non hanno più dei programmatori all'altezza della situazione, non hanno cultura musicale…E' colpa degli editori, che non capiscono nulla. Non ultimo, con la crisi di oggi, le radio trasmettono solo ciò che gli garantisce un ritorno economico. Ci sono delle emittenti che ti dicono di non poterti trovare spazio perché non hai una hit da numero uno. E ti spiegano che piuttosto che puntare su un successo medio di un'etichetta indipendente preferiscono passare un pezzo di una casa discografica che gli fa pubblicità.

Torniamo alle classifiche di vendita. Lei che problemi ha riscontrato, visto che se ne dichiara insoddisfatto?
Il problema è che i dati della classifica non corrispondono ai dati reali. Quando un titolo vende di più nella grande distribuzione che nei negozi tradizionali raggiunge sempre posizioni più alte. Non è giusto che un disco dance che non vende nei grandi magazzini ma nei negozi specializzati non entri in classifica perché quel genere di punto vendita non rientra nel panel di chi la compila, la Nielsen. Può succedere che anche smerciando diecimila copie di un album dance questo non compaia mai nelle charts. Mentre se esce il nuovo di David Bowie e vende, per ipotesi, millecinquecento copie finisce al terzo posto solo perché è distribuito anche nei centri commerciali. E poi c'è un'altra anomalia: se un disco vende dieci copie al giorno per sette giorni consecutivi vuol dire che ha venduto settanta copie, giusto? E magari non arriva più in là del ventesimo posto. Se invece quelle settanta copie le vende in un giorno soltanto, e poi si ferma, arriva al primo posto. E anche questo è sbagliato.

Secondo lei, dunque, il vizio di fondo sta nel monitoraggio e nella scelta dei negozi campione.
Assolutamente sì. Il monitoraggio non tiene conto di tutti i negozi…

I vostri dischi in quali negozi vengono distribuiti?
La nostra distribuzione la cura la Self, per quanto riguarda i singoli dance, e la BMG per tutto il resto. Quindi abbiamo una distribuzione normale, come tanti altri, non una distribuzione debole che non fa bene il suo lavoro. E' naturale che le multinazionali, avendo da distribuire sia prodotti loro che di terzi, pensino prima di tutto al loro catalogo. Però questo non toglie il fatto che si trovano in mano un titolo che funziona lo distribuiscono al meglio, perché questo le aiuta a fare fatturato.

Se io volessi comprare un vostro disco, magari un disco dance poco conosciuto, lo troverei in qualsiasi negozio?
Mah, bisogna vedere. I CD singoli pop e di musica italiana oggi hanno una certa rilevanza commerciale e quindi anche una buona esposizione. Ma con i prodotti dance è più difficile, si trovano solo nei negozi specializzati. La popolarità e il successo fanno sì che un titolo sia più o meno facilmente reperibile, ma all'inizio il disco di uno sconosciuto non può contare su molti aiuti. Per questo noi cerchiamo altre forme di promozione, non ultimi gli spot televisivi: Yu Yu è nata da lì. Posso dire tranquillamente che se io avessi venduto solo il disco, senza avere lo spot di supporto, e l'avessi mandato alle radio, loro non avrebbero fatto assolutamente nulla per quel brano. Non avrebbero mai capito di avere in mano un successo.

Il sistema di rilevazione Nielsen si basa sulla registrazione di ogni atto di vendita per mezzo della penna ottica di cui dispone il rivenditore. Molti negozi piccoli e specializzati, però, non posseggono penne ottiche ma solo il registratore di cassa. Avete fatto notare questo problema a chi di dovere?
Faccio parte del comitato direttivo di FIMI, e quindi mi sono spesso trovato in contatto con la Nielsen. Sulla base delle osservazioni che tutti noi indipendenti abbiamo fatto al riguardo, è venuto fuori ad un certo punto che le classifiche non funzionavano. Se ne sono accorti anche loro. Solo che a quel punto entrano in gioco problematiche più grosse, soprattutto nei confronti delle major. Così ho deciso di mollare il colpo: che altro potevo fare?

E' uscito dal comitato direttivo FIMI, dopo quell'episodio?
No, no. Nel comitato ci sono sempre, anche perché mi piace combattere… Ma sa, oggi, con la crisi, il potere delle major è ulteriormente aumentato. Se prima riuscivo a fare pubblicità ai miei prodotti, ora per me è molto più difficile combattere ad armi pari. Oggi io non potrei mai imporre un giovane in radio, a meno di scoprire il nuovo Tiziano Ferro.

Che caratteristiche dovrebbe avere una classifica realmente corretta?
Dovrebbe rispecchiare la realtà globale del mercato: prendendo in considerazione tutti i tipi di negozi, tutti quanti. Certo, è difficile tener conto di tutti quelli che esistono in Italia, ma andrebbe almeno fatto un lavoro più accurato. Non si possono conteggiare solo le Messaggerie Musicali e i Virgin Megastore, bisognerebbe cambiare almeno le proporzioni con cui queste tipologie di negozi entrano nel calcolo finale. E' chiaro che a comprar dischi da Carrefour ci va la famiglia che compra solo i successi. Di conseguenza, se un disco è al trentesimo posto in classifica da Carrefour non lo si trova, perché la gente non lo comprerebbe. Se poi penso che le classifiche dipendono da quel maledetto Music Control…

Alcuni suoi colleghi sostengono che se un brano non viene trasmesso dalle radio non entra neppure nelle compilation dance, e di conseguenza in classifica. E' un serpente che si mangia la coda?
Già. Però è anche vero che ci sono dei nomi affermati che in radio e nelle compilation trovano sempre posto. Ogni volta che dobbiamo lanciare un nuovo prodotto abbiamo sempre lo stesso problema…

Lei verifica ogni giorno i dati di vendita dei suoi prodotti. Le è mai capitato di riscontrare delle difformità con le graduatorie dei dischi più venduti?
Sempre. A volte, lo devo ammettere, anche a mio favore. Posso vendere molto un disco e non vederlo in classifica, ma è anche capitato di vendere poco e ritrovarsi il titolo nelle charts.

E come se lo spiega?
Questione di monitoraggio: magari in un caso sono stati rilevati due o tre negozi tra quelli che hanno venduto quel disco, e nell'altro no. Succedono cose strane. Le faccio un esempio che risale solo a qualche giorno fa: l'album di Yu Yu, appena pubblicato, figurava nella classifica di Musica e Dischi, come nuova entrata, alla posizione numero 47 dopo quattro giorni di rilevazione. Nella classifica Nielsen non era presente nemmeno nei primi 100! Non so se mi spiego! Posso capire che in una classifica figuri alla posizione 47 e nell'altra al numero 59, o 62. Ma così… La spiegazione è che una classifica si basa su indagini fatte al telefono, e magari la telefonata è arrivata a uno dei negozi che ha il disco sugli scaffali; mentre l'altra è fatta rilevando i bar code e le vendite nei centri commerciali: ed è chiaro che negli ipermercati il disco di Yu Yu o non è ancora arrivato o non viene esposto, perché quei punti vendita sono frequentati da famiglie che comprano solo titoli già molto popolari.

Dunque la classifica di Musica e Dischi le sembra più affidabile di quella della Nielsen?
No, non voglio dire questo: non funziona bene nessuna delle due.

Lei è convinto che non si possa risolvere il problema?
No, non credo. Non vedo la volontà di migliorare le cose.




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