Inchiesta classifiche Rockol: parla Marco Marsili (CMI)

Marco Marsili, 34 anni, autore-compositore-imprenditore musicale, è titolare della società discografica e di edizioni musicali KLF Music. Presiede la CMI -Confederazione della Musica Italiana, associazione di categoria dei discografici indipendenti associata a Confcommercio. E' sposato con la cantante Viola Valentino.



Partiamo dalla citazione ricevuta dalla Nielsen, a proposito delle sue dichiarazioni sulle classifiche…
E' incredibile, invece di discutere le cose nel merito si cerca di mettere la museruola…Vogliono 150 mila euro di danni, perché secondo loro li avrei diffamati. La colpa sarebbe di un paio di comunicati stampa e di un'intervista rilasciata a Repubblica…

Nielsen e FIMI ribadiscono la correttezza della loro classifica.

Ci mancherebbe.

Poi però succede – storia della primavera scorsa - che Ligabue compaia in classifica una settimana prima dell'uscita del suo ultimo disco, “Fuori come va?”. Le racconto l'episodio in dettaglio: nella chart relativa alla settimana dal 19 al 25 aprile 2002, l'album risultava già in trentesima posizione. Ma è uscito la settimana dopo: tant'è vero che alcuni giornali hanno ripreso le nostre osservazioni sottolineando l'incoerenza. Ricordo che Musica! di Repubblica pubblicò un articolo che si intitolava “In classifica con il disco fantasma. Primati: il Liga dà i numeri in hit parade”. Ora la Nielsen sostiene, testuali parole, che nei suoi confronti c'è stata “un'escalation diffamatoria” che andrebbe avanti da molto tempo. Io rispondo che finché il problema non verrà affrontato e risolto continuerò a metterlo sul piatto ogni volta che se ne ripresenta l'evidenza. Questa citazione, in fondo, mi fa piacere perché in tribunale avrò modo, finalmente, di dire una parola definitiva su questa vicenda. La Nielsen ha fatto un autogol.



Succede altrettanto spesso che gruppi e cantanti vengano premiati con dischi d'oro e di platino prima che il prodotto sia effettivamente sul mercato…
Infatti, abbiamo sollecitato attenzione anche su un caso di questo tipo: in occasione dell'ultimo Sanremo, quando è uscita la prima classifica con i dischi del festival. Gli album di Sanremo escono tutti lo stesso giorno, dunque la prima rilevazione conteggia per tutti esattamente gli stessi giorni di permanenza nei negozi. Allora al primo posto andò Gianluca Grignani con 50 mila copie dichiarate dalla sua casa discografica, la Universal. Mentre Alexia, che era solo al ventiquattresimo posto, ne avrebbe vendute altrettante secondo la Sony, che la premiò con il disco d'oro. Evidentemente c'è qualcosa che non funziona.

La FIMI spiega che i dischi d'oro e di platino vengono usati talvolta dalle case discografiche come strumenti di promozione, e che sono assegnati sulla base del sell in e non del sell out.

E allora non si deve parlare di vendite.

Nel direttivo FIMI ci sono tutte le multinazionali, le stesse che pagano la Nielsen perché gli faccia le classifiche. Sono le stesse persone che pagano la classifica a divulgare dati di vendita che non corrispondono al vero, elargendo dischi d'oro e di platino. E' come voler far credere a qualcuno che gli asini volano. FIMI ha detto più volte che la Price WaterhouseCoopers avrebbe certificato i dischi d'oro e di platino, ma non è mai successo nulla del genere. L'unica fonte che può fornire dati reali resta la SIAE, che con le case discografiche multinazionali ha un tipo di contratto particolare per il pagamento dei diritti d'autore che si chiama “permesso generale”: le multinazionali non pagano il diritto d'autore sulle copie stampate, come tutti gli altri, ma sulle copie effettivamente vendute. E dichiarano il falso anche lì, perché quando la SIAE gli fa l'auditing spesso e volentieri le multa per avere dichiarato meno dischi di quelli venduti. Basta andare a vedersi i bollettini della società degli autori… Capisce? Quando devono comunicare in pubblico dati sulle vendite gonfiano le cifre, ma quando si tratta di pagare la SIAE ne dichiarano di meno. Noi continuiamo a ripeterlo: tutti questi sistemi, dalle classifiche alle assegnazioni dei premi, sono strumentali, cioè servono ad influenzare il consumatore, ad accaparrarsi spazi promozionali sui giornali e in televisione basandosi su informazioni di cui non c'è riscontro oggettivo. Sono metodi che falsano il mercato: i premi se li assegnano da soli, le classifiche le pagano loro, e quelli che non fanno parte dell'associazione rimangono esclusi da un meccanismo che di fatto influenza il mercato e i consumatori. A parte che i ragazzi non sono stupidi, e ormai l'hanno capito che questi espedienti lasciano il tempo che trovano… Però tutto questo resta fastidioso, perché costa centinaia di migliaia di euro. Chi paga, alla fine? Sempre il consumatore, dato che queste frottole che gli vengono raccontate incidono sul prezzo dei dischi. Le multinazionali della FIMI ci descrivono tutti come dei pirati, 50 milioni di pirati. Che pensino a dire meno falsità e a fare dischi validi che costino meno. Quanto alle classifiche, bisogna anche dire che non si sa com'è composto il panel, dove vengono fatte le rilevazioni e quante sono le copie vendute. E' inutile mettersi a spiegare la metodologia se poi non si hanno queste informazioni.



Solo la Nielsen è in possesso di questi dati. La FIMI sostiene che è il modo più corretto per tutelare la privacy delle informazioni relativa a ciascuna azienda…

Io sfido da anni il loro direttore generale, Enzo Mazza, a discuterne pubblicamente in tutte le sedi: in TV, sui giornali, dove vuole.

Il problema è che lui non vuole confrontarsi. La FIMI fa polemiche a distanza e sfugge ai discorsi concreti. Si limita ogni volta al solito comunicato stampa che dice: “Contestiamo quanto affermato. La metodologia delle classifiche è disponibile sul sito”. Sempre le stesse cose. Oltretutto sul tema, un anno fa, c'è stata anche un'interrogazione parlamentare da parte del sen. Cortiana. E nel momento in cui un senatore della Repubblica esercita una sua funzione insindacabile, non capisco perché se la prendano con noi che non facciamo altro che amplificare problemi sollevati anche in sede istituzionale. Ma non sono gli unici: penso all'assegnazione degli spazi sui “giovani” a Sanremo, dove le major hanno diritto a tre posti e gli indipendenti ad uno solo; e al prezzo dei dischi che tutte le multinazionali aumentano in modo uniforme: temi su cui abbiamo presentato ricorsi all'antitrust. Mi sembra chiaro che la FIMI operi in maniera tale da avvantaggiare pochi operatori del settore, utilizzando una serie di metodi coercitivi che interessano sia la distribuzione che la promozione.



Tornando alle classifiche: ci risulta comunque che i campioni vengano aggiornati periodicamente…
Già, ma passando da un Media World ad un Virgin Megastore piuttosto che ad una Fnac, cambia poco: di fatto, quelli sono i punti vendita dove entrano le multinazionali. Nelle catene gli acquisti sono centralizzati e i buyer comprano solo dai grandi fornitori delle major, certamente non dagli indipendenti. Una fetta intera di discografia viene già tagliata fuori in questo modo perché non riesce a raggiungere i negozi. E quindi le sue vendite non possono neppure essere rilevate. Questo significa che i dati, nel loro complesso, non sono attendibili. Mi sembra, francamente, che la credibilità della FIMI e della Nielsen siano state ampiamente compromesse da una serie di errori che, soprattutto negli ultimi mesi, si sono ripetuti provocando numerose lamentele.

Si potrebbe avere una buona classifica, migliorando il campione?
No, per me le classifiche vanno proprio abolite. Sono cose, queste, che non interessano a nessuno. Interessano solamente ai discografici: che si divertono a guardarle quando escono, gongolano quando vanno nelle prime posizioni, si consegnano i dischi d'oro tra di loro e si fanno le foto per finire su Musica e Dischi mentre le loro aziende vanno a gambe all'aria e il mercato muore. Il problema è che siccome sono loro a controllare il mercato si trascinano dietro anche la parte sana dell'industria indipendente.


D'accordo. Ma le classifiche ci sono: quella di Musica e Dischi è più attendibile, secondo lei?

Da un certo punto di vista direi di sì.

E' realizzata magari con sistemi meno sofisticati ma, a parte il fatto che si basa su un'esperienza ultradecennale, tiene conto di una serie di negozi che trattano un po' tutti i tipi di prodotto e quindi alla fine rispecchia meglio l'andamento reale delle vendite. Si può contestare che il metodo è simile a quello degli exit poll: e che quindi un negoziante, una volta interpellato, può anche dirmi di aver venduto cento copie di un disco quando non è vero. Ma è difficile che succeda, perché tra Musica e Dischi e quei rivenditori c'è un rapporto personale che va avanti ormai da cinquant'anni. E poi, ripeto, la classifica di M&D include anche quei piccoli negozi che la Nielsen non intercetta perché gli interessano altri punti vendita dove si possono trovare più facilmente i prodotti dei loro committenti. Se domattina io facessi un disco che vende un milione di copie ma non nei negozi rilevati dalla Nielsen, in classifica non ci sarei. Se io vendo un milione di dischi in edicola, o in libreria, mi dice come faccio a essere rilevato? In fin dei conti, le classifiche sono tutte delle buffonate. E' una cosa ridicola mettersi a compilare una graduatoria dei dischi più venduti, perché non è possibile raccogliere dati certi nel breve periodo. In realtà esiste un sistema matematico-scientifico per compilare una classifica, ma la si potrebbe fare solo su base semestrale, se non annuale. Il problema è che a nessuno interessa fare una classifica vera fondata su dati semestrali: interessa avere una classifica fatta come è fatta oggi per poterla vendere e gettare fumo negli occhi alla gente.



Esistono classifiche migliori, in altri paesi?
Molte le fa la stessa Nielsen, e comunque in quasi tutta Europa sono commissionate dall'IFPI, che è l'associazione di cui fa parte FIMI a livello mondiale. Dunque…

Se dovesse farla lei, una classifica, che metodo utilizzerebbe?
Io non la farei proprio. Mi concentrerei su altri problemi, come quello di abbassare il prezzo dei dischi.




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Marco Marsili dice che la Nielsen ha inserito in classifica Ligabue in 30.

ma posizione nella rilevazione dal 19 al 25 aprile 2002 qundo invece il disco è uscito la settimana seguente. Bene, ho fatto una ricerca su Rockol e ho trovato un comunicato stampa in cui il capo della casa discografica del Liga spiega l'incidente. Che poi incidente non è. Il disco, previsto in uscita il 26/4 è stato consegnato con due giorni di anticipo ai negozianti a causa della festività del 25/4. Alcuni di loro lo hanno messo in vendita (scorrettamente) il 24 e il sistema di rilevazione della Nielsen lo ha registrato nell'ultima giornata valida per la rilevazione.(Ecco come si spiega il 30.mo posto in classifica). Dov'è lo scandalo? Anzi, mi sembra un argomento in più che da merito a questo sistema di rilevazione delle vendite, l'unico in Italia ad avere una certa veridicità. In quanto al resto dell'intervista mi stupiscono certe affermazioni, tipo che le classifiche non servono perchè può succedere che un disco venda un milione di copie in negozi che non fanno parte del campione. Ma quando mai! Ma leggetevi com'è composta la campionatura dei negozi Nielsen (io l'ho fatto). Forse questi signori straparlano perchè non riescono mai a piazzare un disco in classifica, neanche su quella di M&D, quella sì abbastanza discutibile secondo la mia modesta opinione. Ho seguito con interesse questa inchiesta, e ho apprezzato gli interventi di alcuni addetti ai lavori, non tutti però ma solo quelli in grado di far chiarezza su alcuni nodi cruciali che hanno da sempre condizionato le classifiche di vendita in Italia. Quando le cose vengono dette onestamente, è buon giornalismo, altrimenti è cacca.


Stefano Repetto

Vorrei precisare che il termine cacca usato da me nella precedente email è riferito alle bugie degli intervistati e non ai giornalisti di Rockol.
Stefano Repetto
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