Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Roberto Gianoli (Venus)

Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Roberto Gianoli (Venus)
Roberto Gianoli, quarantatreenne, opera da 27 anni nel settore musicale. Ha lavorato presso alcuni dei negozi di dischi specializzati più noti di Milano come Disco Club, Rasputin e Bonaparte. Da quasi tre anni è in forze alla Venus, uno dei maggiori grossisti e distributori indipendenti italiani, dove svolge mansioni di buyer per il prodotto pubblicato dalle major.


La vostra società si occupa principalmente di distribuzione: quanto contano per voi le classifiche?
Sono importanti fino a un certo punto. Sicuramente lo sono di più per le case discografiche.

Quali sono i principali artisti sui quali state puntando in questo momento?
Davide Van De Sfroos e Meganoidi sono sicuramente gli artisti più importanti per noi, quelli che hanno ottenuto i risultati migliori. Van De Sfroos, tra l'altro, dovrebbe essere premiato con il disco d'oro per il suo ultimo album proprio in questi giorni. C'è poi la Bandabardò, che sta ottenendo ottimi riscontri sul mercato, c'è Massimo Bubola e c'è Terence Trent D'Arby, che si è affidato a noi per la distribuzione del suo ultimo disco.

I Meganoidi sono stati un esempio eclatante di gruppo sconosciuto e indipendente che fa irruzione in classifica, scombussolando le regole standard di promozione delle major...
I Meganoidi sono un gruppo che ha sempre suonato parecchio in giro, e questa è ancora una forma di promozione sicuramente molto efficace. Per un gruppo nuovo gli spot televisivi servono fino ad un certo punto: l'importante è farsi vedere, farsi conoscere suonando dal vivo.

E' anche vero che l'elemento fondamentale per far arrivare un disco del genere in classifica è la buona distribuzione nei negozi…
Noi cerchiamo di fare una distribuzione il più capillare possibile. Oggi rientriamo, credo, tra i tre distributori più importanti in Italia. Devo aggiungere che il successo dei Meganoidi non è stato casuale: loro ci hanno messo molto impegno, molto lavoro, e alla fine tutto questo ha dato i suoi frutti. Lo scorso anno siamo riusciti a piazzare una loro canzone come sigla de Le Iene, e mi pare che ancora adesso la stiano usando come stacco musicale.

Per la promozione dei vostri artisti vi appoggiate su qualche tipo particolare di negozio?
Non facciamo differenze, cerchiamo di distribuire i nostri prodotti ovunque. Oltre che con i negozi tradizionali siamo collegati alle grandi catene come Ricordi, Fnac, Messaggerie Musicali… . Di solito, con i megastores, si concorda uno spazio nelle colonnine d'ascolto o l'organizzazione di showcase. Di solito puntiamo anche su questa forma promozionale, che è in qualche modo diversa da quella tradizionale.

Siete distributori specializzati ma al tempo stesso anche una piccola etichetta discografica. Vi sentite rappresentati dalle classifiche attuali?
In linea di massima le classifiche sono corrette, anche se non sono esenti da pecche. Il problema è che magari le rilevazioni vengono effettuate in punti vendita che spesso e volentieri coincidono con le grosse catene. Per farti un esempio i Media World, che fanno classifica, non trattano i nostri prodotti in modo capillare. Così può capitare che un disco come quello dei Gem Boy, che è distribuito da noi e del quale abbiamo venduto parecchie copie, non è mai entrato in classifica. Una cosa che sarebbe bello capire, a proposito delle classifiche, è il numero di copie che un disco vende effettivamente ogni settimana. Quando si legge che un artista è primo in classifica, non si sa mai con quante copie. Un caso eclatante fu quello dei C.S.I., qualche anno fa: arrivarono primi in classifica, però era il 26 o il 28 agosto, un periodo morto in cui non esce praticamente nulla. Credo che fossero gli unici in giro con un disco nuovo. Succede così che magari un artista arrivi in classifica per quella determinata settimana, ma poi sparisca. Le classifiche dei prossimi mesi saranno abbastanza competitive, perché tutte le major concentrano in quel periodo il 70% delle loro uscite… Essere primi in classifica ha un valore diverso a seconda del periodo e delle uscite concomitanti.

Vi occupate anche della promozione dei vostri artisti?
Non direttamente, un po' la fanno gli artisti stessi, un po' la facciamo noi appoggiandoci ad agenzie di promozione esterne. Siamo più che altro dei distributori. Poi c'è il nostro collega, Eugenio Cervi, che si occupa di tutta l'aerea degli artisti indipendenti.

Che tipo di rapporto sussiste con le major della discografia che si appoggiano a voi per la distribuzione?
Non esiste un vero e proprio rapporto “ufficiale”. Il rapporto che noi abbiamo con le case discografiche è puramente commerciale: arriva da noi un agente che ci chiede i risultati di un certo disco. Noi però non comunichiamo il venduto. A quel punto si decide se riordinare un titolo piuttosto che un altro.

Quali sono le richieste principali delle major, quando vi affidano un prodotto?
Le major pensano loro stesse alla distribuzione, in quel caso noi fungiamo solo da grossisti. E' un lavoro di pura vendita, più che altro. Poi ci sono etichette più piccole ma di sicuro prestigio come la Epitaph, della quale siamo co-distributori e alle quali siamo legati da un contratto pseudo-esclusivo.

Avete mai notato degli sbilanciamenti tra i dati di vendita che ricevete e le classifiche?
A volte ti domandi il perché di certe piccole anomalie, ma è vero che in linea di massima le classifiche sono composte dai prodotti delle major. Che in testa alle classifiche ci sia un disco come quello di Piero Pelù, di Santana o di Carmen Consoli per noi ha poca importanza. Mi spiego: quelli sono dischi che l'esercente compra di sicuro, mentre il lavoro del grossista a volte diventa più rilevante su titoli di media importanza. Quando esce un disco come quello delle t.A.T.u., nessuno sa con precisione come andrà: così magari il rivenditore all'inizio preferisce aspettare, o prenotarne poche copie, e poi si rivolge al grossista per non perdere delle vendite. Per noi quello diventa di conseguenza un titolo con un riscontro maggiore rispetto ad altri per cui l'aspettativa è più forte.

Di questi tempi le classifiche sono finite nuovamente sotto processo….
Abbiamo letto della questione sui giornali. La spiegazione potrebbe risiedere nella capillarizzazione del monitoraggio. Non dico che non sia corretto prendere a campione solo alcune realtà commerciali: però noi, come distributori di prodotti alternativi, registriamo dei risultati che spesso e volentieri non vengono evidenziati dalla classifica. Questo probabilmente succede perché la rilevazione di mercato avviene in luoghi dove noi non vendiamo.

Doveste contestare qualcosa a proposito del funzionamento delle classifiche, sarebbe quindi sui metodi di monitoraggio e sui campioni dei negozi scelti…
Sì, diciamo di sì. Il problema è che il mercato sta cambiando: sta anche a chi compila classifiche apportare delle modifiche al loro funzionamento in modo tale da tenerne conto.

Ci è stato risposto che per fare queste modifiche, o per avere delle classifiche differenziate, ci vorrebbe un mercato più vasto, e che qui in Italia non ci sono ancora i numeri sufficienti…
Può essere vero, e immagino anche che i costi richiesti da indagini di questo tipo siano molto alti. Le classifiche non sono fasulle, ma è certo che un prodotto di nicchia, che comunque fa dei numeri, viene per forza di cose penalizzato.


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