Danimarca, l'industria musicale presenta fattura ai downloaders illegali

E’ nel piccolo paese del Nord Europa che si sta giocando in questi giorni una delle partite più incerte ed avvincenti tra sostenitori del libero scambio su Internet e tutori dei diritti d’autore in ambiente elettronico. Il confronto nasce da una singolare iniziativa presa da una locale organizzazione anti-pirateria che, dopo aver monitorato minuziosamente i movimenti in corso sui siti peer-to-peer KaZaA e eDonkey ed essere riuscita ad ottenere gli indirizzi e-mail dei più assidui “scambisti”, gli ha notificato fattura di pagamento per il materiale protetto da copyright scaricato illegalmente dalla rete.

Morten Lindegaard, giovane legale dell’organizzazione, ha messo a punto con l’aiuto di quattro studenti universitari il programma che ha consentito di registrare ora, giorno e numero dei download avvenuti sui due network e di verificare (attraverso il protocollo Internet utilizzato) quali utenti fossero residenti nel paese. Sulla base di quella documentazione ha ottenuto dal giudice di accedere agli indirizzi elettronici privati di 150 “utenti forti” a cui far pervenire le sue richieste economiche: oltre 133 mila euro in totale, e fatture superiori ai 13 mila euro per i “pirati” più scatenati. “Nel mazzo c’è di tutto, studenti e professionisti”, ha rivelato lo stesso Lindegaard alla Reuters; “e tra la merce scambiata illegalmente ci sono tutte le musiche, i film e i videogame più popolari del momento, dalle canzoni di Eminem a ‘Guerre stellari’ e ‘Grand Theft Audio’ ”.
Nel calcolare le richieste ai singoli “pirati”, Lindegaard spiega di aver addebitato 2 dollari e 67 per ogni file musicale scaricato, 26 dollari e 70 per un film e circa 50 dollari per un videogioco. Scatenando subito un dibattito pubblico: qualche suo collega ha replicato che non si possono accusare i presunti colpevoli senza produrre il corpo del reato, cioè i computer stessi; altri, criticando l’esosità delle richieste, hanno sottolineato che spetta al giudice, e non alla parte lesa, determinare l’ammontare del danno; mentre alcuni esperti del mercato musicale hanno messo in dubbio la possibilità di verificare con esattezza la quantità delle violazioni, tenuto conto che su Internet circolano anche file musicali gratuiti resi disponibili dalle stesse case discografiche a scopo promozionale.

Il fenomeno, ancora una volta, può essere visto da molteplici punti di vista. Ma con la sua azione probabilmente dimostrativa, il gruppo antipirateria sembra quanto meno aver raggiunto il suo obiettivo primario: sollevare un polverone e portare il problema del downloading illegale sulle prime pagine dei giornali.
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