Usa, Grooveshark lancia una radio 'user generated': 'Come Twitter e YouTube'

Usa, Grooveshark lancia una radio 'user generated': 'Come Twitter e YouTube'

I gestori del servizio di streaming on-demand Grooveshark, tuttora in lite con l'industria discografica per la diffusione di cataloghi musicali senza le necessarie autorizzazioni, hanno lanciato una Web radio che consente agli utenti Internet di costruire e diffondere online programmi "user generated" a titolo gratuito, trasformando le proprie playlist in programmi dal vivo con inserti parlati di trenta secondi ciascuno. La piattaforma, che si chiama Broadcast, include una funzione "chat" che dà modo agli ascoltatori di commentare la musica proposta e di comunicare tra loro, e una funzione "Suggestions" che permette di richiedere canzoni e di esprimere il proprio gradimento su quelle richieste da altri (il sistema consente anche di visualizzare statistiche di ascolto).

Secondo l'amministratore delegato e cofondatore di Grooveshark Sam Tarantino si tratta della "prima piattaforma radio veramente democratica. Ci aspettiamo di vedere diversi web DJ diventare famosi allo stesso modo in cui YouTube ha creato delle video-celebrità nate in casa propria. Broadcast è una voce audio destinata a integrare la voce video di YouTube e e quella di Twitter nel campo del microblogging".

Nel riportare la notizia Billboard fa notare che servizi analoghi (Radionomy, Spreaker, Live365, Wavestreaming, ecc) consentono già di creare online i propri programmi radiofonici, anche se alcuni di essi sono a pagamento e altri richiedono il download di applicazioni. Essendo basato sul Web, gratuito e facile da usare, Broadcast potrebbe tuttavia rappresentare un nuovo passo avanti nel settore, tenendo anche conto degli oltre 30 milioni di utenti mensili su cui Grooveshark può fare affidamento. Secondo Tarantino il servizio dovrebbe essere pienamente autorizzato dalle case discografiche con cui la società statunitense starebbe trattando la concessione delle licenze. A causa delle precedenti frizioni con le major, la società si è vista vietare da Apple e Google l'accesso ai relativi App Store e ha perso importanti contratti pubblicitari con partner come Chevrolet.

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