Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Max Moroldo (Do It Yourself)

Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Max Moroldo (Do It Yourself)
Max Moroldo ha 33 anni e ha esordito giovanissimo come venditore in un negozio di dischi milanese. Sempre come venditore ha lavorato presso i maggiori grossisti/distributori indipendenti milanesi di musica dance degli anni '80 e '90, Discopiù e Discomagic. Al '93 risale la creazione della Do It Yourself, marchio che identificava in origine un team di produzione distintosi nella realizzazione di remix per conto di 883, Alan Sorrenti, Jovanotti e molti altri. Dal '95 la stessa ragione sociale individua una casa discografica di cui è diventato socio, l'anno successivo, il dj e produttore Maurizio Molella. Tra gli artisti dance lanciati dall'etichetta si contano Gala, Adamski, e i Soundlovers.


Recentemente molte etichette indipendenti hanno espresso dei malumori nei confronti del funzionamento delle classifiche. Voi cosa ne pensate?
Siamo assolutamente insoddisfatti. Soprattutto siamo scontenti delle classifiche redatte dalla Nielsen: e non da oggi. Il problema è che alla Nielsen non tengono in considerazione i negozi che vendono vinile. E ancora oggi, per le etichette indipendenti come la Do It Yourself che si occupano di musica dance, il vinile rappresenta il 70% del fatturato. Il CD singolo non funziona ancora molto bene in questo segmento di mercato.

La FIMI, con cui abbiamo parlato della questione, sostiene che il problema è stato risolto da quando i vinili sono stati provvisti del codice a barre, prima inesistente…
E' vero, nelle catene e nella grande distribuzione il censimento delle vendite oggi viene effettuato con la penna ottica e con il codice a barre, ma resta il fatto che molti altri negozianti la penna ottica non ce l'hanno. Succede così che se contatti quei punti vendita per la rilevazione, il titolare o il commesso ti dice quali sono secondo lui i dischi più venduti nel suo negozio. Il procedimento non è automatico, e quindi non è oggettivo.

Secondo la FIMI questo è un problema che riguarda le rilevazioni effettuate via telefono, e non quelle che utilizzano loro per compilare le classifiche…
Lo so, la classifica di Musica e Dischi viene elaborata sulla base di telefonate “informative” ai vari negozianti: di questi pochissimi, forse solo due o tre, trattano anche il vinile. Con Nielsen, invece, il problema principale è che i negozi monitorati sono le grandi catene ed i centri commerciali, che alla fine tendono a falsare il mercato: in un centro commerciale il CD singolo dance non arriva ancora. La stessa Nielsen ha ammesso, in un recente incontro con noi, di essere a conoscenza del fatto che il panel a loro disposizione non è efficace al 100%. Ma per costruirne uno migliore ci hanno chiesto più soldi. Tutti gli indipendenti, in quell'occasione, si sono ribellati, contestando il fatto che la Nielsen riceve già 400 mila euro per realizzare le classifiche. Nessuna delle classifiche oggi esistenti è basata su fondamenti scientifici. Diciamo che quella della Nielsen è la più attendibile e che rispecchia meglio di altre le vendite effettive perché fa affidamento sul codice a barre: ma questo non risolve comunque il problema perché nei negozi dove si vendono dischi in vinile lo scaricamento a fibra ottica non esiste. Nei negozi medio-piccoli le vendite vengono fatte con lo scontrino tradizionale ed è impensabile che si possano aggiornare i metodi di lavoro così velocemente.

Quali sono i negozi più importanti per il vinile?
Sempre gli stessi: Wimpy e Mariposa a Milano, Disco Più a Rimini, Fabietto a Modena… sono i soliti quattro o cinque.

Negozi piccoli ma specializzati, quindi.
Certo. Credo che un negozio come Disco Più non tenga neppure in assortimento le ultime novità pop.

Alcuni suoi colleghi indipendenti mi hanno detto di non attribuire molta importanza alle classifiche…
Per noi invece entrare in classifica è fondamentale, perché se un brano non finisce nelle charts non viene neppure selezionato per le compilation. Abbiamo necessità di essere presenti sulle classifiche Nielsen e sul Music Control: che è ancora peggio…

Ma il Music Control è un servizio a pagamento che le aziende utilizzano come strumento informativo per capire l'andamento dei loro dischi. Non è una vera classifica…
Se tu non sei iscritto al servizio il tuo disco non viene monitorato, e già questo falsa il mercato. Dunque, se non hai pagato l'abbonamento, puoi anche avere in mano il disco numero uno in assoluto ma nessuno viene a saperlo. Il problema riguarda tante piccole etichette per cui i quattrocento euro al mese sono fondamentali: a queste, di iscriversi al Music Control non gli passa nemmeno per la testa: e magari hanno in catalogo un disco che va fortissimo. E poi sono sbagliati i coefficienti di ripartizione: ma questo è un altro discorso…

Tutte le classifiche presentano dei problemi, quindi?
I problemi ci sono e li conoscono tutti ma a FIMI fa comodo così, perché in questo modo tiene un piede in una scarpa e uno nell'altra… deve cercare di essere diplomatica ed equilibrare i rapporti tra le piccole e medie imprese da un lato e le major dall'altra. Alle multinazionali i problemi del mercato dance non interessano: anzi, se non ci sono prodotti dance in classifica tanto meglio.

Però le compilation dance figurano spesso in classifica…
E' vero, ma ripeto: un singolo finisce nelle compilation solo se va nelle charts.

Quali caratteristiche dovrebbe avere allora una classifica ben fatta?
La mia classifica ideale dovrebbe riuscire a tenere in considerazione tutti coloro che vendono dischi: dal negoziante che vende solo vinile fino al grande distributore, quindi. Il problema è bilanciare i metodi con cui le classifiche vengono compilate oggi.

Ha mai notato squilibri evidenti tra i dati di vendita che ricevi e i risultati in classifica?
Ho visto entrare in graduatoria brani di multinazionali che avevano venduto meno dei miei.

E di questa particolare situazione ha mai chiesto delle spiegazioni?
Se vuoi ti trasmetto tutta la documentazione che ho sul tavolo.

Ha contattato direttamente la FIMI?
Ho incontrato personalmente sia FIMI che Nielsen. Abbiamo fatto riunioni per mesi e mesi…

E quali risposte le sono state date in proposito?
Quella che ho detto prima: "Sappiamo che ci sono certi problemi, ma se volete eliminarli dovete darci più soldi". Siamo accaniti perché è da moltissimo tempo che andiamo avanti a contestare senza risultati. Abbiamo ottenuto che venissero costruite delle micro-sezioni all'interno delle classifiche, che poi tuttavia non sono nemmeno state prese in considerazione dalla Nielsen.

In catalogo avete anche artisti mainstream come Nelly, però.
Sì, ma dalla Universal abbiamo solo la licenza per il mix in vinile che distribuiamo noi, mentre del CD singolo e dell'album si occupa direttamente la major. Per questo sostengo che il mercato del vinile è molto importante. Spesso succede che siamo noi a fare il primo passo con il mix in vinile: poi, dopo che questo ha spianato la strada, arriva la multinazionale e invade il mercato con il CD singolo. Il discorso di Nelly comunque è diverso da quello di un artista dance. Di Nelly si vendono sicuramente più CD singoli, mentre un Molella vende molti più vinili: sono due mondi completamente diversi. Siamo all'interno di un sistema che dovrebbe essere equo con tutti e che invece non lo è. Continuano ad esserne gratificate solo le grandi multinazionali, ma ci si dovrebbe rendere conto che la situazione oggi è cambiata e che esistono aziende indipendenti dai fatturati rilevanti. Le indies non producono più solo compilation ma realizzano anche album di musica italiana che poi le multinazionali distribuiscono.

Che ne pensa delle polemiche riesplose quest'anno a proposito delle chart Nielsen, dopo l'inchiesta pubblicata da Musica e Dischi?
Penso che ci stanno prendendo in giro tutti quanti, la Nielsen e Musica e Dischi. Se osservi la classifica di M&D ti accorgerai che ci sono etichette tenute sotto più stretto controllo, e che compaiono in classifica regolarmente. E' sempre la stessa storia di cui parlavo all'inizio: siccome le classifiche non sono elaborate in modo scientifico, ognuno fa quello che gli pare. E' come se domani tu decidessi di telefonarmi per chiedermi quali sono i dischi che ho venduto di più. Vuoi che non ne piazzi uno dei miei?

Fatte salve le critiche, a quale classifica fa riferimento per tenersi aggiornato?
Purtroppo devo attenermi a quella della Nielsen. Proprio ora (29 ottobre scorso), mentre parliamo, mi è arrivata la nuova chart via posta elettronica e come al solito vedo dei dischi piazzati in posizioni assolutamente non realistiche. Va bene Santana al primo posto, per esempio, perché ha fatto centosettantamila copie in pre-ordine: però nessuno tiene in considerazione il fatto che questo è un dato di sell-in, non di sell-out. Sfido chiunque a dimostrarmi che in cinque giorni il disco di Santana ha venduto così tanto: non ci credo nemmeno se vengono qui tutte le centosettantamila persone che avrebbero comprato l'album. Di quelle copie, messe in distribuzione, ne avranno vendute in settimana si e no quarantamila. E nelle classifiche di Musica e Dischi è capitato di trovare al primo posto un titolo che quella settimana non era ancora uscito ma che, magicamente, veniva inserito lo stesso. Come può accadere che cinquantamila copie consegnate alle due del pomeriggio vadano vendute entro le sette di sera dello stesso giorno? Non ci credo! Vorrei chiedere a Mazza come mai oggi, a tre mesi dalla chiusura della manifestazione, in classifica figura ancora la compilation blu del Festivalbar, mentre le copie invendute in giacenza nei negozi vengono restituite alla casa discografica? Ne sono al corrente perché in quella compilation ci sono alcuni brani miei: dopo ventuno settimane la compilation blu del Festivalbar era ancora in settantunesima posizione. Ma io vorrei sapere chi ha comprato quel disco la settimana scorsa, vorrei proprio vederlo quel pazzo! E soprattutto vorrei sapere chi sono quei negozianti che si sono messi in carico quella compilation! E' assurdo… ma le cose vanno così, in questo mercato.


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