Pino Scotto, 'Codici kappaò': 'Un disco tra attualità e rock contaminato'

Pino Scotto, 'Codici kappaò': 'Un disco tra attualità e rock contaminato'

"Codici kappaò" è il titolo del nuovo album di inediti di Pino Scotto. Già voce dei Pulsar alla fine degli anni Settanta e frontman dei Vanadium, tra le heavy rock band più importanti in Italia, Pino torna con un lavoro fortemente incentrato su temi di attualità, toccando aspetti sociali, politici e culturali che stanno interessando il nostro Paese da qualche anno. Incontriamo Scotto al Rock'n'Roll di Milano per parlare con lui del nuovo album, delle collaborazioni presenti nei brani e delle sue attività. “Credo che un artista abbia il dovere, nelle canzoni che scrive, di parlare di cose importanti, del sociale, della gente che soffre e di questo Mondo che sta andando a rotoli. Anche quando cantavo in inglese nei dischi con i Vanadium ho sempre trattato di temi di grande attualità. Il titolo del disco, ‘Codici kappaò’, sta ad indicare il disfacimento progressivo di ciò che ci circonda, a cominciare dalla costituzione per proseguire con la politica, che si crea le proprie leggi, fottendosene degli italiani, del popolo, di chi lavora. I politici hanno ridotto il Paese in ginocchio e gli stessi che hanno distrutto l’Italia sono ancora li a farsi votare e gli italiani, da masochisti, li votano ancora. Potrei starmene tranquillo, sono in pensione da otto anni dopo trentacinque in fabbrica, potrei fare i miei concerti ma non riesco a rimanere indifferente a tutto questo malessere, lo sento addosso e lo sfogo nelle canzoni e su Rock Tv, emittente dalla quale non percepisco retribuzione ci tengo a dirlo, se non avessi avuto questo spazio sarei dovuto andare da un analista probabilmente”, racconta sorridendo Pino. L’ultimo singolo tratto dal nuovo disco di Scotto è “Angus day”. Il brano è accompagnato da un videoclip diretto da Saverio Luzzo: “’Angus day’ è il pezzo meno impegnato dell’album, è un omaggio alla più grande band di rock’n’roll che esista, gli AC/DC. Ho suonato con loro a Udine due anni fa e devo dire che questi vecchietti spaccano ancora sul palco. Tre ore di concerto ad ogni live, dei grandi. In particolare, il brano è dedicato al ‘piccoletto’ che suona la chitarra nella band, Angus. Nel video ci sono il già chitarrista degli Europe ( Kee Marcello NDR), che ha suonato tutte le chitarre del disco, e Mike Terrana, batterista statunitense. C’è anche Angus, che ci ha raggiunti dall’Australia. Scherzo, è un ragazzo che ha una tribute band degli AC/DC e che ho chiamato per qualche scena. Sto pensando al prossimo singolo da lanciare, sono indeciso tra due pezzi, vedremo”, racconta il cantante.
“Codici kappaò” è ricco di collaborazioni: tra gli artisti che hanno partecipato ai brani ci sono Edoardo Bennato, i Club Dogo, i Modena City Ramblers, i Fire, ed i già citati Kee Marcello e Mike Terrana: “Mi piace molto cambiare, musicalmente parlando. Con i Vanadium ho alle spalle otto album hard rock, ora se avessi la possibilità realizzerei un disco blues, un album di country, uno di jazz, uno di rock, uno di heavy metal. Sono tutti generi che sento miei. Il problema delle persone è l’essere troppo ancorati ad un genere solo, ascoltando solo quello. La musica è una sola, è universale. I Club Dogo sono amici da anni, ho partecipato anche ad un loro video. Sono ‘guerrieri della notte’ come me. Il brano realizzato con loro è disponibile si iTunes e tutti i ricavati andranno al progetto Rainbow, che sostengo attivamente”, prosegue l’artista.


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Scotto, infatti, è impegnato con la Dottoressa Caterina Vetro nel progetto benefico Rainbow: “La Dottoressa Vetro si è trovata a contatto con i bambini del Belize, traumatizzati dalle violenze sessuali subite, ospiti negli orfanotrofi fino ad una certa età. Nella prima parte del progetto abbiamo costruito delle casette ecologiche per accogliere i bambini, con una scuola di musica. Poi ci siamo spostati in Guatemala dove i bambini vivono nelle discariche. Abbiamo creato una clinica per curare i piccoli malati gratis. Ora siamo in Cambogia, dove è stato costruito un laboratorio di oli e saponi naturali e stiamo dando lavoro a un po’ di donne. Ciò che è stato realizzato è solo una goccia in mezzo al mare”, dice ancora Pino.
Torniamo a parlare di musica, e chiediamo a Pino com’è ora il suo approccio alle sette note: “La prima volta che ho sentito Elvis Presley ho visto la luce. Da li sono arrivati i Beatles, gli Stones, i Led Zeppelin, i Deep Purple ed è stata una continua emozione. Purtroppo però da un po’ di anni non mi emoziono più, ascolto quasi esclusivamente musica del passato. E’ più o meno una quindicina d’anni secondo me che la musica si sta arrotolando su se stessa. Esordiscono ottimi musicisti ma il risultato è una fotocopia ripetuta di ciò che è già stato fatto. Sciolti i Vanadium avrei potuto realizzare qualcosa di simile a ciò che già facevo con la mia band, ed io non solo mi son messo a cantare in italiano ma sono tornato al blues, al rock’n’roll e continuo a fare ciò che mi piace. Sono convinto che se non contaminiamo il rock con la ‘musica buona’, e la storia ce lo sta dimostrando, il rock finirà per morire. Ogni volta cerco di chiamare amici provenienti da scene musicali differenti per realizzare contaminazioni di vario tipo”, afferma l’artista.
Si passa poi a parlare di Internet ed industria musicale: “In questo momento storico se ci sono ancora la EMI o la Sony in Italia è perché la casa madre ha bisogno di distribuzione da noi di artisti come Lady Gaga, Bon Jovi, Madonna altrimenti le avrebbero già chiuse. In tutto il sono stati effettuati tagli perché non si vende più niente grazie ad internet tra virgolette, che ti permette di scaricare tutto gratis. Non si pensa che dietro un disco c’è un grande lavoro, da parte di chi lo fa e di chi lo distribuisce. Questa crisi del settore è anche dovuta alle case discografiche che trent’anni fa avrebbero potuto vendere i dischi a metà prezzo e guadagnare comunque. Invece, come tutte le industrie, hanno esagerato con l’aumento dei prezzi ed ora sono stati costretti a pesanti licenziamenti ed hanno mandato in crisi tutta la filiera, da chi stampa il disco, a chi lo trasporta, a chi lo vende. Internet, poi, è un mezzo che se è usato con intelligenza è utile ma spesso è usato molto male”, sostiene il cantante.
Per quanto riguarda date dal vivo, Pino Scotto si prenderà due mesi di pausa per ritornare sui palchi a giugno: “Sabato scorso si è chiuso a Desio un tour di quasi cento date da quando è uscito ‘Codici kappaò’. Fortunatamente suono tanto. Questa volta ho deciso di fermarmi un paio di mesi, e riprenderò a giugno con i concerti estivi fino a settembre. Andate a vedere i concerti ragazzi, la musica è la cosa più bella che possa esistere ma non andate ai live degli artisti dei talent, scusate ma è tempo perso”, conclude Pino Scotto.

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