The Observer 2013: l'intervista ai Giuradei

The Observer 2013: l'intervista ai Giuradei

Due settimane fa abbiamo presentato i Giuradei sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, commentato il loro nuovo album in studio, l’omonimo“Giuradei”.

Oggi, invece, abbiamo preso contatto direttamente con i due fratelli bresciani, per fare quattro chiacchiere e conoscerli più da vicino, chiudendo così lo spazio della nostra rubrica a loro dedicato.

"Quella che noi chiamiamo un rosa non perderebbe il suo profumo e avesse un altro nome". Il nome è rimasto lo stesso, ma il profumo dei Giuradei è cambiato? E’ Ettore a prendere la parola: “Anche il profumo è rimasto lo stesso. Da tempo meditavamo il cambio di nome da Ettore Giuradei a Giuradei perché sempre di più, Marco, si stava prendendo responsabilità di decisione su arrangiamenti e direzione generale della band. In più il percorso che ci ha portati alla realizzazione dell'ultimo album mi ha trovato in difficoltà e confusione proprio prima di entrare in studio, anche per problemi esterni alla musica. Marco ha avuto la forza di chiudere il disco con Domenico Vigliotti, nostro fonico. Il risultato finale m'è piaciuto molto. Da qui la decisione di ufficializzare la nostra collaborazione titolando il disco ‘Giuradei’”.
Ci sono voluti tre dischi per arrivare a questo punto. "Giuradei" è una tappa su un cammino che non si è mai interrotto… “Se la direzione è giusta” sintetizza Ettore a Rockol, “ogni tappa è un nuovo inizio”.

In un certo senso, possiamo dire che questo è il disco della maturazione per i due fratelli bresciani. Chissà cosa ne pensano i loro genitori… “Personalmente lo intendo maturo in modo diverso e più interessante perché lo sento un disco di passaggio verso una nuova maturità" prosegue Ettore. "I nostri genitori sono contenti, lo ascoltano e lo cantano e mi fa molto piacere perché per la prima volta sono "costretti" a cantare anche la mia "incazzatura" e tutto questo mi emoziona perché significa che condividono la mia lotta”.



Come si lavora in famiglia? “Bene”, ammette Ettore a Rockol. “Dovreste passare a trovarci per capire (a Provaglio d'Iseo - BS - entrate in un bar e chiedete dei Giuradei). L'unica cosa che ti manca è la solitudine assoluta senza la quale a volte rischi di ‘precipitare’”. Su Rockol abbiamo aperto la recensione del disco dicendo che se uno ha delle belle storie da raccontare, queste meritano a priori di essere raccontate. Ma ai Giuradei, che storie piace raccontare? La risposta di Ettore e secca, maiuscola e molto chiara: “STORIE VERE”. Nel disco poi si possono trovare tanti riferimenti ad alcuni dei più grandi cantautori italiani. Si è parlato di Battiato, De André, Capossela… A parte questi, i Giuradei che cosa ascoltano? C'è qualcuno che ha influenzato in modo particolare la scrittura di questo disco? “Soprattutto in alcuni brani Giancarlo Onorato”.

Un punto di riferimento che fa il paio con la collaborazione, molto interessante, con Depedro… “Jairo è stato a Brescia un paio di volte a suonare e l'abbiamo ospitato a dormire” racconta Ettore. “Da quegli incontri è nata una bella amicizia. Stavamo chiudendo il disco e su "Senza di Noi" (cover degli Ottoohm) ci mancava qualcosa. C'è venuto in mente di chiedergli una partecipazione per provare a completare il pezzo. Lui, che in quel periodo era in tour con i Calexico, ha registrato un paio di idee che ci sono piaciute molto e che abbiamo deciso di inserire”.
Prossimi obiettivi / tappe? “Un super tour in giro per tutta l'Italia”.

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