'Saga', il ritorno di Giovanni Lindo Ferretti: la videointervista

'Saga', il ritorno di Giovanni Lindo Ferretti: la videointervista

Premessa: questo articolo non parla di politica e conversione.
Premessa n°2: si, è (quasi) possibile parlare di e con Giovanni Lindo Ferretti senza toccare la politica e la conversione.

Dell’ex cantante di CCCP, CSI e PGR, da qualche tempo, i media tornano a parlare periodicamente per le sue posizioni politiche e per la sua “conversione” alla fede cattolica. Invece la vera notizia è un’altra. Ferretti è tornato a fare musica: “Saga - canto dei canti” è, di fatto il suo secondo album solista, a 13 anni da quel “Codex” la cui lavorazione fu la causa della rottura con Massimo Zamboni. Arriva a 3 anni da “Confusione”, ultimo disco dei PGR.
Ferretti non ha mai smesso, in realtà, portando in giro diversi spettacoli teatrali e musicali, con un piccolo gruppo di musicisti e amici fidati. Da uno di questi è nato il nuovo album, “Saga, il canto dei canti”: 14 canzoni inedite più la rilettura di “Maciste all’inferno”, incise in studio con la produzione di Lorenzo Esposito Fornasari (e, in parte, con Luca Rossi degli Ustmamò).
“Campo di musica da 30 anni”, scrive nella presentazione del disco. “La rispetto ma non la amo è diventata una non sempre dignitosa professione che un sistema di riproduzione diffusione commercializzazione ha reso così onnipresente da decretarne, tramite saturazione, una sostanziale insignificanza”. Questo è Ferretti: tutto cambia per non cambiare. Oggi si definisce “montano, italico, cattolico romano”, ma l’attitudine fuori dagli schemi, “punkettona”, la profondità di pensiero e dello sguardo è la stessa, anche ora che è alla soglia dei 60 anni. Potete essere o meno d’accordo con lui, ma raramente vi potrà capitare di incontrare una persona così affascinante e interessante nelle parole e nel pensiero, sia che parli di musica, sia che parli di politica, sia che parli di cavalli, che sono i veri protagonisti di “Saga”.

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“Questo lavoro è il coronamento di una storia che è la mia storia”, spiega Ferretti, che abbiamo incontrato oggi: in ottima forma, taglio di capello un po’ punkettone come ai vecchi tempi, rasato sulla fronte e lungo dietro e sui fianchi. “Mi ci sono voluti anni per presentare un disco e uno spettacolo di cui ho un visione da tempo”. Il disco nasce, appunto, da e per i cavalli: una volta erano il rifugio di Ferretti nelle pause dalla vita di cantante. Oggi sono la sua vita, sull’Appennino: “Siamo una libera compagnia di uomini cavalli e montagne: 3 uomini e 15 cavalli, di cui 2 hanno un altro lavoro per mantenere gli animali. Io faccio concerti e serate, e quello che guadagno lo investo nei cavalli”, racconta. “Oggi allevare cavalli è un gesto artistico. Ma soprattutto è una disciplina. Io sono cresciuto pensando a tutto ciò che di male c'è nella gerarchia, ma i cavalli ti insegnano ciò che di bene c’è nella gerarchia”.
“A me questo spettacolo”, continua, “Serve per raccontare un pezzo di storia dell’umanità, quella della dorsale appenninica. L’idea di proporre un’idea di teatro equestre è una cosa folle di questi tempi. Ma sia il disco che lo spettacolo nascono da una visione, che ho avuto una sera in una stalla, vedendo entrare tre cavalli con tutta la loro potenza. Ho pensato che se potevo portare la loro potenza su un palco potevo ricreare in modo diverso la potenza dello spettacolo rock, che è fatta da chitarre, basso e batteria”.
Ferretti non è cambiato: è un fiume di parole, un grande affabulatore: “Lo spettacolo è nato come racconto fatto di canzoni, poi trasformato in libretto d’opera. Ho chiesto ad un allievo di una mia bottega per musicisti di qualche anno fa di creare la musica per queste parole. Lorenzo è tornato con una struttura sintetica, una musica “regressive”. Poi l’abbiamo reincisa con musicisti veri e a opera finita mi sono reso conto che mancava qualcosa e sono andato in studio con Luca Rossi degli Ustmamò tre canzoni che sono l’inizio e la fine di questa storia”. Due di queste canzoni, “Ombra brada” e “Canto eroico” sono le canzoni più chitarristiche del disco, di un album che, alla fine. riassume tutta la storia musicale di Ferretti, che non a caso dice di “Saga”: “E’ la cosa più punk che ho fatto. E’ una visione punkettona dello spettacolo”.
Poi, alla fine della conferenza stampa, dopo un’ora di chiacchierata parte inevitabilmente la domanda sul “vecchio” e sul “nuovo” Papa, quel tema - la fede - che ha tanto scandalizzato i “vecchi” fan dei CCCP che non capiscono e non tollerano il Ferretti “montano, italico, cattolico romano”. Ferretti è sempre unico ed è in ottima forma: è quanto vi basta sapere, per ascoltare il nuovo disco e per andare e vedere “Saga”, quando verrà messo nuovamente in scena a Reggio Emilia a fine giugno. Nel frattempo Ferretti continua a girare con lo spettacolo “A cuor contento”, con i brani del “vecchio” repertorio. “Non ascolto mai le vecchie canzoni, ma Ezio e Luca” - dice dei due ex Ustmamò che lo accompagnano in tour “mi hanno benevolmente costretto a riprensarci. Ora fare ‘Emilia paranoica’ e ‘Spara Juri’ è come tre minuti di ricreazione”. E’ un Ferretti che ha trovato la sua dimensione” Quando sono a casa in montanga e penso che devo fare un concerto mi viene male. Il viaggio è tristissimo, ma quando sono sul palco sono contento e mi piace ancora. Girare il palcoscenico del rock, come facevo con i PGR, era molto faticoso per me, in questa dimensione più piccola e famigliare siamo tre montanari che fanno musica”.

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