Un petroliere americano vuole la Universal: ma Vivendi dice no

Rialza la testa il titolo del conglomerato franco-americano (in apertura di contrattazioni, giovedì 21 novembre) dopo la notizia che Vivendi ha rifiutato un'offerta di acquisto per le sue aziende del ramo entertainment. Secondo voci riprese da diverse testate americane, sarebbe stata una cordata di banche e investitori guidato dal magnate del petrolio Marvin Davis a farsi avanti, offrendo circa 15 miliardi di dollari per entrare in possesso della casa discografica Universal Music, della casa di produzione cinematografica Universal Studios, dei parchi di divertimento e delle reti TV via cavo che fanno capo alla holding di base a Parigi. Il settantasettenne Davis, che nei primi anni '80 aveva preso possesso della Twentieth Century Fox per poi rivenderela, si è anche offerto di farsi carico di una parte dei debiti gravanti sulla società (5 miliardi di dollari su 19): ma i vertici di Vivendi, che lo hanno incontrato a Parigi, non si sarebbero mostrati interessati, replicando che la vendita della divisione non rientra negli obiettivi strategici del gruppo: quantomeno, secondo alcuni osservatori, non ad un prezzo considerato troppo inferiore rispetto al valore reale degli “asset”. Lo sbocco più probabile della vicenda, al momento, resterebbe lo scorporo della divisione guidata da Barry Diller come società a se stante e la sua collocazione, in tutto o in parte, sul mercato azionario (vedi news).
Nel frattempo, l'amministratore delegato Jean-René Fourtou avrebbe quasi perfezionato la vendita di metà del pacchetto (40 %) che possiede in Vivendi Environnement all'azienda elettrica di stato Electricité de France (più altri investitori), operazione che dovrebbe fruttare 1,8 miliardi di euro da impiegare per contrastare l'offerta della britannica Vodafone per il controllo dell'impresa di telecomunicazioni Cegetel (vedi news).
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