NEWS   |   Industria / 19/04/2013

Record Store Day, parla il fondatore Michael Kurtz

Record Store Day, parla il fondatore Michael Kurtz

Centinaia di dischi (LP, Ep e sette pollici in vinile) in edizione limitata, esibizioni dal vivo nei punti vendita, incontri tra artisti e fan, mostre, conferenze, scambi, special radiofonici e proiezioni cinematografiche ("Last shop standing - The Rise, Fall and Rebirth of the Independent Record Store" di Pip Piper, ispirato al libro omonimo di Graham Jones, viene proiettato in simultanea al Teatro dal Verme di Milano, alla Cineteca di Bologna, al Pan di Napoli, all'Auditorium Flog di Firenze, al Brancaleone di Roma e all'Astoria di Torino): fedele alla scadenza annuale del terzo sabato di aprile, il Record Store Day celebra domani la sua settima edizione con una quantità di iniziative che testimoniano la sua evoluzione da iniziativa un po' carbonara e prettamente americana a fenomeno internazionale, confermandosi roccaforte di una lotta di resistenza (all'insegna della qualità del suono, della indipendenza culturale e della non omologazione) che sembra già dare frutti concreti. Ne parliamo con uno dei fondatori, Michael Kurtz.

Come nasce l'idea di celebrare i negozi di dischi indipendenti e il vinile in un momento in cui - era il 2007 - LP e 45 giri venivano ancora visti dai più come nostalgici residui del passato e il mondo del retail erano dominato da grandi catene e mediastore?

Eric Levin, cofondatore del Record Store Day e titolare di Criminal Records ad Atlanta, sentiva che avremmo dovuto darci da fare per promuovere un rilancio del vinile. Io all'inizio ero esitante perché nessuno sapeva esattamente che cosa avremmo dovuto fare. Ricordo che per il primo Record Store Day mettemmo in circolazione dieci titoli in vinile, e che il prezzo pagato dai negozianti per acquistarli fu di circa 30 mila dollari. Quest'anno ne lanciamo oltre 350 e il costo per i rivenditori supererà i 7 milioni di dollari. I maggiori promotori della nostra iniziativa, all'inizio, sono stati la Warner Bros. Records, i Metallica e Paul McCartney.

Anche tu sei un negoziante? Quali sono le tue esperienze e il tuo background professionale nel music business?

Ho iniziato come artista, e le uniche persone disposte a ingaggiarmi per suonare, allora, erano i proprietari dei negozi di dischi. Durante il giorno lavoravo come commesso e di sera provavo nelle corsie tra gli scaffali con la mia band, i Three Hits. Per commemorare quel periodo, quest'anno per il Record Store Day abbiamo deciso di pubblicare un EP della band intitolato "Pressure dome": il disco venne prodotto da Don Dixon, uno dei primi produttori dei R.E.M., e venne pubblicato in origine su un 7 pollici in vinile dall'etichetta Hib-Tone di Atlanta, famosa per avere pubblicato il primo singolo di Michael Stipe e compagni.

Le più recenti statistiche mondiali dell'IFPI attribuiscono al vinile il suo miglior risultato dal 1997. PensI che il Record Store Day abbia giocato un ruolo essenziale in questa rinascita? E quali sono le prospettive considerando che il mondo musicale diventa sempre più digitale?

Non c'è dubbio sul fatto che il Record Store Day abbia rilanciato il business del vinile. Quando abbiamo iniziato le fabbriche stavano chiudendo mentre oggi non riescono a tener dietro agli ordini. Lo stesso discorso vale per i produttori di giradischi. Quanto agli artisti, la maggior parte di loro preferisce che la loro musica venga ascoltata su un disco in vinile piuttosto che su un file Mp3. Così, credo, si spiega il forte sostegno che la comunità artistica assicura al Record Store Day. I negozianti di dischi sanno bene che i veri appassionati di musica rappresentano più o meno il 15 % della popolazione e da sempre badano a servire quel pubblico nel modo migliore, mentre le grandi corporation pensano a come utilizzare la musica per vendere altri prodotti e servizi. E' quel 15 % di veri appassionati che sta andando alla riscoperta del vinile e che oggi sceglie di ascoltare la musica in un formato che riproduce il suono nel modo più vicino a quello originariamente concepito dall'artista. Non credo che il vinile crescerà molto oltre il 15 % del fatturato industriale, ma va bene così. Sono quelli gli appassionati che vogliamo servire e soddisfare.

Il coinvolgimento di etichette, artisti e negozianti nel Record Store Day oggi è diventato piuttosto imponente, considerando le centinaia di pubblicazioni ad hoc, le numerose 'in-store performance' e le altre iniziative. Le cose sono andate al di là della vostra più fervida immaginazione?

Come dicevo, solo qui negli Stati Uniti sono più di 350 le pubblicazioni speciali pianificate in occasione del Record Store Day 2013. Stimo ce ne siano qualche altro centinaio in Paesi come il Giappone, il Regno Unito, la Francia, la Germania e l'Italia. E' un processo organico che in realtà non cerchiamo di controllare. Finché la gente si diverte, siamo felici di qualunque cosa accada.

Stavolta potete contare su un ambasciatore ufficiale come Jack White, lui stesso un produttore di dischi in vinile attraverso la sua Third Man Records. Come lo avete coinvolto?

Non ricordo con esattezza come sia andata, ma credo che gli avessimo chiesto se era interessato già un paio di anni fa. Penso ci sia voluto un po' di tempo per far arrivare il messaggio a destinazione ma una volta che questo è accaduto la sua risposta è stata affermativa. Siccome tutto quel che fa Jack ci piace, lavorare con lui è stato fantastico.

Girando nei negozi di dischi o tra i tavoli del merchandising ai concerti si percepisce che il vinile sta conquistando una nuova generazione di giovani fan...

Nel momento in cui abbiamo rilanciato il vinile non ci siamo resi conto di contribuire anche alla reinvenzione del business del merchandising ai concerti. Eppure, inconsapevolmente, è quel che abbiamo fatto. Oggi chiunque pubblica titoli in vinile nella speranza di venderli quando è in tour. E si tratta di un'ottima cosa, dal momento che è servita a coprire una parte delle perdite finanziarie causate dal file trading e dallo sharing.

Ma qual è oggi la realtà economica dei negozi indipendenti? Negli Stati Uniti sembra essere un periodo particolarmente difficile: a New York è appena scomparso un negozio storico come Bleecker Bob's Records e in altre grosse città sono scomparsi un sacco di punti vendita. .

Eppure non passa mese senza che arrivino un paio di e-mail di gente entusiasta che sta per aprire il suo primo negozio di dischi. Qui a Los Angeles abbiamo visto nascere all'incirca dieci nuovi punti vendita solo negli ultimi anni. Detto questo, il negozio di dischi di oggi è piuttosto diverso da quello di quindici anni fa. Allora si vendevano quasi solo CD. Oggi un negozio di dischi vende di tutto: film, fumetti, vinili, buoni regalo, dolcetti.

Nel film ufficiale del Record Store Day 2013, "Last shop standing", alcuni negozianti britannici lamentano il fatto che sono gli affitti esosi, e non il calo delle vendite, a metterli in crisi.

Esatto. Il grande problema sono i canoni di affitto, così come le leggi fiscali ingiuste che accordano un trattamento preferenziale alle grandi corporation. Detto in un altro modo: dobbiamo proprio blandire le grosse società così da garantirgli che le loro attività su Internet non falliscano? Suvvia, è una cosa ridicola!

Com'è possibile riaggiustare le cose e garantire un futuro ai rivenditori di dischi indipendenti?

Un cambiamento è già in corso d'opera. Oggi il retail indipendente è un ibrido tra negozio fisico e punto vendita online. E poi le comunità locali hanno cominciato a manifestare il loro sostegno alle imprese che sono nate sul territorio. E' un momento storico molto interessante.

A dispetto del suo fascino e della sua collezionabilità, il vinile - tanto le nuove pubblicazioni che le ristampe in alta fedeltà a 180 o 200 grammi - è oggi un articolo piuttosto costoso ed elitario. Cosa si potrebbe fare per renderlo un bene più accessibile al grande pubblico?

Temo che non si possa far nulla. Se si desidera la qualità e un prodotto dalle caratteristiche speciali bisogna essere disposti a pagarlo. La buona notizia è che il vinile conserva il suo valore nel tempo: dunque, se possiedi un disco pubblicato in occasione del Record Store Day sai che probabilmente in futuro varrà quanto o più di quanto valeva nel momento in cui lo hai acquistato.

Quali sono gli obiettivi, le speranze e le aspettative per il Record Store Day 2013 e per il futuro?

Per ora desideriamo semplicemente che tutti passino una bella giornata celebrando la musica: un bene importante come il cibo o l'ossigeno che genera vita e ti fa sentire bene. Speranze per il futuro? Ci auguriamo che gli artisti tornino ad occupare il posto che gli spetta, come semidei in un mondo di mortali. Il mondo è un posto migliore quando a spasso per il pianeta c'è gente come Jimi Hendrix, Amy Winehouse, Jim Morrison e John Lennon. Se non possiamo averli qui con noi, celebriamo almeno la loro musica e riportiamo in vita il loro spirito. Questo è il futuro, per noi.