Inchiesta classifiche: da lunedì Rockol indaga su un argomento scottante. Sarà polemica?

A partire da lunedì prossimo, 25 novembre, Rockol torna sul tema delle classifiche dei dischi più venduti con uno speciale a cadenza quotidiana che proseguirà, tutti i giorni lavorativi, almeno fino a venerdì 13 dicembre (il significato di quell' “almeno” lo spiegheremo dopo).
Dibattuto, sviscerato e messo sulla graticola di innumerevoli convegni, tavole rotonde, interviste, articoli di giornale (sovente anche sulle nostre pagine), il tema dell'attendibilità delle charts, della correttezza delle loro modalità di compilazione, della loro fedeltà di rappresentazione rispetto a quanto davvero accade – per quel poco che oggi accade – sulla scena dei consumi discografici non è naturalmente nuovo, e intorno ad esso si accapigliano da anni addetti ai lavori, giornalisti e semplici appassionati (persino in Gran Bretagna, oggi, paese assai meno cinico e disincantato del nostro nei confronti delle verità “istituzionali”). Tanto più dalla primavera scorsa, quando la polemica tra i due maggiori compilatori nostrani di classifiche, la società di ricerche di mercato AC Nielsen (produttrice delle charts ufficiali per conto della FIMI) e la testata specializzata Musica e Dischi, è riesplosa dopo la pubblicazione da parte del mensile di un articolo che metteva in dubbio la qualità della rilevazione concorrente sottolineandone alcune presunte incongruenze (in particolare la sospetta ricomparsa in classifica, ad un anno esatto di distanza, di titoli ormai vecchi e considerati ragionevolmente fuori mercato, vedi news).
Perché tornare ancora una volta sull'argomento, allora? Prima di tutto perché ci è sembrato che nessun dibattito pubblico, convegno o tavola rotonda finora organizzato sul tema abbia mai disposto dello spazio e del tempo, del “respiro” e dell'approfondimento necessari a garantire corretta espressione a tutte le opinioni, i punti di vista e gli interessi che entrano potenzialmente in gioco quando si parla di graduatorie di vendita. E poi perché, volenti o nolenti, l'argomento è di quelli ineludibili e destinati a non passare mai di attualità. Le classifiche di vendita non sono solo lo specchio di quanto è accaduto, o il termometro di quanto sta succedendo sul mercato della musica (di certa musica, almeno: quella che muove la fetta maggiore dei fatturati). Rappresentano anche un fattore di influenza e condizionamento essenziale su quel che avverrà: alle classifiche guardano i direttori artistici e i produttori televisivi per comporre i casting e confezionare i loro programmi, gli organizzatori di “awards” per premiare le migliori produzioni di settore, i negozi di dischi (soprattutto quelli, emergenti, della grande distribuzione) per effettuare i loro ordini e allestire l'esposizione dei prodotti sugli scaffali di vendita, le consociate e i partner esteri delle etichette discografiche per pianificare le pubblicazioni e le tournées oltre frontiera, il pubblico (o almeno una fetta del pubblico) per orientare i propri acquisti. Restano, inoltre – con tutti i loro limiti e i loro difetti – un indicatore affascinante a cui si rivolgono sociologi e semplici curiosi per capire in che direzione si muovono il gusto e il sentire collettivo di una nazione. Sono, insomma, uno dei cilindri che fanno girare – magari a vuoto, di questi tempi – i motori dell'industria musicale. Non l'unico, perché è ancora fortunatamente impossibile ridurre l'arte e l'emozione musicale a una sequenza di numeri, graduatorie e formule matematiche: ma comunque imprescindibile per un prodotto culturale che fa, o dovrebbe fare, mercato.
Il momento ci è sembrato propizio anche per una serie di motivi contingenti. Proprio in questi giorni si celebrano gli Italian Music Awards della FIMI, che premiano i dischi scelti dagli addetti ai lavori e dall'industria tra quelli che hanno figurato in classifica nel corso dei dodici mesi precedenti. E proprio in questi giorni, a fine anno, scade il contratto tra la stessa FIMI e la AC Nielsen per la fornitura delle classifiche: pare sia stato rinnovato (così almeno raccontano le voci di mercato), ma intanto all'orizzonte si profilano altri concorrenti, anche di caratura internazionale. Senza contare il fatto che di classifiche nuove ne nascono in continuazione, alcune di esse destinate ad alimentare a loro volta nuove polemiche (come quella radiofonica della Rai che include anche i consumi illegali del mercato pirata). E che il dibattito sul tema si sta ulteriormente surriscaldando: è di questi giorni la notizia che la stessa AC Nielsen ha fatto causa al produttore e discografico indipendente Marco Marsili per dichiarazioni ritenute lesive della sua immagine.
Da lunedì, dunque, spazio alle opinioni che abbiamo raccolto sull'argomento, coinvolgendo compilatori di classifiche, associazioni di categoria, discografici delle major e di etichette indipendenti, distributori, rappresentanti dei commercianti (e che pubblicheremo al ritmo di un intervento/intervista al giorno). Non tutti gli interpellati hanno accettato di rispondere alle nostre domande (hanno detto di no, e li citiamo per dovere di cronaca, Caterina Caselli della Sugar e Vincenzo Dentico della D.V. More), ma il materiale finora raccolto è già sufficiente a coprire, come detto, le prossime tre settimane. Resta da chiarire il significato dell' “almeno” introdotto all'inizio. Come tutte le indagini sul campo, anche la nostra non ha naturalmente pretese esaustive, e non basta un numero pur abbondante di interviste a condensare tutte le possibili angolazioni da cui il tema può essere affrontato, né tutte le opinioni che possono essere espresse in merito (non potevamo coinvolgere tutti gli addetti ai lavori e tutte le aziende rappresentative del settore…). Per questo motivo chiunque voglia partecipare attivamente al dibattito è invitato fin d'ora a contattarci e a farcelo sapere: ospiteremo volentieri anche il suo intervento. Nel frattempo, buona lettura.
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