The Observer 2013: l'intervista agli Elio Petri e la recensione dei Giuradei

The Observer 2013: l'intervista agli Elio Petri e la recensione dei Giuradei

Come ogni settimana, prosegue l’appuntamento del venerdì con Rockol The Observer: da oggi, infatti, sono on line l’intervista agli Elio Petri e la recensione del nuovo disco dei Giuradei.

“Il bello e il cattivo tempo”, questo il titolo del nuovo lavoro in studio, conta otto pezzi registrati a partire dall‘Agosto del 2011 tra l‘OstHello Musica di Perugia e Monte San Vito (Pg) da Daniele Rotella dei The Rust and the Fury con la produzione artistica di Daniele Rotella stesso e Elio Petri, e pubblicati per Cura Domestica, neonata label perugina legata alla struttura dello studio. Rispetto al predecessore, piccolo caso di eccentrico songwiriting elettroacustico che tanto incuriosì la critica, questo nuovo disco vede gli Elio Petri confrontarsi con sonorità elettriche: “Quando siamo entrati in studio, volevamo registrare un disco rock anni '90 che contenesse le influenze di tutti gruppi che amiamo (Pavement, Sonic Youth, Flaming Lips, Elliott Smith, Pixies, Fugazi, dEUS tanto per citarne alcuni), ma facendolo a modo nostro nel 2013 e usando dei testi in italiano che non fossero italiani in nessun modo”, ha raccontato Emiliano Angelelli a Rockol. “Ci siamo riusciti e siamo molto soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto”.

La recensione della settimana per The Observer è invece quella di “Giuradei”, omonimo disco dei brescianissimi fratelli Giuradei. La loro storia inizia nel 2006 con l’uscita del primo disco a nome Ettore Giuradei, “Panciastorie”. Il secondo album, “Era che così” (sempre firmato a nome Ettore Giuradei), arriva due anni dopo, a marzo 2008, presentato in tutta Italia con un tour di due anni in cui si contano la bellezza di centosettanta date. E, come si dice, non c’è due senza tre: il 2010 è l’anno de “La repubblica del sole”, un album nato con la collaborazione di nuovi musicisti e premiato da un ottimo successo di critica e pubblico (i magnifici due) grazie anche ad un tour di nuovo infinito. Poi la svolta: dopo tre dischi dalla cifra stilistica assolutamente riconoscibile (puro cantautorato si diceva) Ettore decide di cambiare ragione sociale e condividere con il fratello Marco la scrittura dei brani. Non più Ettore Giuradei dunque, ma i Giuradei. Da qui il nuovo lavoro, il primo di questo nuovo ciclo, intitolato appunto “Giuradei”. Dieci pezzi che proseguono il discorso stilistico già ben avviato, portandolo però ad un livello successivo: poesia melodica e stoccate quasi rock, cantautorato essenziale, a volte scarno, ma sempre molto poetico.

Continuate a seguire The Observer, la nostra rubrica dedicata alla musica emergente, per scoprire di quali altri artisti parleremo nelle prossime settimane.

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