Lo scopritore dei Backstreet Boys: 'Le boy band non moriranno mai'

Lo scopritore dei Backstreet Boys: 'Le boy band non moriranno mai'
Intervistato in esclusiva dal sito HITS Dailydouble, il padre riconosciuto del filone, Lou Pearlman, obietta a chi considera chiuso il capitolo degli idoli pop adolescenti dalla faccia carina e il talento discutibile. “Quando moriranno le boy band? Quando al mondo non ci saranno più ragazzine che vanno matte per i coetanei di bell’aspetto. Che poi lo stile musicale passi dal pop all’R&B o all’hip-hop è una questione secondaria”.
Lo scopritore di Backstreet Boys e ‘N Sync (“la Coca e la Pepsi del pop”), che oggi gestisce in Florida un’impresa da 100 milioni di dollari di fatturato che ingloba studi di registrazione, etichetta discografica, edizioni musicali e agenzia di management artistico (Trans Continental Entertainment è il suo nome) è ottimista sul futuro dell’industria discografica e del genere che ha contribuito ad imporre al mercato negli anni ‘90: “Una delle mie recenti scoperte, i Natural, sono destinati a riportare in auge il concetto di boy band”, pronostica, ricordando che in Europa (e soprattutto in Germania, grazie anche all’appoggio sostanziale della BMG) i risultati del gruppo sono già eclatanti.
E la crisi del mercato discografico? Pearlman, a cui non fa difetto la sicurezza in se stesso, snocciola la sua ricetta. “L’industria musicale cambierà. E deve svegliarsi: non ci sono più nuovi formati che ti permettono di rivendere per l’ennesima volta il back catalog, e non puoi più pensare di vendere solo un CD. L’artista deve diventare un marchio che si manifesta attraverso prodotti diversi e tra loro collegati. Almeno quando si vuole conquistare il mercato dei giovani. Gli adulti non ci pensano due volte a comprare quel che gli piace, ma ai ragazzi bisogna offrire un’alternativa al downloading e alla copia digitale, un valore aggiunto: un libro corredato di foto, informazioni e dettagli sull’artista preferito, elementi multimediali, accessi a Website ricchi di contenuti”. “E poi – aggiunge il talent scout che ha appena pubblicato una biografia in cui ripercorre la sua “success story” – gli ingredienti della riuscita restano gli stessi: talento, ma anche sudore, impegno e disciplina. Sono cose che non vedi in American Idol. Ed è così che ho reso milionari gli artisti che hanno lavorato con me”.
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