Nek, 'Filippo Neviani': 'L'album più personale. Ecco perché porta il mio nome'

Nek, 'Filippo Neviani': 'L'album più personale. Ecco perché porta il mio nome'

Si è parlato di tutto con Nek, ieri pomeriggio a Milano: si è parlato di musica - ovviamente - si è parlato di rock, cambiamenti, attualità, fede, religione, vita e morte. E anche di "Filippo Neviani" che da quest'anno non sarà più solo il nome con cui l'artista è registrato all'anagrafe, ma anche il disco che racchiude in sé tutti quegli argomenti determinanti e cruciali per il cantante di Sassuolo negli ultimi anni.
Il disco verrà dato alle stampe il prossimo 16 aprile (sia in Italia che in Svizzera, Austria, Germania, Polonia, Slovenia e Turchia), mentre l'11 giugno uscirà in versione spagnola in Spagna e America Latina. Tra "Filippo Neviani" e il precedente "Un'altra direzione", del 2009, c'è stato il secondo Greatest Hits, con il quale Nek ha celebrato i suoi 20 anni di carriera. Ma è solo ora, con la pubblicazione dell'undicesimo disco da studio che Filippo si è messo realmente a nudo : "Questo è il mio disco più personale. E' naturale. Alcune delle canzoni inserite erano già state pensate prima della raccolta per un'ipotetico album di inediti, come ad esempio 'E da qui', che poi è invece stata pubblicata nel greatest hits. Sicuramente questo è il disco più esplicito della mia carriera, che ha stupito tutti quelli che mi conoscono. Ho voluto abbandonare i suoni leggeri del pop e spostarmi verso la sporcizia sonora del rock".

Le 10 tracce che compongono il disco hanno infatti una chiara impronta rock ispirata da band come Red Hot Chili Peppers, Muse, Kings of Leon "e le ore di Virgin Radio che sento ogni giorno. Sono rimasto colpito dall'ascolto di gruppi che hanno una struttura chitarra- basso- batteria, così ho deciso di non utilizzare tastiere, sequenze. Mi sono deciso a lavorare con poche cose essenziali ma che restituiscano un'identità sonora forte. Il rock è un genere che ti permette di urlare via i problemi e con cui ho potuto scrollarmi di dosso le negatività. Mi sono denudato ancora di più per avvicinarmi alla mia essenza. Al mio io. E cosa c'è di più mio del mio nome e del mio cognome?". Ecco perché il disco è omonimo.

Ma l'ispirazione non è arrivata solo dalla musica, bensì dalla vita stessa. Nei quattro anni di (quasi) fermo discografico Nek ha sperimentato le gioie e i dolori dell'esistenza: è diventato papà, ha affrontato la scomparsa del padre (al quale l'album è dedicato), ha viaggiato ed è stato sempre alla ricerca di una bella canzone."E' il disco più sentito perché concepito tra la nascita di Beatrice e la morte di mio padre Cesare. Sono io a 41 anni. Un disco come Filippo Neviani era tra l'altro un sogno di mio papà che sono felice di avere realizzato. Tutte le emozioni che ho provato, quelle bellissime e quelle disperate, sono state incanalate nel disco. Ho potuto utilizzare la musica come valvola di sfogo. Dalla nascita di Beatrice ho ricevuto un'energia pazzesca. Per lei ho scritto 54 canzoni. Per mio padre 32. Questo per far capire come sia stata potente la spinta che ho ricevuto dagli avvenimenti naturali della vita".

Un'altra spinta importante per l'artista è quella che gli proviene dalla sua fede cattolica: "Sto facendo un percorso spirituale che mi offre una visione del mondo diversa. La fede è un investimento per ogni essere umano. Serve alle persone perché aiuta a bilanciarsi. Anche se sei un privilegiato devi comunque ammettere che hai dei limiti. Se non lo capisci, prima o poi cadi. La ricerca di Dio è qualcosa che ho affrontato e che affronto tutt'oggi. La convinzione che Dio sia una padre presente e non un qualcosa di astratto e lontano dalle nostre esistenze mi aiuta e mi sostiene. Questo concetto è presente nel disco ovviamente, perciò credo che nella traccia 'Hey Dio' sia racchiuso tutto il senso di 'Filippo Neviani'. Il problema è che credo che la maggior parte dei cristiani cattolici si vergognino di dichiarare di essere credenti. Finché ci si vergogna, al cristianesimo non potrà essere riconosciuta la dovuta importanza in modo reale e concreto".

Tutti i brani del disco sono stati interamente suonati da Nek: "Ci ho messo tutto me stesso al 100%. Anche per questo è difficile stabilire in quale delle canzoni mi riconosco di più. Certamente ho riscoperto il mio strumento originario, il basso. Volevo riproporre dal vivo l'essenzialità e la fisicità dei live e per la prima volta ho suonato io tutti gli strumenti, perché nessuno meglio di me poteva mettere in forma canzone ciò che io avevo in mente. Ci sono tanti musicisti migliori di me, ma nessuno conosce le mie composizioni meglio di me".

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