Crowdfunding, il 7,5 % va a progetti musicali

Crowdfunding, il 7,5 % va a progetti musicali

Il ricorso a sottoscrizioni pubbliche in rete per il finanziamento di progetti di varia natura, noto con il termine inglese di crowdfunding, ha conosciuto un vero boom nel 2012 con una raccolta totale di 2,7 miliardi di dollari, l'81 per cento in più dell'anno precedente. Il dato è contenuto in un report compilato dall'agenzia di consulenza specializzata Massolution, secondo cui i progetti discografici e musicali rappresentano il 7,5 per cento del totale con una raccolta fondi complessiva di 202,5 milioni di dollari. In cima alla scala si collocano i progetti di natura benefica e di interesse sociale (27,4 per cento del totale), seguiti da quelli che riguardano business e imprese (16,9 per cento). Anche i progetti cinematografici, generalmente più costosi, raccolgono più denaro della musica (11,9 per cento del totale), mentre il crowdfunding viene utilizzato anche per finanziarie iniziative nel settore ambientale ed energetico (5,9 per cento), nella moda (5,5 per cento), nell'arte in generale (4,8 per cento), nel campo dell'information and communication technology (4,8 per cento), nel settore dell'editoria, del giornalismo e della fotografia (3,5 per cento), e in quello della scienza e della tecnologia (3,2 per cento).

Monitorando l'attività di 308 piattaforme di crowdfunding in tutto il mondo (tra cui leader di settore come Kickstarter) Massolution ha conteggiato nel 2012 oltre un milione di progetti finanziati con questo sistema, localizzati in misura superiore al 95 per cento in Nord America (1,6 miliardi di dollari, + 105 per cento) e in Europa (495 milioni di dollari, + 65 per cento). Le sue previsioni per il 2013 stimano un ulteriore grande balzo in avanti a 5,1 miliardi di dollari.

"Finora questa rivoluzione finanziaria a livello mondiale è stata dominata dal crowdfunding basato su prestiti, donazioni e ricompense, ma in futuro, negli Stati Uniti, sarà quello fondato sulla partecipazione azionaria a prendersi il centro della scena", ha osservato l'amministratore delegato dell'ente di ricerca Carl Esposti ricordando che entro la fine di quest'anno dovrebbe entrare in vigore negli Usa il JOBS Act che consente anche a investitori non accreditati di effettuare investimenti in cambio di quote azionarie.

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