‘Non ci fermeremo, ora’: Roy Bittan racconta Springsteen e la E Street Band

‘Non ci fermeremo, ora’: Roy Bittan racconta Springsteen e la E Street Band

Il telefono suona alle 7 e mezza di mattina. Un orario inconsueto per un’intervista, ma la levataccia vale la pena. Dall’altra parte del telefono, e dall’altra parte del mondo, c’è “The Professor”, ovvero Roy Bittan, leggendario pianista della E Street Band di Bruce Springsteen. Ci chiama dall’Australia, prima tappa del 2013 del giro di concerti della E Street Band dopo il trionfale tour dell’anno scorso. A fine maggio arriverà in Europa (23 Napoli, 31 Padova, 3 Giugno Milano e 11 luglio Roma). E prima ancora, la prossima settimana esce “Collection: 1973-2012'”, una nuova raccolta, un bigino del Boss: 40 anni in 18 canzoni.
Bittan, dopo la morte di Danny Federici e Clarence Clemons è uno dei membri più anziani della E Street Band, secondo solo al bassista Garry Tallent. Il suo suono ha segnato profondamente la musica di Springsteen - e anche quella degli altri artisti con cui ha collaborato. Ci siamo fatti raccontare il presente e il passato della E Street Band, nonché il futuro.


Com’è andata in Australia? La E Street Band, per l’occasione, ha un ‘nuovo’ chitarrista Tom Morello dei Rage Against The Machine, al posto di Little Steven.
Ci siamo divertiti un sacco, non venivamo da queste parti da più di dieci anni e i fan sono fantastici. Tom sta facendo un grande lavoro, imparando un sacco di canzoni all’ultimo momento (ride). Ha spesso suonato con la band, ma sempre due o tre canzoni per volta; penso che capiterà ancora in futuro. Ma non era un vero sostituto: è semplicemente successo perché Steve aveva impegni fissati da tempo come attore e siamo stati fortunati che Tom fosse disponibile in questo periodo.

Finora, nel tour sono state suonate più di 200 canzoni diverse. Come è possibile?
E’ incredibile, vero? Anche Bruce, l’altra sera, stava notando la stessa cosa. E’ un repertorio enorme, e credo che sarà ancora più ampio quando avremo finito il tour, dopo l’estate. E’ sicuramente una sfida, ed è divertente; permette di mantenere il tutto interessante, non solo per il pubblico ma anche per noi; consente a Bruce di dare forma agli show a seconda di come si sente, di come vede il pubblico reagire ai brani. Cerchiamo di farlo senza troppi “incidenti ferroviari”, come li chiamiamo - specialmente se non suoniamo una canzone da tanti anni.

Quale è stato l’ultimo “incidente” della band?
Può capitare che qualcuno di noi si dimentichi una parte di una canzone o che Bruce chiami un brano e ci si trovi a cercare di ricordare come va suonata la parte centrale. Ma abbiamo imparato ad affrontare una canzone senza disastri, ormai...

Una volta Bruce disse che la E Street Band è un “gruppo da bar”: può suonare qualsiasi cosa senza preavviso. Sei d’accordo?
E’ un buon modo per descrivere come funziona la E Street Band. Prima di tutto, siamo dei fan della musica. Siamo cresciuti imparando a suonare ogni canzone che ascoltavamo alla radio. Quando suoni nei bar, poi, impari a gestire il pubblico, a seguire il leader. Credo che sia una cosa che manca a molte band odierne, che non hanno avuto la possibilità e l’esperienza di suonare tutte le sere per settimane: oggi il mondo musicale è diverso... E quando cresci così impari davvero ad essere versatile sul palco.

Qual è il processo di scelta delle canzoni? Ce n’è uno?
Bruce sceglie le canzoni: quello è il metodo. Ogni tanto vuole suonare qualcosa di diverso dalla setlist, ogni tanto vede un cartello con una richiesta... Non lo sappiamo mai fino all’ultimo. Ogni tanto seguiamo la scaletta e ogni tanto fa un sacco di cambiamenti...

Solo Garry Tallent è nella band da più tempo di te. Senti una qualche responsabilità per il tuo ruolo?
Fammi pensare: sì, Garry è l’anziano della band. Io e Max siamo entrati più o meno insieme, nel giro di due settimane: Bruce stava sostituendo pianista e batterista e io sono stato ammesso poco prima di Max. Sono passati 38 anni ed è stato il grande viaggio e la grande gioia della mia vita. Se ci penso, ho passato la maggior parte della mia vita adulta con Bruce e questi ragazzi: mi sento fortunato. E le canzoni che suoniamo hanno ancora un gran valore, sera dopo sera.

Sei anche l’unico membro della E Street Band che è rimasto con Bruce nell’ “altra band”, quella dei primi anni ’90, quando il nucleo originale venne sciolto a favore di sessionman.
Era imbarazzante non voltarsi e non vedere attorno gli altri ragazzi della band. Ma Bruce aveva detto chiaramente che voleva uscire dai vecchi schemi. Io rientrai per caso nei suoi piani: vivevamo entrambi in California in quel periodo, ci trovammo a suonare assieme, gli portai due o tre idee musicali a cui lui adattò delle sue idee di testo. E finii addirittura per essere co-autore di quelle canzoni. Non era previsto e fu un po’ strano.

Il tuo piano ha definito in larga parte il suono della E Street Band. Sei d’accordo?
Quando sono entrato nel gruppo è stato sicuramente così. Ma oggi credo che sia diverso: Bruce usa molte diverse idee di arrangiamento. Certamente quando il piano è davanti, quando Bruce decide che lo vuole così, ho uno stile riconoscibile, che viene percepito come “il sound della E Street Band”.

Qual è la tua canzone della E Street Band preferita da suonare live ?
Suonare “Racing in the street” è sempre un piacere, come “Jungleland”. Poi ci sono alcuni pezzi veloci che amo: l’altra sera c’era una richiesta per “My love will not let you down”, che ha una parte di piano davvero divertente per me. Ma in un catalogo di 250 canzoni non puoi avere solo una preferita.

Hai suonato anche per altri artisti, come Dire Straits, Stevie Nicks, Meat Loaf. Ma mai come solista. Come mai?
Prima che partisse il tour stavo finendo un disco strumentale, brani di musica che ho scritto come delle esplorazioni. Ho scritto delle cose mie, negli anni, ma è sempre difficile per me concentrarmi sulla mia musica. Sono spesso coinvolto nel lavoro altrui come musicista o produttore e la band è spesso attiva e quando lo è, è totalizzante. Ma spero di finire quel disco dopo il tour e pubblicarlo entro la fine dell’anno.

Che futuro vedi per la E Street Band?
Bruce adesso ha molte opzioni su quello che può suonare, come e con chi. Ma la band funziona alla perfezione, è un gruppo unito di persone e di musicisti. Penso che semplicemente continueremo a fare musica. Ovviamente non sapremo fino all’ultimo cosa Bruce deciderà di fare con il nuovo materiale, come vorrà presentarlo. Ma la mia sensazione è che continuerà a suonare finché si reggerà in piedi e, se tutto va bene, noi saremo al suo fianco. Non abbiamo ragione di fermarci, ora.

(Gianni Sibilla)

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