Rock e satanismo: Maurizio Costanzo ci prova, Carlo Climati (a sorpresa) non gli dà corda

Rock e satanismo: Maurizio Costanzo ci prova, Carlo Climati (a sorpresa) non gli dà corda
Venerdì sera 8 novembre, al “Maurizio Costanzo Show”, si parlava di satanismo; e non poteva mancare, nell’ottica “tutto-quanto-fa-spettacolo” della trasmissione, quel signore che si chiama Carlo Climati e che, facendo di mestiere il giornalista, ed essendo oggi il responsabile dell’Ufficio Stampa dell’Ateneo Pontificio, si è inventato una professione originale: l’esperto di satanismo nel rock.
Bisognava vederlo, Carlo Climati; la fisiognomica sarà anche un’opinione, ma quest’ometto dall’età indefinibile, sguardo sbarrato, colorito fra il terreo e il giallastro, postura da sala d’aspetto del dentista, abbigliamento formalissimo, faceva davvero impressione: stava seduto in punta di piedi, chiuso in una innaturale fissità di movimenti e di sguardi, una maschera cerea da cinese fumatore d’oppio.
Conoscevo già le teorie di Climati, più volte espresse e più volte riprese da media in vena di sensazionalismo: sono una rimescolatura di leggende urbane, dicerie da untori, interpretazioni forzose e manipolazioni ad arte, sono il solito repertorio (voci nascoste nei solchi dei dischi, frasi ascoltabili facendo girare i dischi al contrario, simbolismi nelle copertine) che i benpensanti di quando in quando riesumano se c’è bisogno di sparare sulla musica rock.
Oh, intendiamoci: non sono qui a sostenere che tutto il rock sia buono e santo e generoso (ci mancherebbe anche quella: i buonismi, sinceri o d’occasione, mi danno l’orticaria, e se il rock fosse tutto beneficienze, solidarietà e buoni sentimenti avrei già smesso di ascoltarlo e di scriverne). Ma da qui a cercare di far credere che tutta la musica rock sia un grande complotto satanista ne corre... eppure in passato Climati si è dato più o meno questa missione, autonominandosi salvatore della vera fede.
Se fosse in buona fede, niente di male. Personalmente ne dubito, della buona fede di Climati: sono anzi incline a pensare che il suo sbandierato impegno sia soprattutto una forma di autopromozione. Tuttavia venerdì sera Climati mi ha piacevolmente sorpreso (o, in altre parole, non ha confermato le mie facili previsioni): benché sollecitato da Costanzo sul prevedibilissimo tema Marilyn Manson, non si è gettato a pesce sull’argomento, limitandosi a un quasi condivisibile “certamente una parte della musica rock si è fatta portatrice di messaggi negativi”; e benché una degli ospiti della serata, Maria Rosaria Omaggio (me la ricordavo più seducente e meno vestita), abbia cercato di servirgli l’assist (“Ma ho letto che nei dischi di musica rock vengono inseriti messaggi subliminali, è vero?”), Climati ha stemperato la banale ovvietà della domanda - “signora mia, dove andremo a finire!” - accennando al fatto che “alcuni gruppi rock hanno introdotto nei loro dischi preghiere rovesciate”, però senza ricorrere alle solite esemplificazioni sempre ripetute ma mai verificate.
Insomma: quando è iniziata la trasmissione, pensavo che avrei scritto un violento atto d’accusa contro Carlo Climati; a trasmissione finita mi ritrovo a difendere l’onestà intellettuale di Climati, che non si è prestato al trasparente gioco di Costanzo e non ha abboccato all’amo del facile scandalismo. Costanzo non mi è parso contento, evidentemente s’aspettava altro; a me invece, tutto sommato, fa piacere poter esprimere un parere positivo su un personaggio del quale ero pronto a scrivere tutto il male possibile. Scusate il disturbo.
(fz)
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