NEWS   |   Italia / 07/11/2002

La PFM celebra con un live 30 anni di 'musica immaginifica'

La PFM celebra con un live 30 anni di 'musica immaginifica'
Che arrivino dritti dritti dagli anni ’70, i quattro della PFM, lo si capisce subito. Non solo quando si rimettono a suonare (divinamente bene, ci mancherebbe) come nel nuovo doppio CD celebrativo dei 30 anni di carriera, registrato a maggio in presa diretta in Giappone e presentato oggi, 7 novembre, alla stampa italiana. Ma anche quando parlano: abituati, si vede, a ragionar e discettar di musica come si usava appunto fare quando il pop veniva preso sul serio, come “una musica classica suonata con strumenti elettrici”. La definizione è di Franz Di Cioccio, il più loquace della compagnia, che a proposito della filosofia sonora PFM parla oggi di “musica immaginifica”: “Una musica che vive di arrangiamenti, note melodiche, contrappunti e rincorse”, spiega. “Che chiede all’ascoltatore di entrarci dentro, di partecipare e di esercitare, appunto, la sua immaginazione”.
Nulla di più distante, dunque, dal pop costretto nei stretti panni radiofonici o masticato senza pietà dalle televisioni, generaliste o musicali che siano. “Noi”, è ancora Di Cioccio a parlare, “non abbiamo glutei da esibire. Abbiamo mani e braccia abituate a suonare i nostri strumenti, abbiamo gambe ancora abbastanza robuste per zampettare sul palco, abbiamo le note e la musica”.
Il palco, appunto: dove è nato di parto naturale il doppio CD “Live in Japan 2002” (voluta l’assonanza con il celebre doppio dal vivo dei Deep Purple), corredato dall’uscita di un DVD che documenta fedelmente il viaggio primaverile nel Sol Levante (seguito da un tour estivo in Centro America). Perché proprio il Giappone? “Lì la nostra musica è considerata un patrimonio culturale che dà lustro all’Italia. Con la stessa dignità dell’opera, della canzone napoletana e della nostra tradizione melodica”. E perché un altro live con tutti i classici del passato? “Beh, è vero, è il quinto della nostra carriera. Ma trent’anni dopo ‘Storia di un minuto’ volevamo ripercorrere le mappe di allora per verificare se una musica trasversale e di contrasti come la nostra avesse conservato la sua forza originaria. All’epoca, ‘Impressioni di settembre’ fu un pezzo di rottura: non si era ancora sentita una canzone pop con un inciso così poco canonico, strumentale e non cantato”.
Un evergreen, oggi, che Franco Battiato ha ripreso nella sua più recente antologia di “Fleurs” poco prima che la Premiata gli restituisse la pariglia, orchestrando nel suo tipico stile la “Bandiera bianca” firmata dal cantautore siciliano. Curiosa coincidenza, di cui è inevitabile chieder conto alla band: “E’ tutto casuale”, rispondono Di Cioccio Mussida Premoli Djivas passandosi il microfono di mano. “Ed è un po’ nata per scherzo, come quando Zappa e Captain Beefheart dialogavano a suon di canzoni. Della sua rilettura ci è piaciuta la sua capacità di appropriarsene per intero, rendendola un pezzo suo. L’idea di una replica ci è venuta in mente in aereo, mentre volavamo in Giappone: perché no, ci siamo detti? Siccome siamo dei masochisti, abbiamo scelto uno dei suoi pezzi più minimalisti: la sfida era di arricchire strumentalmente, con il nostro gusto per gli arrangiamenti, un pezzo che aveva il suo forte nel testo. Qualcosa di simile a quel che avevamo fatto ai tempi con Fabrizio De André. ‘Bandiera bianca’, che contiene un frammento registrato live a Vercelli con il pubblico che canta in coro il refrain, è la nostra prima cover”.
Oltre che uno dei due brani “nuovi” e registrati in studio che introducono lo show: l’altro, “Sea of memory”, sfoggia la voce e un testo di Peter Hammill (“una delle tre voci migliori degli anni ’70 con Peter Gabriel e Jon Anderson degli Yes”, secondo Di Cioccio). Il leggendario frontman dei Van Der Graaf la canterà anche sul palco del “Celebration day” in programma lunedì prossimo, 11 novembre, all’Alcatraz di Milano, party di compleanno a cui presenzieranno anche ospiti come Pietro Monterisi (il batterista di Daniele Silvestri), Cristiano De André e gli ex Lucio Fabbri e Mauro Pagani. “Sarà bello”, dicono i quattro, “rifare “Il pescatore’ con tre violini”. Prima di rimettersi, un’altra volta, on the road: prima in Italia e poi all’estero come headliner, l’8 marzo 2003, ad un festival prog a Mexicali (sul “border” tra California e Messico) e quindi all’Astoria di Londra. A venti e passa anni dall’ultima esibizione davanti a una Regina Madre che li biasimava per il troppo rumore godendosi però (ultimo aneddoto snocciolato da Di Cioccio) l’Albinoni accennato durante il soundcheck. Che arrivino dritti dritti dagli anni ’70, i quattro della PFM, lo si capisce subito. Non solo quando si rimettono a suonare (divinamente bene, ci mancherebbe) come nel nuovo doppio CD celebrativo dei 30 anni di carriera, registrato a maggio in presa diretta in Giappone e presentato oggi, 7 novembre, alla stampa italiana. Ma anche quando parlano: abituati, si vede, a ragionar e discettar di musica come si usava appunto fare quando il pop veniva preso sul serio, come “una musica classica suonata con strumenti elettrici”. La definizione è di Franz Di Cioccio, il più loquace della compagnia, che a proposito della filosofia sonora PFM parla oggi di “musica immaginifica”: “Una musica che vive di arrangiamenti, note melodiche, contrappunti e rincorse”, spiega. “Che chiede all’ascoltatore di entrarci dentro, di partecipare e di esercitare, appunto, la sua immaginazione”.
Nulla di più distante, dunque, dal pop costretto nei stretti panni radiofonici o masticato senza pietà dalle televisioni, generaliste o musicali che siano. “Noi”, è ancora Di Cioccio a parlare, “non abbiamo glutei da esibire. Abbiamo mani e braccia abituate a suonare i nostri strumenti, abbiamo gambe ancora abbastanza robuste per zampettare sul palco, abbiamo le note e la musica”.
Il palco, appunto: dove è nato di parto naturale il doppio CD “Live in Japan 2002” (voluta l’assonanza con il celebre doppio dal vivo dei Deep Purple), corredato dall’uscita di un DVD che documenta fedelmente il viaggio primaverile nel Sol Levante (seguito da un tour estivo in Centro America). Perché proprio il Giappone? “Lì la nostra musica è considerata un patrimonio culturale che dà lustro all’Italia. Con la stessa dignità dell’opera, della canzone napoletana e della nostra tradizione melodica”. E perché un altro live con tutti i classici del passato? “Beh, è vero, è il quinto della nostra carriera. Ma trent’anni dopo ‘Storia di un minuto’ volevamo ripercorrere le mappe di allora per verificare se una musica trasversale e di contrasti come la nostra avesse conservato la sua forza originaria. All’epoca, ‘Impressioni di settembre’ fu un pezzo di rottura: non si era ancora sentita una canzone pop con un inciso così poco canonico, strumentale e non cantato”.
Un evergreen, oggi, che Franco Battiato ha ripreso nella sua più recente antologia di “Fleurs” poco prima che la Premiata gli restituisse la pariglia, orchestrando nel suo tipico stile la “Bandiera bianca” firmata dal cantautore siciliano. Curiosa coincidenza, di cui è inevitabile chieder conto alla band: “E’ tutto casuale”, rispondono Di Cioccio Mussida Premoli Djivas passandosi il microfono di mano. “Ed è un po’ nata per scherzo, come quando Zappa e Captain Beefheart dialogavano a suon di canzoni. Della sua rilettura ci è piaciuta la sua capacità di appropriarsene per intero, rendendola un pezzo suo. L’idea di una replica ci è venuta in mente in aereo, mentre volavamo in Giappone: perché no, ci siamo detti? Siccome siamo dei masochisti, abbiamo scelto uno dei suoi pezzi più minimalisti: la sfida era di arricchire strumentalmente, con il nostro gusto per gli arrangiamenti, un pezzo che aveva il suo forte nel testo. Qualcosa di simile a quel che avevamo fatto ai tempi con Fabrizio De André. ‘Bandiera bianca’, che contiene un frammento registrato live a Vercelli con il pubblico che canta in coro il refrain, è la nostra prima cover”.
Oltre che uno dei due brani “nuovi” e registrati in studio che introducono lo show: l’altro, “Sea of memory”, sfoggia la voce e un testo di Peter Hammill (“una delle tre voci migliori degli anni ’70 con Peter Gabriel e Jon Anderson degli Yes”, secondo Di Cioccio). Il leggendario frontman dei Van Der Graaf la canterà anche sul palco del “Celebration day” in programma lunedì prossimo, 11 novembre, all’Alcatraz di Milano, party di compleanno a cui presenzieranno anche ospiti come Pietro Monterisi (il batterista di Daniele Silvestri), Cristiano De André e gli ex Lucio Fabbri e Mauro Pagani. “Sarà bello”, dicono i quattro, “rifare “Il pescatore’ con tre violini”. Prima di rimettersi, un’altra volta, on the road: prima in Italia e poi all’estero come headliner, l’8 marzo 2003, ad un festival prog a Mexicali (sul “border” tra California e Messico) e quindi all’Astoria di Londra. A venti e passa anni dall’ultima esibizione davanti a una Regina Madre che li biasimava per il troppo rumore godendosi però (ultimo aneddoto snocciolato da Di Cioccio) l’Albinoni accennato durante il soundcheck.
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