Orchestra Maniscalchi in tour: 'Un atto d'amore per lo swing italiano'

Orchestra Maniscalchi in tour: 'Un atto d'amore per lo swing italiano'

Smoking e farfallini, brio ed eleganza d'antan a tempo di swing. Torna in tour l'Orchestra Maniscalchi (stasera al Teatro Coccia di Novara a fianco delle Sorelle Marinetti - la faccia più giocosamente trasgressiva e teatrale della stessa medaglia -, venerdì all'Auditorium Manzoni di Bologna, sabato all'Auditorium di Milano e domenica all'Auditorium Parco della Musica di Roma), ed è come accomodarsi in una macchina del tempo, in un viaggio a ritroso negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Quando il regime fascista goffamente italianizzava i nomi di Louis Armstrong e Benny Goodman in Luigi Braccioforte e Beniamino Buonuomo ma non poteva contenere l'entusiasmo irrefrenabile per il jazz leggero e swingante che impazzava nelle sale da ballo e in radio grazie alle orchestre messe in piedi dall'Eiar, antenata della Rai. La Maniscalchi ricalca la formula classica di quegli ensemble - sezione ritmica con pianoforte, chitarra, contrabbasso e batteria, sezione fiati con due trombe, un trombone e tre sax che all'occorrenza diventano clarinetti più voce solista, in questo caso quella del giovane tenore Gianluca De Martini emulo dei Beniamino Gigli, Bonino e Rabagliati dei tempi d'oro - ed è un'impeccabile macchina musicale progettata e messa in moto da due menti brillanti, il produttore Giorgio Bozzo (suoi testi e regia dello spettacolo) e il M° Christian Schmitz in arte Checco Maniscalchi (il suo cognome, in tedesco, significa "del fabbro"...). L'idea, racconta il direttore artistico, pianista e arrangiatore, gli si è accesa in testa "circa sei anni fa mentre facevamo delle ricerche sul Trio Lescano, incuriositi dalla loro vicenda umana e artistica. Entrammo così in contatto con lo straordinario repertorio che ruotava intorno alla scena jazz e swing italiana dell'epoca, riscoprendo una messe di autori, compositori e arrangiatori che pareva davvero un peccato avere perso per strada. Inizio così un viaggio che prosegue tutt'oggi". Con una missione chiara e precisa: riportare in vita canzoni rimaste impresse nell'immaginario collettivo e pezzi ingiustamente dimenticati, nomi tramandati ai posteri (Gorni Kramer, Pippo Barzizza, Cinico Angelini..) e altri rimasti nascosti nelle pieghe della storia. "'Maramao perché sei morto' e 'Il pinguino innamorato' le ricordiamo un po' tutti per averle sentiti canticchiare dai nostri genitori. Ma il resto era un territorio davvero inesplorato. In altri Paesi la musica degli anni Trenta e Quaranta ha continuato a essere coltivata nel tempo da una nutrita cerchia di appassionati, da noi invece l'interesse per quel repertorio si è riacceso solo di recente". Voglia di cancellare con un colpo di spugna il ventennio mussoliniano? "Sicuramente dopo la guerra si sentì il desiderio di voltare pagina e gli stessi gusti musicali stavano cambiando. Si è finito così per gettare il bambino con l'acqua sporca ed è un peccato perché la produzione di quegli anni resta di grande interesse".




Animato dalla sua passione Schmitz si è messo alla ricerca delle fonti originali, spulciando e rintracciando incisioni discografici, cataloghi di etichette come Odeon e Columbia, spartiti originali e 'mandolini', i classici fogli musicali che riproducevano melodia e strumentazione base dei pezzi. "Ho cominciato a perlustare i mercatini, ad ascoltare con pazienza certosina i vecchi 78 giri... In altre occasioni ho trascritto gli arrangiamenti ricavandoli da quelli che si chiamavano volgarmente 'stamponi'. Sono entrato in contatto con i collezionisti ma anche con figli, nipoti e pronipoti dei musicisti di allora". Lavorando, insieme a Bozzo, con ammirevole rigore filologico (a partire dalle locandine dei nuovi concerti, che si ispirano alle illustrazioni del leggendario Nicola Salerno in arte Nisa), ma anche con qualche licenza: "Suoniamo alla vecchia maniera, perché allora si toccavano gli strumenti in modo diverso", spiega Schmitz. "Ma introduciamo se del caso anche piccole e grandi variazioni, aprendo spazi a soli improvvisati. In altri casi l'arrangiamento originale risulta già perfetto, ed è in quelle occasioni che si apprezzano la mano e la bravura dell'arrangiatore. Uno degli autori a noi più caro è Enzo Ceragioli, un toscano trasferitosi a Milano a metà degli anni Trenta, pianista e arrangiatore che ebbe una lunga carriera firmando anche il magnifico arrangiamento di 'Il nostro concerto' di Umberto Bindi. Un altro autore di grande qualità è Piero Rizza, sassofonista e clarinettista genovese che già alla fine degli anni Venti fu uno dei primi a portare il jazz in Europa, talmente bravo da venire ingaggiato come arrangiatore ufficiale dall'orchestra americana di colore di Sam Wooding. Ritmiche e strutture armoniche di quelle magnifiche canzonette sono decisamente di derivazione americana, ma venivano declinate in modo particolare. Kramer è un'altra pietra miliare, molti lo ricordano oggi come personaggio televisivo negli anni Sessanta o come autore di commedie musicali a fianco di Garinei e Giovannini ma lui iniziò a suonare jazz con la sua fisarmonica nel '31 o '32. Era strabiliante nell'improvvisazione e aveva con sé musicisti straordinari come Romero Alvaro, violinista classico di grande virtuosismo. I musicisti di quelle orchestre, allora, erano quasi tutti diplomati al Conservatorio. Era un periodo magico, incredibilmente creativo: la commistione con il linguaggio jazzistico creava un nuovo, straordinario filone di musica leggera di alta qualità. Ma in Italia purtroppo quella musica non era gradita a chi faceva accademia, e c'era poco interesse a preservarla".

Il tempo però è galantuomo, e oggi quelle partiture suonano fresche, agili, divertenti. Insomma, adattissime anche al nuovo millennio. Il segreto? "La cifra essenziale, secondo me, sta in un'eleganza che negli anni si è finito per perdere. Così come si è un po' persa l'abitudine di vedere sul palco gente che suona musica 'leggera' senza fare affidamento sul computer. Ci siamo accorti che il pubblico gradisce, che ama ascoltare quelle sonorità e vedere movimento sul palco". Cosicché, dopo due album per la indie P-nuts, l'avventura continua. E così la ricerca di nuovo repertorio: "Un'aggiunta recente alla scaletta è 'Baldo, Baldo' di Ceragioli, un 'fast' molto virtuosistico con soli e doppi soli di pianoforte, tromba e clarinetto che permette all'intera orchestra di esprimersi al meglio. Un'altra novità è 'A nervous day', firmata da Amedeo Escobar: un fiorentino di probabili origini spagnole, violoncellista classico trasformatosi in pianista jazz e arrangiatore di massimo livello". Un'utopia pensare di traslocare prima o poi dai teatri all'habitat naturale dello swing, la sala da ballo? "Bisognerebbe trovare gli spazi adeguati, ma già oggi ci esibiamo in festival, eventi all'aperto o locali come il Blue Note di Milano. La gente deve un po' riabituarsi a questo genere, ma è vero: a fine concerto c'è sempre qualcuno a cui rimane addosso la voglia di scatenarsi su una pista da ballo".

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