Liberalizzazione dei diritti connessi: Itsright la prima a entrare in campo

La liberalizzazione dei diritti connessi degli artisti, inclusa nel gennaio del 2012 nel Decreto "Cresci Italia" emanato dal Governo Monti e sancita più di un anno fa dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012, diventa realtà: Itsright, creata e presieduta da Gianluigi Chiodaroli (già in EMI e in SCF)  è la prima organizzazione ad avere notificato al Governo il possesso dei "requisiti minimi" stabiliti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 dicembre 2012 per poter operare sul mercato nel nuovo scenario che consente ad ogni artista (e produttore) di scegliere autonomamente la struttura cui affidare la gestione dei compensi legati alla pubblica diffusione in radio, tv, canali Internet e locali pubblici del proprio repertorio. "Il mercato italiano dei diritti degli artisti e dei discografici è oggi a un punto di svolta. Non ci sono più ostacoli né burocrazie all'attuazione di quella libera competizione auspicata dalle norme europee", ha dichiarato Chiodaroli. "Abbiamo combattuto perché tali principi venissero attuati nel nostro Paese e ci siamo immediatamente adeguati ai requisiti richiesti dalle nuove regole italiane. Ora possiamo passare 'dal dire al fare', nell'interesse dei nostri artisti e produttori. Gestire diritti significa, infatti, svolgere un'attività d'impresa, offrire un servizio concreto di intermediazione professionale e, soprattutto, costruire una rete di rapporti operativi tra le società di collecting del settore e gli utilizzatori finalizzata alla trasparente gestione dei dati, nel solo interessi di artisti e produttori".

Le disposizioni del Governo Monti sui "requisiti minimi" per l'esercizio dell'attività di intermediazione in nome e nell'interesse degli artisti sono invece fortemente criticate dal Nuovo IMAIE, ente che fino ad oggi operava in regime di monopolio di fatto nel settore: "Con questo Decreto", avevano dichiarato i portavoce dell'istituto dopo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale, circa tre settimane fa, "si aprirà la strada ad un vero e proprio caos dove la categoria artistica sarà l’unica vera vittima. Non è difficile immaginare lo scenario. Ogni impresa, in concorrenza con le altre, lotterà per ottenere il mandato dagli artisti 'più redditizi' a discapito di artisti comprimari e meno noti; ogni impresa tenderà a stabilire dei criteri di ripartizione dei compensi che saranno a vantaggio dei propri iscritti, creando un’inaccettabile disparità di trattamento tra la categoria artistica; i vari utilizzatori approfitteranno di questa generale confusione per non pagare o ritardare i pagamenti, nella migliore delle ipotesi, con conseguente totale paralisi dell’attività di riscossione e quindi di distribuzione dei compensi".

L'apertura del "mercato" dei diritti connessi, già da tempo operativa sul fronte dei produttori discografici, potrebbe presto vedere entrare in campo altre organizzazioni come AFI e SCF (il cui presidente Enzo Mazza a gennaio aveva dichiarato che "il cda ha già ricevuto il business plan relativo all'apertura di un ramo d'azienda che gestirà, su mandato delle aziende che riterranno di affidarsi a SCF, la parte riguardante i diritti degli artisti interpreti").

    La liberalizzazione dei diritti connessi degli artisti, inclusa nel gennaio del 2012 nel Decreto "Cresci Italia" emanato dal Governo Monti e sancita più di un anno fa dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012, diventa realtà: Itsright, creata e presieduta da Gianluigi Chiodaroli (già in EMI e in SCF)  è la prima organizzazione ad avere notificato al Governo il possesso dei "requisiti minimi" stabiliti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 dicembre 2012 per poter operare sul mercato nel nuovo scenario che consente ad ogni artista (e produttore) di scegliere autonomamente la struttura cui affidare la gestione dei compensi legati alla pubblica diffusione in radio, tv, canali Internet e locali pubblici del proprio repertorio. "Il mercato italiano dei diritti degli artisti e dei discografici è oggi a un punto di svolta. Non ci sono più ostacoli né burocrazie all'attuazione di quella libera competizione auspicata dalle norme europee", ha dichiarato Chiodaroli. "Abbiamo combattuto perché tali principi venissero attuati nel nostro Paese e ci siamo immediatamente adeguati ai requisiti richiesti dalle nuove regole italiane. Ora possiamo passare 'dal dire al fare', nell'interesse dei nostri artisti e produttori. Gestire diritti significa, infatti, svolgere un'attività d'impresa, offrire un servizio concreto di intermediazione professionale e, soprattutto, costruire una rete di rapporti operativi tra le società di collecting del settore e gli utilizzatori finalizzata alla trasparente gestione dei dati, nel solo interessi di artisti e produttori".

    Le disposizioni del Governo Monti sui "requisiti minimi" per l'esercizio dell'attività di intermediazione in nome e nell'interesse degli artisti sono invece fortemente criticate dal Nuovo IMAIE, ente che fino ad oggi operava in regime di monopolio di fatto nel settore: "Con questo Decreto", avevano dichiarato i portavoce dell'istituto dopo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale, circa tre settimane fa, "si aprirà la strada ad un vero e proprio caos dove la categoria artistica sarà l’unica vera vittima. Non è difficile immaginare lo scenario. Ogni impresa, in concorrenza con le altre, lotterà per ottenere il mandato dagli artisti 'più redditizi' a discapito di artisti comprimari e meno noti; ogni impresa tenderà a stabilire dei criteri di ripartizione dei compensi che saranno a vantaggio dei propri iscritti, creando un’inaccettabile disparità di trattamento tra la categoria artistica; i vari utilizzatori approfitteranno di questa generale confusione per non pagare o ritardare i pagamenti, nella migliore delle ipotesi, con conseguente totale paralisi dell’attività di riscossione e quindi di distribuzione dei compensi".

    L'apertura del "mercato" dei diritti connessi, già da tempo operativa sul fronte dei produttori discografici, potrebbe presto vedere entrare in campo altre organizzazioni come AFI e SCF (il cui presidente Enzo Mazza a gennaio aveva dichiarato che "il cda ha già ricevuto il business plan relativo all'apertura di un ramo d'azienda che gestirà, su mandato delle aziende che riterranno di affidarsi a SCF, la parte riguardante i diritti degli artisti interpreti").

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