Crollano in USA le vendite on-line dei CD: già in crisi il retail elettronico?

Crollano in USA le vendite on-line dei CD: già in crisi il retail elettronico?
Sulla correlazione esistente tra il boom del downloading gratuito su Internet e il crollo delle vendite nei negozi di dischi si discute ancora animatamente, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Più inequivocabili, secondo gli esperti, sono invece i rapporti di causa-effetto tra l’esplosione di popolarità del file sharing musicale e della masterizzazione domestica dei CD e il declino degli acquisti on –line da empori virtuali come Amazon, CDNow, Virgin e Tower Records: calati, nei primi nove mesi di quest’anno, a 545 milioni di dollari contro i 730 dello stesso periodo dello scorso anno nel mercato leader, gli Stati Uniti; vale a dire del 25 % e tre volte peggio, tanto per capirsi, rispetto a quanto accaduto sul già ansimante mercato tradizionale e “off line” della musica registrata.
I dati provengono da uno studio appena pubblicato dalla società di ricerche ComScore Networks , che ha monitorato il comportamento di oltre un milione e mezzo di utenti statunitensi del Web per giungere a conclusioni che rafforzano convinzioni e cifre già emerse in precedenza: indagini di mercato precedenti a cura dell’associazione dei discografici americani RIAA, per esempio, avevano accertato che, dopo essere cresciute dallo 0,3 al 3,2 % dell’intero mercato USA della musica registrata, le vendite di CD album, CD singoli e cassette attraverso Internet erano già diminuite al 2,9 % nel corso del 2001.
Il report diffuso da ComScore, che attribuisce un valore ancora irrisorio ai servizi che promuovono il download legale a pagamento come MusicNet, Pressplay e Rhapsody (quest’ultima ha appena siglato un accordo con BMG per un’autorizzazione limitata al CD burning), fotografa ancora più impietosamente questa situazione, collegandola direttamente alla popolarità tuttora in crescita dei servizi peer-to-peer illegali proliferati in rete dopo l’alt imposto a Napster (vedi news): in meno di un anno, tra il giugno 2001 e il marzo 2002, gli utenti americani di un network come Morpheus sarebbero aumentati da meno di un milione a 5,8 milioni; partendo dalla stessa base, KaZaA è arrivato a contare a settembre 2002 su una base di oltre 10 milioni di “fan” negli Stati Uniti, quasi venti volte di più di quanto riportato dalle prime rilevazioni sul suo “traffico”. E nel complesso le sei applicazioni di file sharing illegali più popolari sono oggi regolarmente impiegate, solo negli USA, da almeno 14 milioni di appassionati di musica che amano scambiarsi musica in rete, scaricarla sul pc e copiarla su CD vergini.
Le conclusioni? “Il messaggio è chiaro: assisteremo presto alla morte non solo del supporto fisico, ma del concetto stesso di prodotto musicale preconfezionato dalle case discografiche; ora che ne ha la possibilità, il consumatore vuole scegliere da sé quali e quanti pezzi vuole includere in un CD”, taglia corto Phil Leigh, analista per Raymond James & Associates. I produttori musicali dovranno adeguarsi, insomma. E i rivenditori specializzati? “Pure. Al massimo potranno allungarsi la vita con i videogames e i film in DVD. Ma anche loro saranno costretti a fare presto i conti con la realtà”.
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