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NEWS   |   Italia / 28/03/2013

The Observer 2013: l'intervista a Omid Jazi

The Observer 2013: l'intervista a Omid Jazi

Due settimane fa abbiamo presentato Omid Jazi sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, commentato il suo primo lavoro in studio intitolato “Onde alfa”. Oggi, invece, abbiamo preso contatto con l’eclettico artista modenese (ma perugino di nascita) per scambiare due parole e conoscerlo più da vicino, chiudendo così lo spazio della nostra rubrica a lui dedicato.

Di solito le prime domande di un'intervista a band o artisti riguardano il classico “chi sei, da dove vieni e perché hai scelto questo nome d'arte”. Nel caso di Omid, visto che il “chi sei e da dove vieni” l'abbiamo già ampiamente specificato sulle pagine di The Observer (e il nome… è il suo), abbiamo iniziato la chiacchierata parlando semplicemente di musica: “Penso sia un modo di comunicare” ha esordito Omid, “un vero e proprio linguaggio, è come parlare, ma componendo, suonando e cantando le canzoni. Non tanto per le cose che dico, infatti il testo per me è secondario, ma per le emozioni in campo. Può servirsi di modalità subliminali per dire qualcosa che la mente non assorbirebbe se utilizzassimo la parola da sola. Può entrare in contatto con quella parte del nostro cervello denominata amigdala, che recepisce i messaggi in maniera primordiale, evoca in noi la nostra memoria emotiva. Può anche essere un veicolo per trasmettere le informazioni più semplici, un modo per instillare un insight nelle persone, lo scopo è fare vivere all'ascoltatore un’emozione senza dirla a parole, ma attraverso un altro mezzo. Nulla di nuovo, inoltre tutto ciò potrebbe sembrare banale di primo impatto, perché sembra semplice, ma provate a pensarci per un attimo, non è fantastico? Sta in chi la fa, dunque, decidere che tipo di messaggio trasmettere attraverso di essa, per me, almeno per ora, il messaggio è la musica in se’. Lo stato emotivo trasmesso dalle note, dalle atmosfere e dai suoni, rappresentano il messaggio stesso. Questo tipo di comunicazione si potrebbe definire metacomunicazione a distanza. E' come se fosse un gioco. Certo non ho la pretesa di esserci riuscito, mi piace però provarci. Sì, è questo che mi piace del fare musica, cercare la comunicazione con i suoni e le note, lasciando così le parole a riempirsi di senso attraverso di essi, un senso che può essere completato dalla percezione diversa che ognuno di voi può avere in quel momento. A volte però è il testo ad essere dominante e a quel punto la musica è solo un supporto per un messaggio facilmente comprensibile e diretto”.

Ascoltando il suo disco, "Onde alfa", si riconoscono diversi punti di contatto con tanti artisti: Depeche Mode, Battiato, Bluvertigo, ma anche gente meno conosciuta e più esplicitamente elettronica. Che cosa ascolta Omid Jazi quando ha un momento libero? “Four Tet, Boards Of Canada, Apparat, M83, My Bloody Valentine, Syd Barrett sono tra i miei ascolti preferiti nell'ultimo periodo. Purtroppo però di momenti liberi ce ne sono sempre troppo pochi, vorrei poter passare ore ed ore ad ascoltare i dischi, ma attualmente questo non è possibile, mi rifarò sicuramente presto!”. Omid Jazi però è uno che fa pop, per quanto a modo suo… “Mi piace pensare che sia pop quello che faccio” ammette Omid a Rockol, “ma è raro arrivare alla moltitudine senza escludere fasce ampie di ascoltatori. Penso a coloro che suonano per comunicare e non per autocompiacimento. Vorrebbero essere in un certo senso pop, vorrebbero essere capiti. Quello che faccio è creare in maniera spontanea le atmosfere e i suoni che più mi rappresentano. Se il mio disco piacerà a tanta gente potremo definirlo pop anche nel senso comune del termine, altrimenti no. Fondamentalmente penso che il pop sia una filosofia, nel mio caso, mi divertirebbe definire Onde Alfa come un disco pop onirico”.



Un disco pop onirico fatto in casa; completamente autoprodotto, scritto, e registrato in solitaria: “ E’ stata una bella sfida lo ammetto, non è stato facile trascorrere sei mesi totalmente isolato dal mondo, attualmente penso che non lo farò mai più, a volte credevo di impazzire, ma allo stesso tempo sono felice di esserci riuscito, perché avevo bisogno di farlo. E' il mio primo disco e, con i pochi soldi e strumenti che avevo a disposizione, dovevo portare a termine l'idea che avevo, esserci riuscito è stato come superare l'impresa, ma la soddisfazione più grande deriverebbe dal venire a conoscenza di una sua possibile utilità, vorrei potesse donare un po' di sollievo anche solo ad una piccola parte dei miei ascoltatori”. Pro e contro dell'autoproduzione artigianale? “Il pro è la facilità con cui un'idea può essere concretizzata all'istante, ma questo può accadere anche se si collabora con persone sulla stessa frequenza d'onda, ad esempio, con Federico Alberghini, che ha suonato la batteria in alcuni pezzi, c'era questa intesa, portatrice di nuove idee e sorprese decisamente piacevoli. Il contro non saprei, ho provato i pezzi, i suoni e tutto ciò che riguarda la produzione del disco finché non mi fossi sentito soddisfatto in tutto e per tutto, probabilmente è un po' prematuro per quanto mi riguarda parlare dei contro, sono agli inizi…”.

Viene dunque naturale chieder se è meglio lavorare soli o bene / male accompagnati… “In quel determinato momento sentivo il bisogno di comporre ‘Onde alfa’ da solo e di essere concentrato il più possibile, di sfruttare al massimo il tempo e la poca attrezzatura che avevo a disposizione e di trovare quindi un equilibrio in una situazione alquanto fragile” ci racconta Omid. “Per fare un disco con altre persone penso dovrò aspettare il momento in cui avrò più mezzi e perché no, visto che registro tutto io, di avere anche le capacità tecniche per riuscire ad essere soddisfatto allo stesso modo . Nell'ultimo periodo di registrazione andavo avanti a bibite energizzanti, mangiavo pochissimo e dal momento in cui ho finito i mix e il master, non ho dormito per settimane intere, ci sono voluti alcuni mesi affinché mi riprendessi. Ma non posso lamentarmi, tutto ciò era assolutamente necessario e dopotutto sono felice di aver vissuto questa stupenda odissea, ho avuto persone che mi sono state vicino nei momenti più difficili, senza di loro sarebbe stato impossibile arrivare fino in fondo”.



Tornando invece a parlare del disco, si notava come, trovandosi di fronte ad un album così colorato, a tratti sperimentale e pieno di spunti dei più disparati, sia stato abbastanza difficile trovare un modo efficace di descriverlo a parole: “Posso dire che nelle ambientazioni come nei suoni, nei paesaggi come nello spirito, ho cercato di essere il più possibile: positivo, nordico, Jazi. Ho aspettato tanto tempo prima di fare un disco vero, ho sette Ep alle spalle e tantissime canzoni non ancora registrate di cui dovrei liberarmi al più presto. Ho aspettato il momento giusto per convogliare il mio materiale e quindi l'ho fatto tutto d'un fiato. Vedo Onde Alfa come un parto naturale e mi viene soltanto da dirti che è bello”. Bello come, ad esempio, "Kreuzberg", uno dei pezzi migliori in scaletta ma, prima di tutto, un bel quartiere di Berlino. La città, guarda caso, culla dell'elettronica. La città di Apparat, Modeselektor, del Berghain: £Inizialmente il pezzo s’intitolava ‘Io torno da Kreuzberg’ e solo alla fine l'ho semplificato in ‘Kreuzberg’. Ho dei piacevoli ricordi legati a Berlino, soprattutto alla zona est e al fermento minimal, tipico humus degli esclusivi party notturni, ho voluto fare un omaggio alla città e al suo clima digitale. Penso che il mood e i suoni del brano potrebbero rappresentare bene ‘Onde alfa’ nel suo insieme, forse anche per quello mi è sembrato un titolo perfetto. E' stato uno dei brani più difficili da realizzare, ci sono molte note suonate come se componessero un'onda che cresce e decresce man mano che avanza. Avrei voluto aggiungere una linea vocale, ma nel momento in cui ho iniziato a cantare, mi sono accorto che forse sarebbe stata una bella idea quella di pensare il brano come una sorta di colonna sonora per un curioso soggetto del mondo della televisione”.



Due nomi: Nevruz e i Verdena. Quanto hanno inciso, musicalmente e non, sull'Omid di "Onde alfa"? “Se non avessi avuto l'esperienza con i Water In Face e successivamente con i Supravisitor” prosegue Omid, “non avrei potuto capire fino in fondo cosa potesse significare salire su un palco con i Verdena, ovvero la nostra migliore band esistente, penso che sarà difficile che capiti un’altra band simile a loro in Italia. Non posso negare di aver avuto un'influenza da questi tre gruppi in cui ho suonato, non sarebbe umano altrimenti, e sono esperienze che ti fanno crescere. Forse l'aspetto più drammatico riguarda più da vicino i Water In Face: dover fare centinaia di chilometri per suonare in locali dove non c'era nessuno ad ascoltarti, senza neanche avere un rimborso spese e spesso neanche da mangiare, dopodiché rischiare ad ogni concerto di ammazzarci sul palco tanta era la furia, per poi riuscire ad arrivare a suonare all'Heineken Jammin Festival e avere i primi riscontri delle nostre fatiche, beh, è servito prima di tutto a me come persona e nel frattempo anche alla musica in se’. La musica è sempre stata ed è l'unica ancora di salvezza. Se io mi dovessi descrivere direi: provengo dalla strada, la mia famiglia è uno tra i peggiori disastri da servizio sociale, se non avessi letto un paio di libri che trovai per casa da ragazzino, che mi hanno saputo tenere per mano, avrei fatto probabilmente una brutta fine, ecco, questo è quello che ha inciso nella mia vita e in Onde Alfa. Anche se la vita del musicista non è rose e fiori come sembra, allo stesso tempo mi sento estremamente in pace, perché ho scelto io di fare questa vita”.

Una vita che nei prossimi mesi porterà Omid Jazi chissà dove: “Non mi piace fare progetti a lungo termine” ci confessa Omid. “Ho dovuto imparare a vivere alla giornata e ora sono più sereno, la musica è felicità e la felicità è la cosa più importante, senza di essa saremmo sicuramente anime morte, per dirla alla Gogol. So di avere uno scopo ed è ciò che mi permette di proseguire lungo il difficile cammino del musicista indipendente, ho la sensazione di avere qualcosa da comunicare e voler fare partecipi gli altri della mia esperienza, non ho la pretesa di piacere ai più, ma c'è chi alla fine, anche se di nascosto, mi ascolta. Poco dopo aver finito Onde Alfa mi è venuta la voglia di fare un altro disco e non vedo l'ora di iniziare di nuovo. Ora mi diverto a registrare band emergenti nel mio Hot Studio, anche per imparare nuovi metodi di produzione. Per quanto riguarda il tour promozionale di Onde Alfa posso dirti che ho molti progetti in cantiere, non te li svelerò ora ma solo quando sarà il momento”.

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