Dalla dance al mainstream: dopo i Planet Funk, la Virgin ci riprova con Jakatta

Da fucina di singoli ballabili a laboratorio di album “crossover”, la Ultralab (dipartimento dance - ma il termine comincia ad essere restrittivo – della Virgin) ha alzato il tiro: dopo le 50 mila copie e il disco d’oro dei Planet Funk, analoghe aspettative circondano ora l’uscita di “Visions”, primo album di Jakatta (alias Joey Negro, alias Raven Maize: insomma Dave Lee, uno dei più rinomati produttori e remixer della scena house mondiale), un disco-suite per metà strumentale che il suo stesso autore definisce “post chill out” e che la Virgin spera di vendere allo stesso pubblico adulto affezionato alle compilation del Buddha Bar o dell’Hotel Costes. “Non saranno i ragazzini a comprarlo, ma i 30-40enni” conferma Ilario Drago, responsabile dell’Ultralab che ha preso in licenza il prodotto per tramite della “indie” bresciana Oxyd dall’etichetta di Lee, Z Records (per il mercato inglese se l’è aggiudicato invece la Ministry of Sound). E che di un album pop in piena regola si tratti, nelle intenzioni della Virgin, lo dimostra l’impegno profuso dalla casa discografica, che per il lancio ha organizzato un “listening party” mentre sono già in scaletta campagne pubblicitarie radiotelevisive, interviste dell’artista con stampa e dj radio più, forse, qualche apparizione televisiva (se si renderà disponibile Seal, guest vocalist nel brano “My vision” che fa da apripista verso le emittenti “generaliste”; un’altra voce ospite, quella di Beth Hirsch, già con gli Air, nobilita “One fine day”, singolo prescelto per l’inizio dell’anno prossimo).
“Anche questa volta, l’idea è un po’ quella che ha sempre contraddistinto lo stile Virgin”, conclude Drago: “Si tratta di andare a scovare prodotti originali e di qualità, in grado di fare il salto dal pubblico specializzato a quello più mainstream”.
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