Selton, il nuovo album: 'Stavolta vogliamo farci ascoltare anche in Brasile'

Selton, il nuovo album: 'Stavolta vogliamo farci ascoltare anche in Brasile'

Italia e Brasile si frequentano musicalmente dagli anni Sessanta, dai tempi del boom internazionale della bossa nova, delle traduzioni italiane di Chico Buarque, Toquinho e Vinicius De Moraes a opera di Sergio Bardotti, della vittoria a Sanremo di Roberto Carlos in coppia con Sergio Endrigo, delle cover di Mina, Ornella Vanoni e delle altre pop star dell'epoca. Poi quel legame si è un po' affievolito, ma i giovani Selton - Daniel, Eduardo, Ramiro e Ricardo, brasiliani di Puerto Alegre trapiantati a Milano via Barcellona - dimostrano oggi che l'entusiasmo italiano per il grande Paese sudamericano non è confinato al gioco del calcio. Da noi si sono fatti conoscere grazie a Mtv, a Fabio Volo ("Italo Spagnolo") e a un progetto divertente e originale, "Banana à Milanesa", raccolta di cover in portoghese di brani simbolo della milanesità tratti dal repertorio di Enzo Jannacci e di Cochi e Renato. Ma ora, giunti al terzo disco, guardano oltre, con un album (uscito ieri, 26 marzo) fresco e multilingue - i Selton cantano in portoghese, inglese e italiano - che ammicca alla madre patria fin dall'inequivocabile titolo, "Saudade". "Un sentimento che esiste ovunque, ma che in nessun altro Paese ha a disposizione un termine per esprimerlo", spiega Ramiro (voce, chitarra, synth e ukulele). "Il pezzo che intitola il disco è una cover di un brano anni '50 a firma di Luiz Gonzaga: nessuno come lui è riuscito a spiegare in maniera semplice e geniale cosa sia la saudade. Un concetto che di solito si abbina a sentimenti negativi di nostalgia o di autodistruzione, ma che può anche riguardare ricordi bellissimi che ti porti dietro tutta la vita. Questa ambiguità della parola e la demistificazione che ne ha fatto Gonzaga ci piacevano molto. Avevamo già deciso che quello sarebbe stato il titolo dell'album e quando abbiamo riascoltato quella canzone abbiamo capito di avere trovato il nostro manifesto".

Il brano di Gonzaga, "Que Nem Jiló (Saudade)", vede la partecipazione dell'illustre Arto Lindsay, intellettuale e avanguardista americano innamorato del Brasile. "Lo abbiamo conosciuto appena arrivati in Italia. Lui era in tour con la sua 'Noise Mass', una 'messa di rumori' che portava nelle chiese. Gli servivano quattro voci maschili e qualcuno gli ha parlato di noi: siamo saliti a bordo e così abbiamo conosciuto anche Tommaso Colliva, il fonico del tour. Con Arto siamo rimasti in contatto grazie a Eduardo, il nostro bassista che studia a Brera e che ha continuato a comunicare con lui via Skype mentre preparava la tesi. Gli abbiamo parlato del disco, l'idea gli è piaciuta e ha deciso di prendervi parte".

Colliva, che aveva prodotto già il precedente "Selton" nel 2010 si è risistemato in cabina di regia, e anche Dente è tornato a dare una mano collaborando allo scanzonato e "alcolico" singolo che ha preceduto la pubblicazione del disco, "Piccola sbronza". "E' un grande amico", spiega Ramiro. "L'abbiamo conosciuto a una delle feste che siamo soliti organizzare a casa nostra. Un vero bordello...". Un po' quello che si vede nel videoclip... "Testo e video della canzone sono molto realistici, si basano su una cosa che è successa davvero. E in quella casa ci abbiamo vissuto sul serio: appartiene a Monica Paes, la conduttrice di Radio Popolare, che ci aveva accolti appena arrivati in Italia".





Ragazzi dai gusti eterogenei ("Caetano Veloso resta un punto di riferimento, ma ci piacciono molto Vampire Weekend, Tune-Yards, Dirty Projectors, Devendra Banhart, che come noi canta in diverse lingue") e cosmopoliti, i Selton: "Siamo nati così, un gruppo di ragazzi brasiliani che in Spagna cantavano in inglese...Ci viene naturale mischiare le lingue e questo multilinguismo credo sia un punto di forza del nostro nuovo disco". Assieme alla varietà delle ispirazioni: gli amatissimi Beatles e i Beach Boys ("Ci piace usare le voci in modo creativo"), accanto al funk carioca ('Ghost song') oggi molto in voga, e "una brasilianità che si sente soprattutto nell'uso delle ritmiche e delle percussioni. Per questo il disco viene pubblicato anche in Brasile, dopo due album decisamente più 'italiani'. In patria, per ora, siamo molto meno popolari che qui. Ma oggi, in Brasile, molti giovani gruppi cantano in inglese e c'è maggiore apertura verso l'esterno: questo nuovo atteggiamento, accanto alla nostra storia, sta creando interesse nei nostri confronti. Dovremo lavorarci molto, però, e siamo solo agli inizi. Dall'Italia, in Brasile, al grande pubblico arriva solo la musica più popolare, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti, e non le proposte di qualità: forse è colpa dei media. Jannacci? Ce lo hanno fatto conoscere i tipi della nostra prima etichetta, la Barlumen Records, e ci ha colpito subito per la capacità di essere ironico anche quando parla di cose importanti, un sentimento che ci appartiene. In quel periodo abbiamo cominciato a tradurre i suoi pezzi e così è nato il nostro primo disco".

Il nuovo "Saudade", ha invece preso forma grazie al crowdfunding: "Un'esperienza incredibile che ci ha avvicinato moltissimo al pubblico. E' bellissimo sentire la gente così vicina, vedere i fan fare promozione volontaria. In cambio del loro appoggio facciamo un po' di tutto: copertine fatte a mano, fagiolate cucinate  in casa, concerti acustici, registrazioni e video su richiesta. Un sacco di lavoro". E i concerti veri e propri (debutto il 6 aprile al Magnolia di Segrate, una data anche a Lugano)? "Saranno diversi dai precedenti, molto focalizzati sui pezzi nuovi e su nuove sonorità. Siamo sempre in quattro, ma sul palco ci daremo molto da fare".

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