Contro la pirateria 'impiegatizia', le major USA chiedono aiuto alle aziende

Stop al downloading selvaggio sui luoghi di lavoro. Basta con gli uffici scambiati per centrali di masterizzazione da impiegati con l’hobby della musica. Il problema è molto sentito anche negli Stati Uniti, tanto che le principali categorie del settore musicale – i discografici della RIAA, gli editori della NMPA, gli autori della SGA, Songwriters Guild of America, affiancati dai produttori cinematografici della Motion Picture Association of America – hanno deciso di invadere le caselle postali delle 1000 più importanti società statunitensi per avvertirle di quello che già sanno: e cioè che nelle loro spire si annidano solerti dipendenti inclini ad utilizzare i pc e le connessioni a banda larga che equipaggiano le aziende per scaricare e scambiare in rete enormi quantità di filmati e canzoni sotto forma di file MP3.
Alle corporation simbolo dell’economia nazionale l’industria musicale chiede cooperazione e un ruolo attivo nell’opera di “polizia” destinata a snidare gli aficionados illeciti di network come KaZaA, Grokster, iMesh e Gnutella, tutti citati per nome nelle lettere indirizzate ai presidenti e/o amministratori delegati delle società selezionate in questo primo “screening” dell’illecito “aziendale”: non si sa se l’ SOS di Hilary Rosen e Jack Valenti, capi della RIAA e della MPAA, verrà ascoltato (la materia, per le aziende, rischia di essere vischiosa, perché i programmi di file sharing incriminati possono anche avere usi perfettamente legali). Ma intanto, sottolineano alcuni acuti osservatori degli scenari musicali, segna un punto di svolta ufficiale nella battaglia contro il downloading illegale: che si estende, appunto, dai college agli uffici, dal mondo giovanile a quello degli adulti.
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