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NEWS   |   Italia / 21/03/2013

The Observer 2013: l'intervista ai Sadside Project

The Observer 2013: l'intervista ai Sadside Project

Due settimane fa abbiamo presentato i Sadside Project sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, commentato il loro convincente secondo lavoro in studio intitolato “Winter whales war”. Oggi, invece, abbiamo preso contatto con il duo romano per scambiare due parole e conoscerli più da vicino, chiudendo così lo spazio della nostra rubrica a loro dedicato.

Come sono nati i Sadside Project sono infatti proprio loro a raccontarlo a Rockol: “Il progetto è partito ormai quasi cinque anni fa, in modo abbastanza casuale” ci spiega Gianluca. “Domenico era l'assistente fonico presso uno studio in cui registravo un ep con il mio primo gruppetto del liceo e un giorno ci trovammo a suonare in una pausa tra un take e l'altro insieme, chitarra e batteria... e da quel momento non ne abbiamo più potuto fare a meno”. Primo passo quindi, la fatidica scelta del nome. Un nome particolare, che richiama un immaginario di un certo tipo. E’ ancora Gianluca a fare chiarezza sulla scelta: “In realtà il nostro nome non ha nulla a che fare con le sensazioni che volgiamo esprimere, altrimenti dovremmo fare emo. Abbiamo dei lati sicuramente nostalgici e un po' scuri ma credo che nei nostri dischi ci sia anche un sacco di allegria scanzonata”.
Allegria scanzonata che va a convivere con una serie di influenze molto particolari, vedi Melville, Walt Whitman e i Beach Boys. Il tutto filtrato in salsa garage rock: “Certo il garage rock ci piace molto, e ovviamente siamo anche legati alle radici del blues americano. Anche nel disco precedente (“Fairy tales”) c'era una poesia di Whitman ‘nascosta’ sotto un tappeto di noise; scoprii il poeta nel modo più inflazionato possibile” prosegue Gianluca, “cioè con la visione dell' Attimo Fuggente e quindi del famoso ‘Oh capitano mio Capitano!’. Per quanto riguarda i Beach Boys, beh... penso che ‘Pet sounds’ sia uno dei più bei dischi della storia della musica leggera, ed il fatto che anche loro avessero ripreso il classico folk ‘Sloop John B’ che tratta appunto di un barca non ci ha fatto pensare due volte a farne una cover e metterla nel nostro nuovo disco”.



Disco che viene descritto già nel comunicato come una raccolta di "favole nostalgiche ed ubriache, che odorano di mare sconfinato, pirati, guerre e balene": “Sono sempre stato affascinato del mondo marino/marinaresco; penso che tutte le leggende su pirati, esploratori, baleniere, galeoni siano davvero affascinanti “ prosegue Gianluca. “All'interno di esse c'è sempre la tematica del viaggio ma anche della scoperta, perché il mondo è coperto per la maggior parte dal mare e lì sotto c’è un altro pianeta completamente diverso dal nostro, abitato dalla creatura più piccola alla più enorme di cui noi conosciamo la minima parte e da cui dovremmo imparare un sacco”. E se dal lato prettamente lirico, l’immaginario da cui i Nostri hanno letteralmente pescato è abbastanza chiaro, da quello sonoro è una partita che si gioca, inevitabilmente, a due: da una parte la melodia e le ballate, dall'altra il garage rock. Chi sono davvero i Sadside Project? “Credo che sia proprio questo doppio approccio alla scrittura dei nostri brani che ci contraddistingua. Amiamo molto il pop, tutte le nostre canzoni sono riarrangiabili molto facilmente in versione chitarra acustica e voce, ma allo stesso tempo non ci risparmiamo affatto quando sentiamo il bisogno di saturare il tutto pestando con forza le pelli della batteria e accendendo distorsioni e delay per un po’ di sana e malsana psichedelia”.
Ultimamente stanno venendo fuori un sacco di band a due. Dei Black Keys abbiamo fatto riferimento anche nella recensione, ma loro sono solamente i più celebri di una lista che va costantemente allungandosi, anche nel nostro paese… “Della formazione a due ci ha sempre affascinato l'intesa” ammette Gianluca. “La costruzione del pezzo la si concepisce come la concepisce un qualsiasi gruppo ma quando si suona dal vivo basta uno sguardo o un movimento e tutto viene stravolto. Se c'è intesa fra i due escono cose belle, e chi ascolta o vede il concerto se ne accorge, e la cosa ci è sempre piaciuta”.



Questo però non ha impedito a Sadside Project aprire le porte dello studio e lanciarsi in diverse collaborazioni, tutte presenti nel nuovo disco: da Roberta Sammarelli dei Verdena ad Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion e Alberto Mariotti e Wassilij Kropotkin dei King of the Opera; e ancora: Boxerin Club, Indie Boys Are For Hot Girls ed Ancien Régime… “Tutti nostri cari amici. Ogni volta che registrando ci serviva uno strumento in più avevamo chi chiamare e non ci pensavamo due volte. Speriamo che ascoltando il disco si respiri la stessa aria di festa che si respirava in studio di registrazione”. Winter Whales War è però un disco che probabilmente trova la sua dimensione migliore sul palco. Come sono i Sadside Project dal vivo? “Non indossiamo maschere dal vivo, non c'è finzione, non ne siamo capaci. Ci divertiamo davvero e se il pubblico risponde ci divertiamo ancora di più”. Per chiudere non possiamo non parlare dei progetti futuri… “Per ora vogliamo solo suonare il più possibile ovunque, e direi che vale sia come progetto immediato sia futuro. Poi se Mark Hoppus un giorno volesse aggiungersi ai Sadside al basso e cori potremo anche ritenerci finalmente realizzati...”

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