Gli Africa Unite presentano 'Babilonia e poesia tour 2013': la videointervista

Gli Africa Unite presentano 'Babilonia e poesia tour 2013': la videointervista

"Si parlava da un po' di tempo di riportare dal vivo 'Babilonia e poesia". E' stata una casualità che il tutto sia coinciso col ventennale del disco. Cercavamo un momento in cui gli Africa Unite fossero tranquilli, così come i Bluebeaters, i Subsonica ed i fratelli di Soledad. Era importante che tutti i componenti della formazione del 1993 ci fossero. Abbiamo deciso di partire dal 2 aprile 2013, perché sarebbe stato possibile proprio da quella data dedicarsi completamente a questo progetto. Non si tratta di una reunion, lo voglio sottolineare, perché gli Africa non si sono mai sciolti". Inizia così la nostra intervista agli Africa Unite, che il prossimo 2 aprile riporteranno in tour "Babilonia e poesia", disco del 1993, con la formazione dell'epoca. A parlare è Madaski, membro storico del collettivo reggae, che insieme a Paolo Parpaglione dei Bluebeaters e Sergio Pollone dei Fratelli di Soledad, raccontano di come abbia preso vita il progetto e del tour che li vedrà impegnati sia in Italia che all'estero. "'Babilonia e poesia' per noi è un disco che ha una valenza incredibile, ci ha traghettato in una situazione di notorietà maggiore in Italia rispetto agli anni precedenti, riascoltandolo è un disco molto interessante a tutt'oggi,che ha degli spunti musicali ancora validi", continua Madaski. "E' il primo disco degli Africa ad essere quasi completamente in Italiano, il passaggio dall'inglese all'italiano è stato molto importante nella nostra storia artistica. Inoltre, quel periodo è stato tra i più belli per gli Africa: divertente e soprattutto spensierato", aggiunge Paolo. "E' scaturito da li anche uno dei tour più lunghi per gli Africa: suonavamo ovunque comunque ed in qualsiasi condizione. Era proprio questo il bello: non ci si creava inutili problemi", dice Sergio. "Si è quindi cercato di riproporre quello spirito vent'anni dopo. Appena Madaski ci ha chiamato per proporci la sua idea siamo stati entusiasti ed abbiamo accettato al volo", incalza ancora Paolo.
I tre artisti ci parlano di come sia stato trovarsi di nuovo insieme dopo tanti anni: "Ritrovarsi insieme dopo tanto tempo? Direi che è stato sperimentale.Siccome siamo sempre stati avvezzi alla sperimentazione, è proprio ciò che è successo quando ci siamo rimessi a suonare insieme", sostiene Madaski. "E' stato un po' come quando incontri una tua ex fidanzata dopo vent'anni: magari ogni tanto l'hai vista in giro ma la salutavi da lontano, poi arriva il ritorno di fiamma e ricomincia il feeling che sembra non essersi mai interrotto", dice Paolo. Dal ritorno di fiamma della formazione del 1993 degli Africa sono nati due brani inediti, disponibili in download gratuito: "Shame on Babylon" ed "E' sempre stata qui": "I brani inediti fanno parte del carnet che io e Bunna stiamo mettendo insieme per il nuovo disco degli Africa: ne abbiamo accelerato la produzione chiamando a suonare i vari elementi. Il sound è quello di un tempo, abbiamo cercato di ricreare quelle sonorità che si possono riscontrare in "Babilonia e poesia", così come abbiamo cercato di riportarle alla luce per questo tour. Dal vivo si sentirà a pieno questa nostra intenzione, anche perché suoneremo gli stessi strumenti dell'epoca, riproponendo le stesse tessiture musicali: aperte, fluide e molto easy. Il divertimento rimane uno dei punti cardini di tutto il progetto. Non c'è un perché della scelta di scrivere un brano in italiano e l'altro in inglese. 'Babilonia e poesia' è stato il primo disco in cui abbiamo investito in maniera massiccia sulla lingua italiana. Abbiamo però sempre composto in inglese", racconta Madaski.
I musicisti ci parlano dell'itinerario del "Babilonia e poesia tour 2013": "L'itinerario del tour parte dalla nostra amata città natale: Torino. A Torino ci saranno due date, più una zero. Poi andremo a Milano al Live Club di Trezzo, poi ci spostiamo in Triveneto, che è sempre stato un feudo per gli Africa e la musica reggae, un po' come il Salento. Ci sposteremo successivamente a Roma, e risaliremo a Perugia, Firenze e Bologna. Dopo di che arriva l'appendice estera, di cui siamo molto felici. Con gli Africa da qualche anno a questa parte ci stiamo impegnando a spingerci oltre i confini italiani. Si comincia da Dublino, Cork Londra e Bruxelles. Più che una differenza di pubblico, tra Italia ed estero c'è una differenza rilevante riguardo l'organizzazione dei live. All'estro gli orari sono molto più ragionevoli: si inizia tendenzialmente a suonare alle 21 per finire alle 23. La musica è vista in maniera più professionale e meno ludica rispetto all'Italia. La comunità italiana è molto forte all'estero ma la cosa più bella è confrontarsi con chi non ti conosce. Ma la parte più bella sono i Festival: è bello suonare in Germania e in Inghilterra, c'è molta professionalità sia da parte degli organizzatori che del pubblico. Se la manifestazione inizia alle 13 ci sarà sempre un pubblico abbastanza consistente, mentre da noi ti verrebbero avedere in tre", dicono gli artisti. Parliamo successivamente della scaletta dei concerti: "Stiamo cercando di creare una scaletta più possibile vicina al tour degli anni 93/94. Non ci saranno solamente i brani di "Babilonia e poesia" ma cercheremo di inserire anche i pezzi di "Un sole che brucia" più qualche traccia tratta da "People pie" e " Mjekrari". Il tutto verrà riproposto con lo stile e i suoni di quel periodo", raccontano ancora i tre.

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Madaski ci parla, poi, della scena reggae italiana: "La musica reggae italiana può essere divisa secondo una linea immaginaria: pre Alborosie e post Alborosie. Il pre era molto sano, il post non lo è. Non centra nulla l'artista in quanto tale ma Alborosie ha fornito alla scena un modello unico, non applicabile, diventato icona. Quello che noi abbiamo cercato di fare è togliere al reggae la sua componente jamaicana come il rastafarianesimo e l'omofobia. Il modello Alborosie è il modello che va in Jamaica e vince. In questo caso è un modello positivo però bisogna farlo, non basta scimmiottare questa cosa. Mentre prima c'eravamo noi come Africa e gli stessi Reggae National Tickets che offrivamo una visione italiana del reggae, il post è stato prendere il modello jamaicano e scimmiottarlo. E questo non è positivo. Ci sono un paio di realtà attuali che però fanno ben sperare: i Mellow Mood, che se cantassero in italiano sarebbero i nuovi Africa, ma sono ancora molto legati al modello jamaicano, e Raphael degli Easy Skankers, che ha un grande talento, paragonabile a quello di Alberto, ed è riuscito ad infrangere un po' gli schemi attuali del genere. La scena reggae oggi è interlocutoria", dice Mada.
Congediamo i tre musicisti chiedendogli cosa vedremo sul palco dei loro prossimi live: "Ci saremo noi, con tutta la voglia di suonare insieme. Ovviamente sarà impossibile riproporre ciò che facevamo nel '93. Eravamo quasi punk ed era facile lanciarsi negli stage diving. Forse ora suoneremo un po' meglio, chissà", concludono ridendo Paolo, Sergio e Madaski.

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