Usa, condanna definitiva (222.000 $) per la mamma che usava KaZaA

Usa, condanna definitiva (222.000 $) per la mamma che usava KaZaA

Per Jammie Thomas-Rassett, la trentaseienne del Minnesota (madre di quattro figli) che nel 2006 era diventata il simbolo della guerra senza quartiere scatenata dall'industria discografica americana contro chi scarica abusivamente musica dalla rete, è arrivata la condanna definitiva: rifiutandosi di riesaminare il caso, la Corte Suprema statunitense ha confermato la multa di 222 mila dollari (oltre 171.500 euro) che le era stata comminata a titolo di risarcimento per la condivisione di 24 canzoni - anche se i brani da lei scambiati sarebbero stati circa 1.700 - attraverso la piattaforma di file sharing KaZaA (i cui ideatori, Janus Friis e Niklas Zennström, si sono successivamente convertiti alla legalità lanciando prima il sistema di comunicazione online Skype e poi il servizio di streaming Rdio).

Secondo quanto riportato dall'Huffington Post l'associazione americana dei discografici RIAA aveva chiesto inizialmente un risarcimento di 5 mila dollari, proponendo poi un regolamento extragiudiziale in base al quale l'imputata avrebbe dovuto versare 25 mila dollari a un ente di beneficenza musicale: entrambe le proposte erano state respinte dalla Thomas-Rassett, che in primo grado era stata condannata a pagare 222 mila dollari (e in appello la cifra record di 1,9 milioni di dollari).

"Apprezziamo la decisione della Corte e ci fa piacere che questa vertenza legale sia finalmente terminata. Abbiamo cercato di raggiungere un accordo extragiudiziale dal primo giorno e questa resta la nostra volontà", ha commentato la RIAA per tramite di un portavoce.

In un processo analogo un altro cittadino americano, Joel Tenenbaum (studente dell'università di Boston), è stato condannato a pagare 675 mila dollari (oltre 521 mila euro); in questo caso la vertenza non è ancora giunta a conclusione. Dopo questi casi, e anche a seguito del pessimo ritorno d'immagine provocato da azioni che gran parte dell'opinione pubblica  aveva giudicato  sproporzionate,  la RIAA e le sue affiliate all'estero hanno sostanzialmente cambiato strategia sul fronte della pirateria, cercando di bloccare alla fonte siti pirata, piattaforme di file sharing e cyberlocker.

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