NEWS   |   Italia / 18/03/2013

The Observer 2013: l'intervista a Suz

The Observer 2013: l'intervista a Suz

Due settimane fa abbiamo presentato Suz sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, commentato il suo ottimo, secondo disco, intitolato “One is a crowd”. Oggi, invece, abbiamo preso contatto con l’artista bolognese per scambiare due parole e conoscerla più da vicino, giusto per chiudere come si deve lo spazio a lei dedicato.

Uno spazio che Suz si è guadagnata con un nuovo album arrivato a tre anni di distanza dal suo predecessore: “Nel 2010 è uscito ‘Shape Of Fear and Bravery Remixed’” racconta Susanna a Rockol, “il disco che raccoglie i remix di tutti i brani del primo album, fra cui quelli di Thavius Beck, Katzuma, Tayone, Macro Marco, Gopher D e Little Tony Negri. Dopodiché è arrivata la collaborazione con Massimo Carozzi (El Muniria, Zimmerfrei) e Manuele Giannini (Starfuckers) per il progetto Weight and Treble, poi quella con Black Job, ossia Alessiomanna nella sua nuova veste da solista insieme alla label Original Cultures. Nel 2011 ho partecipato con due brani all’ultimo disco di dj Pandaj ‘Destination unknown’ ed infine l’ultimo anno, collaborazioni giornalistiche a parte, l’ho interamente dedicato a ‘One Is A Crowd’. Era da tempo che volevo fare un secondo disco, solo che io e Ezra non riuscivamo mai a trovare il momento buono per metterci a lavorare insieme a causa dei nostri rispettivi impegni. Alla fine il momento giusto è arrivato a fine gennaio del 2012, quando ho fatto la valigia e sono stata una decina di giorni a Torino, ossia il tempo necessario per impostare il lavoro che poi è stato completato in varie riprese nei ritagli di tempo libero”.



Suz nasce come vocalist negli anni Novanta. Prende parte a tantissimi progetti, eppure prima di esordire come solista passano diversi anni; nel frattempo, la musica cambia, evolve. Susanna rimane però lodevolmente molto legata al trip hop, un genere (e un sound) che oggi più che mai suona molto attuale, e che sembra davvero impossibile far passare di moda: “Nei miei teens ho ascoltato di tutto” ricorda Suz, “dal glam rock al jazz, dal folk al punk, ma anche tantissimo hip hop. A diciannove anni, prima di diventare corista di Papa Ricky facevo parte di una crew chiamata Young NRG e mi dilettavo a scrivere rime in inglese e in italiano su basi di artisti hip hop più o meno noti (7A3 e Gangstarr sono i primi nomi che mi vengono in mente). Come molti poi all’epoca ero rimasta folgorata da Isola Posse All Stars e in seguito dai Sangue Misto, nel frattempo è arrivato il trip hop ed è stato amore al primo ascolto. A partire da ‘Manchild’ brano scritto da 3D per Neneh Cherry che già nel 1989 dava un piccolo assaggio di quel che sarebbe stato un paio d’anni dopo ‘Blue lines’ dei Massive Attack. Poi ci sono stati ‘Maxinquay’ di Tricky, ‘Who Can You Trust’ dei Morcheeba, ‘CRX’ di Casino Royale, ‘New forms’ di Roni Size, ‘Dummy’ dei Portishead, ascolti di Moloko, Zero7, Thievery Corporation come se non ci fosse un domani e decine di altri dischi stranieri o italiani appartenenti a svariati generi musicali. In realtà tuttavia penso che nella musica che facciamo (il plurale è d’obbligo!) confluiscano molteplici influenze, inoltre nessuno di noi è rimasto fermo agli anni ‘90, definiamo il tutto ’trip hop’ per comodità ma forse è un termine un po’ riduttivo o non pienamente esaustivo. Per quanto riguarda le novità (chiamiamole così anche se i più pignoli obbietteranno che non si tratta di vere primizie) sono rimasta piacevolmente colpita da Azaelia Banks, Andreya Triana e Bajka Pluwatsch. In Italia non posso non segnalare Estel Luz dei Dotvibes che duetta con me in ‘Bring Us Down’ e che presto pubblicherà il suo disco di debutto da solista cantato in italiano. Ha una voce pazzesca”.



Per quanto riguarda il suo nuovo album, “One is a crowd”, Suz è stata affiancata da due, per così dire, "angeli custodi", AlessioManna e Ezra (titolare insieme ad Epitome di No.Mad Records). Una collaborazione nata tanto tempo fa… “Io e Alessio ci siamo conosciuti nei primi anni ’90” ricorda Susanna, “ai tempi dell’Isola nel Kantiere. Poi ci siamo persi di vista ma ci si rincontrava ogni tanto in giro per l’Italia nei vari centri sociali, a qualche concerto o a Bologna. Ezra invece l’ho conosciuto nel 1996, in occasione di un concerto di Papa Ricky (con cui cantavo all’epoca) organizzato da Alessio ad Alessandria. Io ed Ezra ci siamo sempre mantenuti in contatto negli anni, avevamo già provato a scrivere diverse cose insieme ma nulla che ci soddisfacesse. Mi mandava continuamente cd, ho la casa piena dei nostri provini e di quelli di ‘Ingrembo’, il suo primo disco. Nel 2006, quando è uscito ‘Reale’ dei Casino Royale ci siamo rincontrati tutti e tre a Milano dove ho abitato per otto anni quando lavoravo nella redazione del mensile musicale ‘Tribe’ e quando qualche mese dopo, in seguito a una lunga pausa, ho riiniziato a cantare insieme al Reverendo M e a Duccio Lombardi, ho pensato di chiedere a Ezra di darci una mano per la produzione di ‘Shape of Fear and Bravery’ e ad Alessio di suonare il basso nel disco. Alla base di tutto ci sono una lunga amicizia, una stima - mi auguro - reciproca e gusti musicali decisamente affini”.

Gusti e influenze che in "One is a crowd" trascendono però i confini musicali: nel disco sono presenti riferimenti a Marc Bolan, Eliot, Sidney Pollack, fino a Shakespeare e una citazione del suo "Giulio Cesare" (in "A thousand deaths"). Una sorta di collegamento, quest’ultimo, al titolo del precedente lavoro in studio di Suz: “La citazione shakespeariana, ormai diventata proverbiale, sta proprio a ribadire il concetto semplice semplice già espresso in “Shape of fear and bravery”: i codardi muoiono mille volte. L’idea che chi per paura della sconfitta non si batte nemmeno abbia già perso in partenza. E’ un mantra che ho dovuto ripetere a me stessa più volte prima di riuscire a incidere quel disco. Questa volta prima di entrare in studio non c’era paura ma piuttosto un grande entusiasmo. Non vedevamo l’ora di metterci al lavoro!”.

La scelta di pescare tutte le illustrazioni del disco dal libro "Kunstformen der natur" di Haeckel ha un significato particolare? “La scelta è caduta su ‘Kunstformen der natur’ (‘Forme d’arte nella natura’)” ci spiega Suz, “dopo che Francesco Eppesteingher, grafico e illustratore che aveva già realizzato la copertina del mio primo disco, mi ha proposto di utilizzare l’incredibile immagine della stella gorgone di Haeckel per l’artwork di ‘Distant skies (Don’t say a word)’. Così ho scoperto dell’esistenza di questo libro meraviglioso che non conoscevo ma del quale mi sono innamorata subito. Zooographia che ha curato la copertina di ‘One is a crowd’ invece lo aveva ben presente. E’ arrivato a casa mia con la sua copia del libro ed insieme abbiamo scelto le immagini che sono poi diventate l’artwork definitivo del disco”.
"Distant Skies (Don’t Say A Word)” è il primo singolo del disco, ed è stato prodotto dal grande KutMasta Kurt… “Sono una grande fan di KutMasta Kurt” ammette Suz, “soprattutto delle sue produzioni per il rapper newyorchese Kool Keith (alias Dr Dooom, Dr Octagon, Black Elvis ecc.), così gli ho inviato un messaggio su Facebook proponendogli una collaborazione e lui mi ha subito risposto. La base che mi ha inviato sembrava perfetta per questa melodia che mi risuonava nella testa da anni e così è nato il brano”.



Melodie che, più in generale, rappresentano il fulcro del disco: “Le melodie mi arrivano in testa e poi mi viene difficile liberarmene, ci posso fare poco” ammette candidamente Susanna a Rockol. “Alla sperimentazione, quella non fine a se stessa, sono sempre aperta. Anche in questo disco, per dire, ci sono brani che escono dal seminato, penso a ‘The enemies within’, ma anche ‘Frailest China’. In realtà voglio molto bene a tutte le canzoni dell’album e sono orgogliosa dei duetti con Angela Baraldi ed Estel Luz e delle collaborazioni con Bruno Briscik, dj Pandaj e Luca Scarrone. Di tutti i pezzi, quello che mi porto dietro da più tempo è ‘Distant Skies (Don’t Say A Word)’. Quella melodia, con un testo completamente differente, me la canticchiavo già nel 2007, quando aveva il titolo provvisorio di ‘Another War’. Un paio d’anni dopo ne abbiamo incisa anche una versione insieme a Weight and Treble (Massimo Carozzi di ZimmerFrei e Manuel Giannini degli Starfuckers) che ora stiamo pensando di far uscire in free download. Vedremo…”

Tanti dunque i progetti e tanti gli impegni in agenda per Suz. In primis, ovviamente, i live: “Be’, che dire, la dimensione del live è entusiasmante, soprattutto quando si ha una risposta calorosa da parte del pubblico, tuttavia, lo confesso, il palco mi spaventa ancora un po’. Il 19 marzo suoneremo al Forte Fanfulla a Roma e il 5 aprile all’Astoria a Torino, ma non finisce qui. Altre date sono in arrivo”.

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