Bill Wyman si confessa in 'Rolling with the Stones'

“La droga ci ha portato un sacco di guai. Non a me personalmente: io ero pulito, ho sempre preferito bere. Agli altri del gruppo invece è andata male. Specie a Brian, che poi ne è morto”. Il Brian in questione è poi Brian Jones, di cui Bill Wyman ci ha parlato a lungo. Svelando curiosità e aneddoti su se stesso e sulla “più grande rock'n'roll band del mondo”, attingendo al suo enorme archivio personale per scrivere la prima biografia degli Stones “dall'interno”. “Rolling with the Stones” (Mondadori) è un libro di 500 pagine, con 3000 tra fotografie e fotocopie a colori di biglietti, vecchie line-up e memorabilia di ogni tipo: Bill Wyman, bassista negli Stones per 31 anni, ha deciso che era venuto il momento di raccontare al mondo “come stavano davvero le cose lì dentro”. Dal suo ricchissimo libro vien fuori il ritratto di una band un po' ribelle ma democratica, dipinta dalla stampa come “maledetta” e “cattiva”, in realtà solo un po' selvaggia. A dieci anni dal suo abbandono Wyman, che ora ne ha 66, traccia un bilancio lucido e (abbastanza) sincero della sua vita da rockstar e dei rapporti con Jagger, Richards & Co. “Che oggi per me sono una famiglia. Al di là dei dissidi e dei contrasti, non potrò mai smettere di amarli”. E anche se ogni tanto guarda al passato con un pizzico di nostalgia, è contento della sua vita nuova, “normale”, di sua moglie Suzanne e delle tre figlie piccole. E' tornato a far musica con una band, i Rhythm Kings: “Con loro ho riscoperto il mio antico amore per il blues, e la felicità che deriva dal far musica per passione e non per soldi. Me n'ero dimenticato. Oggi sono felice: che altro potrei desiderare di più?”. La trascizione completa dell'intervista a Bill Wyman verrà pubblicata da Rockol domani, 23 ottobre.
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