AEG, nulla di fatto: Anschutz non vende più

AEG, nulla di fatto: Anschutz non vende più

Alla fine Philip Anschutz, 73 anni, ci ha ripensato: non avendo trovato nessuno disposto a pagare un prezzo da lui giudicato congruo (intorno agli 8 miliardi di dollari), non venderà il colosso dell'entertainment (e principale rivale di Live Nation) AEG. Al contrario, riprenderà in mano le redini della società dopo l'uscita di scena di Tim Leiweke, che dal 1996 ricopriva il ruolo di presidente e amministratore delegato (quest'ultimo verrà sostituito da Dan Beckerman, già direttore finanziario e operativo del gruppo mentre nell'ambito della riorganizzazione dei vertici aziendali l'attuale numero uno di AEG in Europa, Jay Marciano, si trasferirà da Londra a Los Angeles assumendo l'incarico di chief operating officer).

"Dalle primissime fasi del processo di vendita avevamo chiarito a partner e dipendenti in tutto il mondo che non avremmo venduto la società se non si fosse presentato l'acquirente giusto disposto a concordare una transazione in termini accettabili", ha spiegato Anschutz in un comunicato. "Dalle origini di AEG la mia visione è stata quella di legare lo sviluppo di proprietà immobiliari di altissimo livello, strutturate intorno a impianti dedicati all'entertainment, con eventi sportivi e intrattenimento dal vivo". "Le operazioni societarie", ha aggiunto, "continueranno a essere gestite dall'esperto team di dirigenti molti dei quali sono con AEG da più di un decennio. Continueremo a dettare gli standard in tutti i settori industriali in cui operiamo, portando la nostra visione strategica e il nostro modello di sviluppo nelle location che in tutto il mondo sono destinate all'intrattenimento".

AEG conta attualmente circa 26 mila dipendenti nel mondo ed è proprietaria di oltre 120 impianti tra cui lo Staples Center a Los Angeles, la O2 Arena a Londra,la O2 World a Berlino, la Mercedes-Benz Arena a Shanghai e la Allphones Arena a Sydney.

Proprio alla O2 Arena di Londra AEG avrebbe dovuto organizzare nel 2009 il ritorno sulle scene di Michael Jackson: nelle indagini conseguenti alla morte del cantante la società si trova in una posizione delicata dopo l'emergere di una e-mail che dimostrerebbe le sue pressioni sul medico personale di Jackson, Conrad Murray, per convincere "Jacko" a proseguire le prove in vista dei concerti londinesi a dispetto delle sue precarie condizioni di salute.

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