Austin, SXSW 2013: il discorso d'apertura di Dave Grohl

Austin, SXSW 2013: il discorso d'apertura di Dave Grohl

Il musicista prima di tutto: questo il concetto fondamentale espresso da Dave Grohl durante il suo keynote speech al South by Southwest di Austin, Texas. L'ex batterista dei Nirvana, nel corso del suo intervento (durato circa un'ora) ha ripercorso le fasi iniziali della sua carriera: dal suo primo incontro con le sette note (il riff di “Frankenstein” dell'Edgar Winter Group), alla sua prima chitarra ("Che aveva un suono terribile"), fino ai suoi esperimenti su un multitraccia autarchico (mandando in playback sullo stereo una traccia già registrata, suonandoci sopra e registrando il risultato), fino alla prima svolta nella sua carriera di musicista, avvenuta a tredici anni, quando - visitando dei parenti a Chicago - incontrò suo cugino Tracy, un punk fatto e finito, che lo iniziò al rock portandolo al suo primo concerto dal vivo, al CubbyBear: "A 13 anni realizzai che quello che avevo visto avrei potuto farlo per conto mio, da solo".

Tornato a Washington DC, l'immersione nella scena locale: il 4 luglio 1983 l'illuminazione durante il concerto Rock Against Regan, tumultuosa manifestazione musicale contro l'allora presidente. "Abbandonai la scuola ed entrai in una band", racconta Grohl: "Dormire per terra, sopra e sotto i palchi, e amare ogni minuto passato a farlo: volevo ispirare una rivolta, una rivoluzione, e incitare chiunque a prendere in mano uno strumento".

Poi sentì che i Nirvana stavano cercando un batterista: Dave non ci pensò un attimo, fece i bagagli e si imbarcò sul primo volo per Seattle. Entrato nella band, dopo una gavetta fatta di prove quotidiane, finalmente il contatto con gli A&R. Ad una riunione con un talent scout, Kurt Cobain chiarì i suo obbiettivo: "Voglio che i Nirvana diventino il gruppo più grande del mondo". Una cosa assurda, all'epoca, con la top ten piena di pop plastificato da major. Eppure arrivò il contratto con la Geffen, che li spedì ai Sound City Studios, dove in due settimane fissarono su nastro 13 brani senza nessuna pressione. L'etichetta fu cauta, tirando in prima battuta 3500 copie: "Nevermind" riuscì a venderne 300,000. A settimana.

"Non abbiamo bisogno di Pitchfork che ci dica quando è bella una canzone", ha osservato Grohl, parlando dell'importanza di non farsi influenzare nel trovare una propria strada: "A chi frega un cazzo? Chi può dire che una voce sia bella o meno? The Voice (il talent, ndr)? Ve lo immaginate Bob Dylan che canta 'Blowin in the wind' davanti a Christina Aguilera?".

Dopo "Nevermind" e "In utero", la tragica scomparsa di Cobain: "Quando Kurt morì, mi sentii perso. La musica che amavo mi aveva tradito: non avevo più voce. Spensi la radio e smisi di suonare. Poi mi tornò in mente quel 4 luglio dell''83". Così Dave tornò a darsi da fare nel suo home studio, come quando da bambino si dava da fare nella sua camera, registrando da solo una collezione di canzoni che iniziò a presentare a amici e familiari sotto lo pseudonimo di Foo Fighters. Per lui era più una terapia, ma la gente iniziò a parlarne. Così l'idea: creare la Roswell Records e farle ascoltare a tutti. Dave tornò padrone del proprio destino e della propria carriera.

Le ultime battute del keynote speech sono riservate alle sue figlie di 3 e 6 anni, che hanno recentemente imparato a suonare i dischi in vinile, soprattutto dei Beatles: "Da padre orgoglioso quale sono, spero che presto abbandonino il giradischi e capiscano che prima di tutto viene il musicista".

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