Universal fa il primo passo: più soldi agli artisti sulle vendite in download

Da leader di mercato consapevole del suo ruolo, la Universal di Doug Morris dà il buon esempio: decidendo, prima tra le major, di garantire più denaro agli artisti sui download musicali a pagamento effettuati attraverso Internet.

Da quanto si apprende dalla stampa specializzata americana risulta che la società musicale di casa Vivendi ha deciso di calcolare d'ora in poi le percentuali di royalty normalmente applicate agli album, in luogo di quelle previste per i singoli, su ogni operazione di vendita che avviene in modalità digitale: il che, fatta salva la diversità delle royalty previste da ciascun contratto artistico, dovrebbe assicurare agli interpreti un incremento medio degli introiti di circa il 25 %. Non solo: per la prima volta, dai compensi che questi ultimi percepiscono su ogni "scaricamento" non verranno sottratte le percentuali standard previste per il packaging (25 %), per le offerte omaggio (15 %) e per i new media (20 %); deduzioni che spesso, tenuto conto anche del volume ridotto delle transazioni, rendevano il business del downloading praticamente insignificante per molti cantanti e musicisti, tanto da indurre molti di essi a preferire la strada dell'offerta promozionale gratuita.
Diversi manager di artisti avrebbero già reagito positivamente all'iniziativa della Universal, definendola “un passo significativo nella giusta direzione” (anche in Italia, informano fonti interne all'azienda, la revisione attualmente in corso delle clausole contrattuali va nella direzione di royalty artistiche percentualmente più elevate sulla vendita on-line). Dal canto suo la casa discografica spera di avere una contropartita, coinvolgendo la comunità artistica, finora assai svogliata sul tema, nella lotta alla pirateria digitale e negli sforzi di sviluppare un business legale della musica on-line.
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