Ek (Spotify) al SXSW: 'Non ho paura di Apple e di Google'

Ek (Spotify) al SXSW: 'Non ho paura di Apple e di Google'

Spotify celebra in questi giorni il raggiungimento di un traguardo importante, sei milioni di abbonati paganti nel mondo e 24 milioni di utenti "attivi". Ma già pensa alle prossime sfide, come il cofondatore e amministratore delegato Daniel Ek ha spiegato ieri al SXSW di Austin in un incontro pubblico condotto dal condirettore di Forbes Steven Bertoni. "Se sei un imprenditore attivo oggi sul mercato e sei solo sul pc sei destinato ad avere dei grossi problemi", ha detto Ek specificando che "non mi riferisco solo al 'mobile'. Per come la vediamo noi, si tratta di tutti gli strumenti connettivi. TV, automobili, frigoriferi - ci sono enormi opportunità di nuovi business, ma navigare questa transizione mette anche paura".

Ek non sembra invece troppo preoccupato del sussurrato ingresso dei giganti tecnologici nel mercato dello streaming: "Non sono tra quelli che credono che il mondo sarà dominato da poche imprese come Apple e Google", ha detto a Bertoni. "Se si guarda alla storia, si vede che i servizi e le società che sono sopravvissute e hanno prosperato sono quelle che si sono dedicate a fare molto bene una cosa, si tratti di Netflix per i film o di EA per i giochi". Spotify, ha aggiunto, intende fare altrettanto per la musica, anche grazie a nuove funzioni come "follow" che permette di essere aggiornati in tempo reale sulle attività degli artisti preferiti : "David Guetta ha già 4 milioni di follower su Spotify: il che significa che ogni volta che posta una canzone questa arriva automaticamente a quattro milioni di persone, ognuna delle quali riceve un avviso sul cellulare che permette di ascoltarla immediatamente. Per gli artisti, questa è un'enorme opportunità di marketing".

Durante la sua conversazione a tutto campo, riporta Reggie Ugwu su Billboard.biz, l'imprenditore svedese ha affrontato l'aspetto dei rapporti con le case discografiche ("A me sembra che concedere licenze per ogni singolo territorio non sia affatto il modo in cui le cose dovrebbero funzionare. Se autorizzi l'uso di una canzone, quella licenza dovrebbe essere valida per tutto il mondo") e con gli artisti, rispondendo alle critiche di chi lo accusa di remunerarli troppo poco: "Paghiamo più royalty di YouTube e delle Internet radio. E la domanda che dovrebbero porsi gli artisti non è quanto vengo pagato per stream, ma quante volte la mia canzone potrebbe potenzialmente essere ascoltata. Per un'artista importante come Rihanna che incassa un milione di download per una canzone, questo potrebbe significare fino a un miliardo di visualizzazioni su YouTube. Provate a immaginare se succedesse su un servizio che paga di più come Spotify. Diverrebbe una fonte di introiti significativa, forse anche più di iTunes". Lanciandosi, anche, in previsioni avveniristiche sul futuro del music business: "Guardate Internet, lì si combinano audio, immagini e interattività. Al contrario, oggi la maggior parte dei contenuti sono ancora audiovisivi ma non interattivi: e in futuro credo che gli artisti aggiungeranno una maggiore componente interattiva". Magari, ipotizza, anche 30 versioni differenti di un album o una singola canzone. "E' difficile immaginarlo, lo so, e ora certe cose ci fanno sorridere. Ma è solo questione di tempo. Dieci anni fa nessuno avrebbe pensato di comprare vestiti online".

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