NEWS   |   Industria / 15/10/2002

Vitaminic e la musica on-line: 'Passare dal 'free' al 'fee' si può'

Vitaminic e la musica on-line: 'Passare dal 'free' al 'fee' si può'
C'è un futuro per la musica on-line legale e a pagamento, contro l'alternativa imperante dei sistemi peer-to-peer gratuiti e fuorilegge? Adriano Marconetto, presidente e direttore Industry Relation di Vitaminic, oggi il maggior distributore europeo di musica digitale, è convinto di sì. “Come dicono gli inglesi, la sfida consiste nel passare dal 'free' al 'fee'”, ha sintetizzato il co-fondatore della net company torinese rispondendo alle domande di studenti e giornalisti intervenuti ieri (15 ottobre) all'Università Bocconi di Milano per la presentazione della ricerca “Modelli di consumo della musica digitale in Europa” (vedi rassegna stampa di Rockol). “Solo che la 'fee', la tariffa richiesta – ha aggiunto Marconetto – non deve essere sproporzionata, e non si può pensare di imbrigliare i consumatori con i sistemi di Digital Rights Management che impongono limiti stringenti all'uso della musica scaricata sul pc. Le case discografiche devono capire che è più difficile passare da zero a uno che da uno a infinito. E devono provare ad attrarre gradualmente chi è abituato a non pagare per la musica in rete, fornendo plusvalore e quanto più repertorio possibile, a condizioni accettabili per l'utente: è impressionante il fatto che, ancora oggi, l'80 % della storia della musica registrata non sia praticamente disponibile in rete, neppure su KaZaA”.
L'indagine che Vitaminic ha condotto tra i frequentatori dei suoi siti in Italia, Francia e Gran Bretagna tra il maggio e l'agosto scorsi (471 le risposte volontarie pervenute on-line) porta naturalmente acqua al mulino degli interessi aziendali: ma, al di là dei limiti di rappresentatività del campione sondato, è in sintonia con le conclusioni a cui sono pervenute di recente altre ricerche sul tema: e cioè che i consumatori di musica on-line sono anche forti acquirenti di dischi nei negozi tradizionali (13,5 CD pro capite all'anno, tra i visitatori italiani di Vitaminic), che non hanno modificato sostanzialmente le loro abitudini di acquisto in conseguenza della disponibilità di musica su Internet, e che utilizzano la rete per testare il gradimento di musiche e artisti che non conoscono oltre che per procurarsi a costo zero la musica preferita. “I dati ci dicono che la sovrapposizione tra mercato tradizionale e mercato on-line è, al massimo, del 5-10 %”, sostiene Marconetto: “Un rapporto più che accettabile per un'industria in trasformazione tecnologica, e molto inferiore a quello che si verificò ai tempi tra radio e televisione, o tra cinema e TV. Ma l'industria deve ancora accettare il fatto che sul Web i modelli di business tradizionali non valgono più. E non è neppure detto che il downloading resterà la modalità di consumo prevalente: man mano che gli accessi diventeranno più facili, veloci e meno costosi, potrà prevalere lo streaming, anche attraverso la telefonia UMTS, o un mix diverso tra le due opzioni. L'importante è mettersi in moto”, ha concluso Marconetto. “Le major oggi sono ancora molto lente, ma è confortante il fatto che negli ultimi sei mesi hanno fatto passi più veloci che negli ultimi dieci anni”.