Afterhours in tour: 'E' un momento magico, ce lo godiamo finché dura'

Afterhours in tour: 'E' un momento magico, ce lo godiamo finché dura'

Nel piano ribaltato che è l'industria musicale di questi ultimi anni, gli artisti fanno dischi per poter andare in tour. Gli Afterhours non hanno bisogno neanche di quello, e a quasi un anno dall'uscita del celebrato "Padania" tornano in giro per i club italiani, sedici concerti fino al 30 aprile con la prima data all'Estragon di Bologna già archiviata e il prossimo appuntamento (domani, 9 marzo) in programma a Marghera. Com'è andata la prima? "Molto bene, c'era tanta gente e non era un fatto scontato. A Bologna avevamo chiuso il tour precedente, neanche molto tempo fa, e nel frattempo non è uscito niente di nuovo", riflette il leader storico Manuel Agnelli. "L'Estragon è un po' casa nostra, quando suoniamo lì l'emozione del concerto è sempre alta anche se fisicamente, devo ammetterlo, non eravamo in gran forma. Tutti reduci da polmoniti, bronchiti e malanni vari da vecchietti. Verso la fine del set ne abbiamo risentito un po', io in particolare".

Intanto su "Padania" si sono sedimentate sensazioni e impressioni...."Era un disco che avevamo bisogno di fare, esserci riusciti ci ha fatto sentire bene. E' stato accolto molto positivamente, ma essendo piuttosto ostico un po' di controversia l'ha generata... Il fatto che qualcuno l'abbia giudicato un'opera presuntuosa e velleitaria è stato in qualche modo sconfessato dai tanti riconoscimenti che abbiamo ricevuto: ci hanno fatto molto piacere ma soprattutto hanno legittimato definitivamente il disco e la sua capacità comunicativa. Tutti noi, nel gruppo, ne siamo innamorati".



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Sull'ultimo album, spiega Agnelli, è incentrata anche la scaletta del nuovo tour, "perché abbiamo ancora molta voglia di suonare quei pezzi, e anche dal vivo vogliamo continuare su quella strada. Abbiamo reinserito anche molti 'classici' che non suonavamo da parecchio tempo in concerto, come 'Elymania', 'Punto G', 'Musicista contabile' o 'Rapace'. Alcuni si adattavano bene alle atmosfere di 'Padania' e alla compattezza granitica della setlist, altri verranno utili nella parte più celebrativa del concerto, se verremo richiamati sul palco per i bis. Siamo sempre stati sempre un po' egoisti e intransigenti nella costruzione delle scalette, ma nel finale del concerto non avremo problemi ad accontentare il pubblico". Una coincidenza, che i brani citati da Manuel provengano tutti da quel "Hai paura del buio?" recentemente nominato da un referendum miglior disco indie italiano degli ultimi vent'anni? "Per me non è il nostro disco preferito, lo metterei al terzo posto dopo 'Quello che non c'è' e 'Padania'. Ma sono molto orgoglioso del fatto che abbia resistito nel tempo. Già è difficile far dischi che abbiano un senso nel momento storico in cui li concepisci, che succeda anche a quindici anni di distanza è una bellissima sensazione. Potrebbe essere il pretesto di un concerto celebrativo, perché no? Sicuramente non di un tour, perché la cosa ci verrebbe a noia".

La scelta sul da farsi, ora, spetta solo a loro, che con "Padania" sono diventati pienamente padroni del loro destino. "La situazione di libertà completa che si prova è impareggiabile, non c'è budget o struttura che possa darti altrettanta soddisfazione. Il lavoro è molto faticoso, io sono tornato ad occuparmi di alcune cose in prima persona, gli altri musicisti della band partecipano alla promozione e la squadra che lavora per noi si sta facendo un mazzo incredibile; si porta via tempo e sopratutto energia mentale alla musica e all'attività creativa ma il grande vantaggio è l'enorme elasticità nel decidere cosa fare e cosa no. Per un progetto come il nostro questo è un aspetto vitale. Vogliamo essere noi a decidere senza confrontarci con strutture molto lente e spesso paludose, con metodi di lavoro standard che appiattiscono molto la comunicazione". C'è tempo di pensare a un nuovo disco? "Siamo sempre molto combattuti tra il continuare a suonare e fermarci a scrivere. Dopo l'estate vorremmo prenderci una pausa molto lunga per buttar giù delle idee che abbiamo in testa. Non ha senso per gli Afterhours, dopo tutti questi dischi, uscire a cadenza annuale, ma non vogliamo neanche pubblicare il prossimo album tra quattro anni: c'è, nel gruppo, un'urgenza creativa che da tanto tempo non avevamo. Ci sono idee, spunti, voglia di metterli in pratica e di suonare. E' bene cavalcare la tigre, tornare a comportarci come quando eravamo dei ragazzini: se hai qualcosa in testa, suonala".

Grazie alla collaborazione dell'etichetta fiorentina Black Candy Records, intanto, "Padania" esce con il prestigioso marchio Rough Trade in Europa, in Giappone e in Canada, mentre gli Afterhours in agosto saranno tra i protagonisti del festival ungherese Sziget. L'avventura oltre confine della band si arricchisce di nuovi capitoli.. Più soddisfazioni o delusioni, finora? "Ricordo il primo vero e proprio tour negli Stati Uniti, nel 2006. 34 date in 40 giorni, un'esperienza meravigliosa. Via Internet si era diffusa la notizia che eravamo bravi, che 'spaccavamo', e così i locali si riempivano già alle otto di sera perché la gente voleva venire a vedere anche noi. Cose che succedono in America... All'Irving Plaza di New York, una delle ultime date del tour, aprivamo per i Twilight Singers di Greg Dulli e il parterre era pieno di discografici, giornalisti, addetti ai lavori. Quella sera abbiamo fatto davvero un gran concerto, è stato un po' il culmine di un percorso magari un po' 'provinciale' ma sincero: un gruppo italiano di rock and roll che va a suonare in America e ottiene dei riconoscimenti. E' un po' come se un calciatore thailandese venisse ingaggiato da una squadra italiana. Momenti di scoramento? Riguardano più in generale la vita all'interno della band... Per un periodo abbastanza lungo, tra il 2003 e il 2005, siamo stati un gruppo-azienda, rimanendo insieme perché le cose andavano bene anche se tra noi non c'era più un gran rapporto. Ci sono stati molti momenti in cui ho pensato di smetterla, il pubblico ci esaltava ma la band non esisteva più. Poi sono arrivati Roberto Dell'Era e Rodrigo D'Erasmo, due elementi nuovi di grandissimo valore che hanno riportato la magia nella band. Un gruppo rock di ultraquarantenni, in Italia, è una cosa davvero molto rara. E' una sorpresa e ce la godiamo fin che dura". A cominciare, ovviamente, dal nuovo tour. E se gli Afterhours venissero richiamati al Concerto del Primo Maggio, dopo il pasticciaccio dell'anno scorso? "Se il team organizzativo è lo stesso non ci andiamo. Quel che mi ha fatto infuriare, l'anno scorso, non sono stati tanto i problemi tecnici che vanno tenuti in conto anche se in un evento di quella portata non dovrebbero accadere... Quanto il menefreghismo e il disinteresse di chi gestiva la macchina organizzativa, e le parole pronunciate nei giorni successivi non hanno rimediato alla situazione. Al di là dell'episodio che ha riguardato noi, è ora che i musicisti comincino ad avere il coraggio di prendere posizione anche nei confronti delle grandi manifestazioni, quando si verificano pecche organizzative così grandi. In caso contrario resteremo sempre il Paese del pressapochismo. Nel concerto del Primo Maggio la musica conta sempre meno, rispetto allo spettacolo televisivo. E se le cose rimangono così non ho nessuna voglia di tornarci".

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