Streaming, troppo basse le royalty della 'iRadio' di Apple?

Streaming, troppo basse le royalty della 'iRadio' di Apple?

Oltre a dialogare con Jimmy Iovine in vista di una eventuale collaborazione alla piattaforma di musica digitale Daisy sviluppata da Beats Electronics, Apple continua a progettare un ingresso in prima persona nel campo dello streaming e della Internet radio con un progetto ufficiosamente battezzato iRadio. Secondo Claire Atkinson del New York Post, però, le sue trattative con le case discografiche si sarebbero incagliate per il solito motivo: l'entità delle royalty da corrispondere ai fornitori dei "contenuti". Sembra infatti che la proposta di Cupertino, 6 centesimi di dollari ogni 100 stream, sia giudicata inaccettabile dalle major, preoccupate soprattutto dal fatto che un loro sì presterebbe il fianco alle pretese della Web radio Pandora che, pagando attualmente il doppio (12 centesimi ogni 100 stream), invoca una riduzione delle tariffe anche facendo azione di lobby presso il Campidoglio. Il Royalty Copyright Board statunitense ha fissato d'ufficio un tasso più alto, 21 centesimi circa ogni 100 stream, superato da imprese come iHeartradio (22 centesimi) e da Spotify (che ne verserebbe 35, più di tutti gli altri concorrenti).

E' probabile, a questo punto, che i negoziati proseguano sul filo della diplomazia: se le major non vogliono dare troppa corda alle controparti, d'altra parte si rendono conto che in Cupertino troverebbero un alleato strategico per lo sviluppo dello streaming musicale, in questo momento considerato la frontiera più promettente del mercato discografico. Per Apple "iRadio" rappresenta invece un veicolo importante per un'ulteriore penetrazione del mercato mobile così come per uno sfruttamento migliore della sua piattaforma pubblicitaria iAds. Come ha ricordato Rich Greenfield, media analyst di BTIG, al Post, "la gente trascorre due ore al giorno ad ascoltare la radio. E anche se Pandora non fa veramente soldi, Google, Apple e Amazon sono affascinate dalla possibilità di entrare in modo più massiccio nel settore musicale".

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