Doug Morris (Universal): 'La discografia risorgerà'

Nelle orecchie di molti discografici risuona forse, di questi tempi, quel vecchio ritornello dei REM che diceva “It's the end of the world as we know it” (e molti di loro, probabilmente, non si sentono neanche tanto bene). Ma Doug Morris, numero uno della casa discografica numero uno al mondo (la Universal), la pensa diversamente: il business musicale, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, è qui per restarci.

“I sistemi illegali di distribuzione digitale saranno costretti a chiudere, prima o poi, e a quel punto l'industria discografica conoscerà una nuova esplosione”, ha predetto il quotatissimo executive americano nel corso di un'intervista concessa al sito HITSDailydouble, contravvenendo (almeno pubblicamente) al “mood” sepolcrale prevalente di questi tempi tra tanti suoi colleghi. Morris si dice convinto che retail tradizionale e musica in formato elettronico convivranno pacificamente in futuro (“come il cinema, l'home video e la televisione”) e che quest'ultima “diventerà un'enorme fonte di introiti nell'arco di due o tre anni, quando la musica sarà più facile da scaricare e disponibile on-line in gran quantità”.
Niente campane a morto, dunque, nel futuro della discografia, secondo la tesi di Morris. Almeno per Universal: “Siamo una società stabile, abbiamo serrato le fila e non prevediamo altri licenziamenti”. Se non quello, sempre possibile, dell'intera struttura da parte della capogruppo Vivendi…. “Jean-René Fourtou (il nuovo amministratore delegato della holding francese) ci ha detto chiaramente che apprezza il nostro lavoro. Lui e il suo staff approvano la direzione che abbiamo intrapreso”, replica serafico il capo di Universal Music. Se lo può permettere, tutto sommato, dall'alto di una market share che anche in USA supera il 30 % e con una scaletta di pubblicazioni invernali (U2, Eminem, Bon Jovi, Mariah Carey, Shania Twain) che sembra promettere sfracelli da bei tempi andati.
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