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NEWS   |   Industria / 06/03/2013

'The Voice of Italy': per Massara (Universal) 'troppi artisti snobbano la tv'

'The Voice of Italy': per Massara (Universal) 'troppi artisti snobbano la tv'

Il format musical-televisivo "The Voice", da noi ribattezzato "The Voice of Italy", arriva sui teleschermi nazionali (a partire da domani sera, 7 marzo, su RaiDue) in ritardo rispetto al resto del mondo, e dopo che l'anno scorso la stessa Rai - ai tempi della presidenza di Lorenza Lei - lo aveva cancellato dai palinsesti, pare per problemi di budget. In casa Universal (che detiene i diritti mondiali di esclusiva per quanto riguarda le pubblicazioni discografiche) sarà serpeggiato qualche malumore, ma ora il presidente della filiale italiana Alessandro Massara sa di avere in mano un'arma in più e un serbatoio potenziale da cui pescare per rinnovare il suo parco artisti. "The 'Voice' ", dice, "è un programma molto importante, che immagino richieda risorse economiche non indifferenti sotto il profilo produttivo. In quasi tutti i Paesi in cui è stato proposto è diventato il talent show numero uno nell'ambito dell'offerta televisiva: è giusto crederci, a questo punto, e dati i precedenti i rischi sono ridotti". Aspettative? "Trattandosi di un prodotto nuovo è impossibile fare pronostici. Come casa discografica, ovviamente, non è lo share la nostra prima preoccupazione. Quel che più ci preme è trovare degli interpreti che possano conquistarsi una presenza significativa sul mercato discografico. X Factor, che su Sky ha molto successo ma con uno share molto ridotto rispetto all'audience televisiva globale, dimostra che ciò è possibile anche in assenza di grandissimi ascolti: lo abbiamo verificato anche al Festival di Sanremo, dove a vincere tra i Campioni e i Giovani sono stati ex concorrenti di quel programma. Ancora una volta, in tv, sono stati gli artisti espressi dai talent show a primeggiare".

Il dubbio, semmai, è che le competizioni televisive incentrate sugli interpreti siano troppe. "E' vero, oggi sul mercato gli interpreti abbondano. Tuttavia, da prima casa discografica al mondo, Universal non può comportarsi come una piccola etichetta. Se mi si passa il termine, siamo come un supermercato in cui bisogna poter trovare diversi prodotti di vario genere e qualità: dobbiamo essere presenti nel mondo degli interpreti come in quello dei cantautori, nel rap e nel jazz, nella classica e nel pop".

I termini contrattuali che legano la major al programma sono diversi da quelli concordati tra Sony Music e X Factor, a cominciare dal valore economico del contratto discografico riservato al vincitore: 300 mila euro nel caso del talent show ideato da Simon Cowell, mentre in "The Voice Italy", spiega Massara, "non ci sono vincoli o paletti economici, una scelta a mio modo di vedere più razionale. La nostra esclusiva, comunque, si estende a tutti i cantanti che partecipano al programma: e come si sa non è sempre il vincitore a risultare il più interessante per il mercato". Nessuna voce in capitolo nella composizione del cast e dei coach, invece. "Assolutamente no, anche se ovviamente siamo stati informati tempestivamente delle scelte. I giudici li ha selezionati la produzione televisiva (la Toro Produzioni di Marco Tombolini, licenziatara per l'Italia del format di proprietà di John de Mol) in accordo con la Rai, che sicuramente ha fatto pesare la sua influenza. E devo dire che siamo soddisfatti della scelta, che ci sembra molto equilibrata. Detto questo, so che la produzione aveva contattato moltissimi cantanti e che ancora una volta in molti hanno detto di no, dimostrando di avere un po' di puzza sotto il naso. Un fenomeno tipicamente italiano, mentre all'estero gente come Christina Aguilera, Shakira e Tom Jones non si è fatta pregare per partecipare. Peccato, perché non è il momento di far finta che la televisione non esista, e che non sia un veicolo essenziale per far conoscere la musica".