USA, Webcaster e discografici si accordano: ma i pesci grossi restano fuori

La fitta attività di lobby intrecciata negli ultimi mesi salverà forse il futuro alle radio on-line americane, timorose di finire soffocate sotto il peso delle royalty troppo onerose che i legislatori USA hanno imposto al Webcasting, la trasmissione di musica in rete. Le piccole emittenti del Web che fatturano meno di 1 milione di dollari all'anno sono infatti riuscite a strappare condizioni più favorevoli mettendosi direttamente d'accordo con la loro controparte, i discografici, per mezzo di un accordo quadro siglato domenica scorsa, 6 ottobre.

Firmando il contratto di durata biennale, i produttori fonografici hanno accettato che le royalty pregresse e future a loro dovute per la diffusione di musica incisa sul Web siano calcolate in misura compresa tra l'8 e il 12 % del fatturato di ogni emittente, o tra il 5 e il 7 % dei suoi costi di esercizio, a seconda del criterio più favorevole ai titolari delle registrazioni utilizzate: allentando, in tal modo, la morsa rispetto alle tariffe che il governo USA aveva fissato d'ufficio in mancanza di un accordo tra le parti (vedi news). I Webcaster “indipendenti” potrebbero trarne un vantaggio sostanziale: ma il condizionale è d'obbligo, fanno notare diversi esperti del mercato, perché le royalty triennali retroattive fissate dall'ente incaricato di dirimere la questione, il Bibliotecario del Congresso (0,07 cent per ogni canzone e ascoltatore, o 92 dollari annui per ascoltatore nel caso delle emittenti esclusivamente musicali) rischiano ancora di metterli fuori gioco se il Parlamento non provvederà rapidamente a implementare i termini dell'accordo nella normativa in vigore, e se artisti ed etichette discografiche non si metteranno d'accordo sul come i proventi vadano raccolti e distribuiti tra di loro.
Non solo: la partita più grossa, che coinvolge pesi massimi del Webcasting musicale come Launch (Yahoo!), Clear Channel Communications e America Online, resta tutta da giocare. A loro tocca ancora (per legge) pagare una tariffa per ogni canzone trasmessa, finché con i discografici non si troverà un compromesso ancora più difficile da raggiungere, data l'entità della posta in gioco.
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