Roma, dai discografici un altro SOS al governo italiano

Centoundici milioni di euro all’anno: è questo il giro d’affari stimato di quella società a delinquere virtuale (ma anche molto reale) che l’industria musicale ha battezzato “Pirateria SpA” e che oggi colloca l’Italia al sesto posto tra i maggiori produttori mondiali di CD contraffatti ed illegali. Associazione internazionale e locale dei discografici, IFPI e FIMI, hanno ricordato le dimensioni del fenomeno nel corso di una conferenza stampa congiunta tenuta ieri (8 ottobre) a Roma, in cui hanno denunciato ancora una volta, rivolgendosi alle autori istituzionali, la gravità di una situazione che mette a repentaglio “il futuro dell’industria discografica e degli artisti emergenti italiani”. Ci vogliono norme più efficaci e una applicazione più rigorosa di quelle esistenti, hanno ribadito nell’occasione i vertici delle due organizzazioni di categoria, ricordando che nel Sud d’Italia la pirateria invade oltre il 50 % del mercato musicale, avvalendosi di centrali di masterizzazione dislocate in tutta la regione e spesso gestite da organizzazioni criminali.
“Le attività repressive da parte delle Forze dell’Ordine sono aumentate dall’approvazione della Legge anti-pirateria ma, a livello giudiziario, non c’è ancora una forte consapevolezza dei danni recati dalla pirateria”, ha detto il presidente FIMI Alberto Pojaghi, reiterando le richieste dell’industria: sforzi maggiori da parte del governo nella lotta alla contraffazione e adozione tempestiva della direttiva europea sul copyright per frenare l’aumento del downloading illegale su Internet.
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