‘Convertire la rabbia in musica, l’unico modo di reagire’: parola di Manu Chao

‘Convertire la rabbia in musica, l’unico modo di reagire’: parola di Manu Chao
E’ per lo meno inconsueto che una rockstar di caratura internazionale senta il bisogno di parlare con i giornalisti: eppure Manu Chao, che ha convocato la stampa italiana oggi in una piccola enoteca milanese, di cose da dire ai media ne ha tante, forse troppe. “Da tanto tempo non rilascio interviste”, ammette l’ex Mano Negra, “Ma penso che la situazione mondiale, oggi, sia diventata così drammatica da rendere impossibile il silenzio: sono disgustato, nauseato da ciò che succede nel mondo”. A chi gli domanda di essere più preciso, Manu risponde con sicurezza: “Mi fa rabbrividire che la stampa italiana, riguardo alla morte di Carlo Giuliani, non parli più di omicidio, così come trovo inconcepibile che sul banco dell’Aia, per crimini di guerra, sieda solo Milosevic, mentre Bush, che ha fatto morire soffocati in dei container molti prigionieri talebani in Afganistan, si possa permettere di organizzare una guerra assurda in nome di una democrazia inesistente, che dovrebbe chiamarsi ‘dittatura del denaro’. E mi fa impressione che, in Europa, un personaggio come Berlusconi non venga emarginato dagli altri capi di stato: se il suo modello politico fosse destinato a durare, altri paesi del vecchio continente rischierebbero di seguire il suo esempio”. Ma, in un quadro così desolante, c’è una soluzione: “Sono un musicista”, ammette Chao, “La mia filosofia è quella di trasformare la rabbia per tutte queste cose in energia positiva da incanalare nella mia musica: anche perché la violenza non è mai una soluzione…”. E proprio parlando di musica Manu tira le somme del tempo trascorso in tournée con i Radio Bemba Sound System: “Presto realizzerò un DVD su questa bellissima esperienza, che sarà essenzialmente composto da 5 film: uno sarà la registrazione di un concerto, un altro una sorta di ‘dietro le quinte’, poi ci sarà un mio ‘corto’ – molto onirico e personale – girato con una camera a mano, e poi ci sarà un filmato della mia visita a Genova, durante il G8, in occasione della manifestazione dei migranti”. Ma, in futuro, da Chao bisognerà aspettarsi di tutto: “Non ho più vent’anni, ho bisogno di riposare un po’ e pensare a come gestire, in futuro, la mia musica”. In rotta con le case discografiche, o sull’orlo di una crisi creativa? Niente di tutto questo: “Sto scrivendo e registrando molte canzoni, in questo periodo, e poi, devo ammetterlo, ‘ho il frigo pieno’. Non ho bisogno, almeno a breve termine, di commercializzare la mia musica: sto pensando piuttosto a come distribuirla, a come permettergli di raggiungere il maggior numero di persone. Se fossi un fenomeno locale non mi porrei questo problema, ma visto che le mie canzoni vengono ascoltate in tutto il mondo, ho bisogno di trovare una distribuzione più capillare. Internet? E’ una buona idea, ma trovo il virtuale frustrante: sempre meglio avere in mano il buon vecchio disco”. A proposito di virtuale, pare sia solo una voce la presunta collaborazione tra l’ex Mano Negra ed il “nostro” Molleggiato: “Io avrei scritto una canzone per Celentano? Niente di più falso: sono stato a casa sua, una volta, a chiacchierare e a bere vino, ma di ufficiale non c’è niente…”.
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