The Observer 2013: l'intervista agli Abulico

The Observer 2013: l'intervista agli Abulico

Dopo aver presentato gli Abulico sulle pagine di The Observer, e commentato il loro ultimo lavoro, “Il colore dei pensieri” , abbiamo preso contatto con la band partenopea per fare quattro chiacchiere e conoscerli così un po’ più da vicino. “Il colore dei pensieri" è, per così dire, l'espressione più recente degli Abulico. Una band che però è partita da lontano, da un altro disco, da un'altra lingua e con una diversa lineup: “Oltre ad essere l’espressione più recente” racconta Alessandro, “‘Il colore dei pensieri’ è anche il risultato di un percorso evolutivo che inevitabilmente tiene conto delle esperienze passate e delle tracce che le persone che erano con noi in ‘Behind' e che per motivazioni varie non si trovano oggi a percorrere la nostra stessa strada, ci han lasciato. A volte si prendono determinate direzioni senza che ci sia un obiettivo, uno scopo ben preciso. Noi non abbiamo fatto altro che lasciarci trasportare dalle nostre sensazioni in sala prove e poi in studio. Anche la scelta della lingua italiana, sebbene si tratti di una decisione radicale, in realtà è avvenuta in maniera non traumatica e graduale. Semplicemente con il tempo abbiamo iniziato a sentirci più soddisfatti ed a nostro agio quando ci trovavamo di fronte un pubblico che potevamo guardare dritto negli occhi, sicuro che stava capendo ogni parola di ciò che dicevamo”.
Un pubblico che si è abituato sempre di più a riconoscere la band e chiamarla per nome: “Il nostro nome nasce quasi per scherzo” ammette ancora Alessandro, “da una chiacchierata tra me e Baba sul mio modo di giocare a calcio. Quasi automaticamente abbiamo iniziato a racchiudere tutte le nostre produzioni dietro quel nome fino a ritrovarlo sulla copertina del disco. Oggi il nostro suono e il nostro approccio alla musica, come detto anche prima, è sicuramente cambiato e a dir il vero ha poco di abulico in quanto aggettivo”.



Su Rockol abbiamo definito "Il colore dei pensieri" come "Un disco che si pone come spartiacque tra il prima e il dopo, ma non tra il vecchio e il nuovo". Un’opera che ha si fonda quindi sul cambiamento. Questa volta è Baba a prendere la parola: “Il cambiamento presuppone sempre che qualcosa che c’era prima adesso non ci sia più. Questo però non vuol dire che tutto debba per forza cambiare od evolversi. E’ nella natura umana cercare di migliorare nelle cose in cui siamo carenti – e parlo della storia dell’umanità, perché se non ci fosse stata l’esigenza di cambiamento oggi non avremmo Internet, né la musica moderna e via dicendo. Sfido però chiunque a voler cambiare qualcosa in cui è bravo, competente o in cui riesce bene. Il discorso è lo stesso per la nostra musica: abbiamo eliminato, limato, fatto evolvere alcuni concetti, ma quelli che trovavamo giusti li abbiamo lasciati al loro posto. C’è sempre stato un po’ del pop de ‘Il colore dei pensieri’ in ‘Behind’, ed in noi”.

I nove pezzi del disco sono uniti tutti da una sorta di filo conduttore. Un concept fondato sull’idea di abbinare ad ogni traccia un pensiero. E’ di nuovo Alessandro a spiegare questa scelta a Rockol: “L’ambizione era provare a raccontare storie ed esporre riflessioni legate alla vita di tutti i giorni, che non avessero un contenuto necessariamente ‘importante’, ma che potessero essere delle riflessioni nelle quali ognuno di noi, soggettivamente o meno, può rispecchiarsi o considerare, provando ad utilizzare un linguaggio diretto e al contempo riflessivo, mai scontato. L’idea era pesare le parole, senza però volerle necessariamente inquadrare in un contesto filosofico o politico/sociale. In questo disco si parla di Amore, perché no, ma anche e soprattutto di rivalsa, di riscatto, di rivoluzione interiore, di amicizia e di confronto con gli altri e con se stessi”.
Sul disco poi sono presenti alcuni ospiti, vedi Fabio Renzullo, Eleonora Amato e l'orchestra Pegaonda: “Fortunatamente sono tutte collaborazioni nate sulla base di una sana e rispettosa amicizia” ci spiega Baba. “Poi, in fase di arrangiamento, abbiamo sentito l’esigenza strutturale di alcuni inserti melodici e ritmici per donare al nostro disco quelle sfumature cromatiche che riescono ad irretire lo sguardo ed a innamorare. Fabio Renzullo, tra l’altro, ha suonato la tromba con noi anche per la presentazione dell’album, in una serata meravigliosa di cui si possono vedere piccoli estratti sulla nostra pagina Facebook”.



Restando in tema live, si dice che il palco sia la prova del nove per i dischi; cambiano, crescono, perdono delle cose e ne guadagnano altre. Un discorso che interessante se abbinato ad un disco così intimo e personale come quello degli Abulico: “Penso che più di guadagno o perdita si debba parlare di trasformazione” prosegue ancora Baba. “C’è qualcosa che si trasforma, e proprio per questo il live ci diverte estremamente. Nel disco si possono apprezzare atmosfere e suoni molto più delicati di quelli che, poi, sono i suoni reali del live. Diciamo che durante i concerti esce fuori la nostra vena più Indie, le nostre chitarrone, la cassa in quattro ed il muro di suono. Alcune cose che in studio abbiamo arrangiato con violini e trombe, spessissimo dal vivo si trasformano in chitarre o in synth”.

Come invece si trasformeranno gli Abulico nel futuro prossimo è Alessandro ad anticiparlo a noi di Rockol: “Prima di pensare al futuro proviamo a goderci e massimizzare gli sforzi sul presente. Dopo una prima parte di tour in cui abbiamo girato in alcune zone del Sud Italia e nella nostra Campania, adesso ci aspettano un po’ di concerti al Nord e siamo molto eccitati dall’idea. Per adesso il progetto è suonare, tanto e al meglio che si può; incontrare facce amiche con cui parlare di musica. Poi al futuro ci penseremo più in là. Per ora abbiamo ancora tanta voglia di live: il 2013 è ancora lungo…”.

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