Stati Uniti, gli utenti del file sharing calano del 17 per cento

Il file sharing illegale risulta essere in calo negli Stati Uniti: in base ai dati racccolti dall'ente di ricerche NPD Group per il suo Annual Music Study, il numero dei consumatori americani che ricorre alle piattaforme peer-to-peer per scambiarsi e condividere musica senza autorizzazione è calato nel 2012 del 17 per cento a 21 milioni di persone; il massimo storico resta quello registrato nel 2005, quando i file sharer statunitensi erano stimati in 33 milioni.

Tra i fattori che hanno determinato una riduzione nell'impiego dei servizi p2p, secondo il sondaggio effettuato da NPD, figura al primo posto la disponibilità sul mercato di servizi di streaming legali e gratuiti (citata da quasi metà del campione), seguita dalla chiusura di alcune delle piattaforme preferite dagli utenti (citata dal 20 per cento degli intervistati).

Quasi nelle stesse ore, l'Alta Corte di Giustizia del Regno Unito ha ordinato ai sei maggiori internet service provider del Paese (Sky, BT, Everything Everywhere, TalkTalk, O2 e Virgin Media) di bloccare l'accesso ai siti BitTorrent Kickass Torrents, H33T e Fenopy, e la notizia è stata ovviamente accolta con soddisfazione dalla discografia: "Le etichette britanniche hanno innovato sviluppando uno dei settori di musica digitale più vivaci del mondo", ha commentato l'amministratore delegato della British Phonographic Industry (BPI) Geoff Taylor. "D'altra parte, la crescita della musica digitale nel Paese è frenata da una serie di imprese illegali che sfruttano commercialmente la musica online senza permesso. Bloccare quei siti illegali garantisce la crescita del mercato digitale e assicura che le etichette continuino a scritturare e sviluppare nuovi talenti".

Intanto, in Francia, l'autorità amministrativa di controllo Hadopi ha evidenziato la necessità di cambiare strategia di fronte alla pirateria distogliendo in parte l'attenzione dal peer-to-peer per concentrarsi sui siti illegali di streaming e di download diretto che proliferano in rete specializzandosi "in uno sfruttamento massiccio di contenuti illegali da cui traggono profitto a proprio vantaggio".

Music Biz Cafe, parla Francesca Trainini (PMI, Impala)
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