Italia, l'abitudine al contante soffoca la crescita dell'industria musicale

Italia, l'abitudine al contante soffoca la crescita dell'industria musicale

La scarsa penetrazione sul mercato italiano dei servizi che sfruttino come modalità di pagamento la carta di credito sarebbe la causa principale che ha impedito alla Penisola di diventare uno dei musicbiz più vitali a livello mondiale: ne è convinto - anche alla luce del recente rapporto diramato dalla IFPI, che ha individuato nell'online retail la locomotiva della crescita del comparto nel 2012 - Francis Keeling, direttore del settore marketing digitale della Universal Music.

Nonostante il nostro Paese sia - insieme a Spagna e Svezia - una delle nazioni dove il repertorio locale occupa la quota di mercato più ampia (circa l'80% del totale), l'Italia non è stata inserita nel novero degli scenari in crescita insieme a Australia, Brasile, Giappone, Messico e Scandinavia.

Oltre alle politiche di rigore che hanno indebolito il potere d'acquisto e il tasso di pirateria alto, la cultura del contante - o meglio, la diffidenza nei confronti della moneta elettronica - sarebbe la ragione principale della mancata crescita: "La congiuntura finanziaria di certo non aiuta nell'utilizzo della carta di credito", ha osservato Keeling, che ha ricordato poi come in Italia l'utilizzo di forme di pagamento telematiche siano del 50% inferiori rispetto alla media europea, "Occorre considerare l'eventualità di forme di pagamento alternative, come le carte regalo o gli addebiti sull'abbonamento telefonico. In troppi credono che se un servizio funziona in Spagna automaticamente funzionerà in Italia, o viceversa, ma occorre una profonda conoscenza della realtà locale per capire cosa davvero vogliano i fan".

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