NEWS   |   Pop/Rock / 30/09/2002

Pearl Jam,
Fuckin' (in) the Bushes...

Pearl Jam, Fuckin' (in) the Bushes...
I Pearl Jam si preannunciano più arrabbiati che mai: nel nuovo disco “Riot act” (in uscita a metà novembre, vedi news) attaccano la presidenza degli Stati Uniti. Già il titolo (letteralmente “atto di ribellione”) sembra dirla lunga. In una recente intervista all'emittente radiofonica “K Rock” Eddie Vedder si è rifiutato di spiegare questa espressione, ma poi ha commentato:"Speriamo che alcuni testi, e che anche i ritmi e le melodie richiamino un dibattito onesto ed aperto su certi temi, i temi globali di questo periodo. Penso che sia abbastanza curioso per tutti svegliarsi e leggere il giornale o guardare il telegiornale la sera e vedere come il nostro attuale governo ei poteri ci rappresentino nel mondo. E' arrivata l'ora di dire qualcosa. Ed è anche l'ora di attivarsi e di informarsi su questi argomenti. Bisogna chiedere a tutti di informarsi al di là di quello che ci raccontano i media". Nel disco, a confermare questo discorso, è presente una canzone dal titolo più apertamente politico di altre: “Bushleaguer”, che può essere tradotto più o meno come “seguace di Bush”. Un riferimento – ovviamente negativo – al Presidente degli Stati Uniti ed alla sua “cricca”. I PJ, va detto, non hanno mai nascosto la loro posizione politica: alle elezioni del 2000 Eddie Vedder aveva apertamente spalleggiato il candidato indipendente Ralph Nader. Ma mai in una loro canzone avevano preso una posizione di questo genere.
“Come fanno? Come fanno? Spietati e sempre uguali”, afferma il testo della canzone, che poi prosegue: “Un uomo di fiducia, ma perché così schierato? Non è un leader, fa parte della Lega del Texas, cambia idea per comodità, ha avuto un colpo di fortuna, istruisce alla paura, fa tutto semplice”.
Un'altra frase, ripetuta più volte, dice: “Mi ricordo quando cantavi quella canzone che parlava di oggi. Adesso è già domani e non è cambiato nulla”. Parole dure, quelle della canzone, che contengono una serie di allusioni più o meno dirette (il nome del presidente, per esempio, non viene citato nel testo, ma solo nel titolo). Per la cronaca, non è la prima volta che un gruppo rock critica un Bush. Nel 1992 i R.E.M. in “Drive” (singolo apripista per il capolavoro “Automatic for the people”) cantavano “don't get bushwacked”: un gioco di parole tra il “darsi alla macchia” e “farsi intrappolare da Bush”, che allora era George, padre dell'attuale George W.
Comunque, la vena arrabbiata del disco sembra confermata da altri particolari. Uno per tutti: “Fottetemi se dico qualcosa che non volete sentire, fottetemi se sentite soltanto quello che volete sentire, fottetemi se mi importa”, recita il testo di “Save you”.
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