Oscar: chi è Rodriguez, protagonista del docu-film 'Searching for Sugar Man'

Oscar: chi è Rodriguez, protagonista del docu-film 'Searching for Sugar Man'

Per decenni oggetto misterioso e trascurato del cantautorato folk-soul statunitense, Sixto Rodriguez - in arte solo Rodriguez - è diventato un uomo da Oscar: il film "Searching for Sugar Man", diretto dallo svedese Malik Bendjelloul e incentrato sulla curiosa e affascinante storia della sua riscoperta, era già stato acclamato al Sundance Film Festival e in altre rassegne internazionali ma dopo essersi aggiudicato stanotte la statuetta come miglior documentario accenderà auspicabilmente i riflettori su un personaggio talentuoso quanto elusivo.

La sua è una sofferta, complicata e sorprendente storia di alti e bassi, di oblio e riscatto: nato a Detroit il 10 luglio del 1942 da genitori messicani da poco emigrati negli Stati Uniti, Rodriguez cresce in fretta nella dura realtà urbana della città dell'automobile e della Motown segnalandosi presto come musicista originale ma poco propenso al compromesso (in studio di registrazione non gradisce essere circondato da altri musicisti, in concerto si esibisce dando le spalle al pubblico). Un primo 45 giri per la locale Impact Records, "I'll slip away"/"You'd like to admit it", passa inosservato anche per l'estrema riluttanza del giovane artista ad assumersi impegni promozionali, ma poco dopo il suo talento fiorisce: formatosi sui classici del blues, ma anche sui dischi di Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan e Leonard Cohen, il giovane cantautore sviluppa uno stile compositivo e chitarristico originale che rivela assonanze con i grandi singer-songwriter del Greenwich Village, con i soulmen della Motown, con Arthur Lee dei Love e con José Feliciano (cui lo avvicina anche il timbro vocale), mostrandosi però diverso da chiunque altro nel suo caldo e vibrante mix di folk, soul, funk e musica d'autore ispirata dal turbolento clima sociopolitico dei tardi anni Sessanta e dall'osservazione della realtà circostante. "Parlava delle strade in cui viveva, di spacciatori e di puttane. Prima del rap e dell'hip hop c'era Rodriguez", ricorderà il chitarrista e session man della Motown Dennis Coffey, suo mentore e assistente in studio accanto al produttore e arrangiatore Mike Theodore, che a proposito di canzoni come "Crucify your mind" e "Sugar man" osserverà che "le sue melodie sono semplici, ma i suoi testi sono esplosivi".



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E' quella incendiaria combinazione a dare sostanza al primo album "Cold fact" registrato nell'autunno del 1969 per la indie Sussex Records, che tuttavia - come il successivo "Coming from reality" - negli Stati Uniti non attira l'attenzione di un pubblico forse poco preparato alla crudezza delle sue storie. Altrove, però, il disco diventa un oggetto di culto, la cui fama cresce lenta ma inesorabile: così in Australia e Nuova Zelanda, dove Rodriguez verrà invitato nel 1979 a tenere una serie di concerti, ma soprattutto in Sud Africa, dove a ventotto anni dalla pubblicazione "Cold fact" diventa inaspettatamente un hit, "I wonder" (uno dei brani inclusi nel disco) una sorta di sotterraneo inno anti-apartheid e Rodriguez una star capace di riempire gli stadi grazie al passaparola e al lavoro di proselitismo di alcuni appassionati e in particolare di Stephen "Sugar" Segerman e Craig Bartholomew Strydom, due fan di Città del Capo che si mettono alla caccia del musicista per capire se sia ancora vivo e che fine abbia fatto. Il film di Benjelloul è anche la loro storia, e dopo averlo visto o averne letto il pubblico più "cool" e attento non si fa scappare l'occasione di riscoprire il personaggio: in soccorso viene l'attenta Light In The Attic, che oltre a pubblicare la colonna sonora di "Searching for Sugar Man" ristampa e rimette in circolazione i due album d'epoca.

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