Vivendi vuole tenersi la Universal

Siano state o no le carte in mano a Barry Diller (vedi news) a fargli cambiare idea, il nuovo boss di Vivendi Jean-Renè Fourtou sembra intenzionato a tenersi la Universal (musica e cinema) e a tagliare i ponti, invece, con l'editoria, qualche ramo improduttivo nel settore televisivo (Telepiù, destinata da tempo a Rupert Murdoch) e forse persino con Vivendi Environnment, l'azienda che da 150 anni si occupa in Francia di attività di pubblico servizio come il trattamento delle acque e lo smaltimento dei rifiuti.
Il piano strategico di massima di Fourtou è stato reso noto stasera (25 settembre) nel corso di un drammatico consiglio di amministrazione che ha visto ben sei membri rassegnare le dimissioni: tra questi il presidente dell'azienda elettrica Alcatel Serge Tchuruk ed Eric Licoys, ex braccio destro del defenestrato Jean-Marie Messier.
Oberata da un debito enorme che ammonta a quasi 20 miliardi di euro (vedi news), la multinazionale francese è costretta a vendere buona parte del suo patrimonio. Fourtou è convinto di poter rastrellare 12 miliardi di euro nell'arco di un anno, cominciando dalla liquidazione in toto delle sue proprietà in campo editoriale: per tutta risposta, all'uscita dalla riunione del consiglio, lui e gli altri membri del board si sono trovati di fronte ad un corteo di protesta allestito a tempo record dai dipendenti della divisione destinata ad essere ceduta al miglior offerente. Sui destini di Universal Music, stando ai primi resoconti che arrivano da Parigi, Fourtou non si è dilungato: e questo dovrebbe significare che, almeno per ora, la casa discografica resterà in mani francesi.
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