NEWS   |   Pop/Rock / 22/02/2013

Hal Willner, pirati e canzoni di mare:'Ogni disco, per me, è un concept'

Hal Willner, pirati e canzoni di mare:'Ogni disco, per me, è un concept'

Le canzoni marinare e piratesche, nostalgiche e ribalde di "Rogue's gallery" (sottotitolo "pirate ballads, sea songs, and chanteys"), pubblicate nel 2006 in una intrigante antologia a tema voluta da Johnny Depp e dal regista Gore Verbinski come spin off di uno degli episodi della serie cinematografica "Pirati dei Caraibi", hanno partorito un "figlio". "Son of rogue's gallery" si chiama, appunto, il secondo capitolo musicale della saga con un cast ancora più impressionante del primo volume e tre padri putativi d'eccellenza: tre corsari doc della scena musicale contemporanea, Keith Richards (pirata anche sul grande schermo), Tom Waits e Shane MacGowan, che non erano riusciti a lasciare la loro impronta sul primo album ma che stavolta non potevano proprio mancare.

Si assomigliano, "padre" e "figlio", ma solo fino a un certo punto. Come spiega il produttore e grande orchestratore del progetto, l'impareggiabile Hal Willner che dei dischi tributo e a tema è il riconosciuto maestro da oltre trent'anni: "Sono altrettanto dark, ma questo 'Son of rogue's gallery' è anche un po' più allegro e spensierato del genitore. Sono due dischi dalle vite molto differenti, questo è certo, anche se entrambi sono partiti da una ricerca e da un'esplorazione di quel tesoro nascosto che è lo sterminato patrimonio della nostra musica folk. Si sceglie il materiale, dopo di che il progetto prende una direzione in base al casting. Questo secondo volume ha richiesto molto più tempo del primo, principalmente a causa degli impegni degli artisti che non erano tutti disponibili nello stesso momento. Ma credo che abbiamo agito nel modo migliore, e quel che abbiamo realizzato non è semplicemente un sequel composto da outtakes del primo volume. E' una cosa completamente diversa".

Anche se alcune incisioni risalgono alle session di allora: "Circa un quarto", spiega Willner. "Avevamo alcune tracce base registrate dalla nostra house band, gli Jack Shit composti dalla sezione ritmica degli Imposters di Elvis Costello e dal chitarrista di Jackson Browne, che all'epoca non avevamo completato ed erano ancora in cerca di un cantante. Due o tre di quei pezzi non avevano trovato posto sul primo capitolo, ma abbiamo sempre avuto in mente di realizzare un volume due perché Tom, Keith e Shane, che avrebbero voluto essere con noi già allora, non ce l'avevano fatta ad arrivare in tempo e volevano comunque partecipare. Solo se il primo disco fosse stato un fiasco totale, cosa che per fortuna non è avvenuta, non avremmo ripreso in mano il progetto".

Altri titoli sono ancora più datati e non sono stati realizzati specificamente per questo disco: tra questi le incisioni che vedono protagonisti i compianti Frank Zappa e Kate McGarrigle. "Kate, purtroppo, è mancata proprio durante la preparazione di questo album. Con Marianne Faithfull ci siamo ricordati di "'Flandyke shore', una canzone marinara che avevamo incluso nel suo disco 'Easy come, easy go' e sui avevano cantato le sorelle McGarrigle. Abbiamo pensato che fosse adatta al progetto e che sarebbe stato bello fare un omaggio a Kate. Il pezzo di Frank Zappa, invece, nasce dalla mia collaborazione con Macy Gray. Siamo andati a registrare nel mitico home studio che Frank aveva allestito nello scantinato di casa sua e conversando con sua moglie Gail sono venuto a sapere del suo amore per le canzoni marinare e i sea shanties , di come gli piacesse suonare 'Handsome cabin boy' spesso insieme a Captain Beefheart. Non siamo riusciti a trovare registrazioni di loro in coppia, ma Gail ce ne ha donata una risalente ai primi tempi delle Mothers Of Invention. Non potevo certo dire di no, e dal momento che ho lavorato a questo disco come si trattasse di un film ho pensato che sarebbe stato un inizio perfetto per l'inizio del secondo tempo".

Ogni canzone di "Son of rogue's gallery", si sarà capito, ha la sua storia da raccontare. "La maggior parte delle volte", ricorda Willner, "ho dato agli artisti quattro o cinque canzoni tra cui scegliere, altre volte avevo idee precise su chi e cosa volessi: Keith e Tom per 'Shenandoah', Beth Orton per 'Bamboo (River come down)'...Altre ancora erano gli artisti stessi ad avere l'idea, a voler incidere un pezzo in particolare. Abbiamo lavorato all'impronta, le cose potevano cambiare da un momento all'altro: è stato un metodo di lavoro molto aperto". Che ha coinvolto Patti Smith e lo stesso Depp, Iggy Pop e Sean Lennon, Dr. John e tantissimi altri. Spesso in combinazioni inedite, suggestive e particolari, perché il grande talento intuitivo di Willner è sempre stato quello di accoppiare e far collidere personalità artistiche e stili contigui o differenti. Come, in questo caso, Waits e Richards. O Michael Stipe e Courtney Love. "Tom e Keith hanno lavorato spesso insieme, e ci tenevamo che lo rifacessero per noi. Abbiamo fatto qualche tentativo di averli insieme in studio ma non è stato possibile. Tom voleva ricreare la struttura a chiamata e risposta di 'Shenandoah' con un'orchestra e ha registrato nel suo home studio. Abbiamo ricevuto il suo contributo mentre eravamo in studio con Keith: lui ci ha aggiunto la sua parte vocale e un po' di violino e il pezzo è venuto davvero bene.





"Il brano inciso da Michael e Courtney, 'Away Rio', era stato registrato dai Jack Shit per il primo volume ma senza parte cantata. Era una canzone che volevo recuperare, e ho chiesto a Stipe di cantarla. Lui e Courtney sono amici da tanti anni, erano in sintonia con il tema piratesco del disco ma non avevano mai cantato insieme: la combinazione delle loro voci è risultata straordinaria. Grazie alla tecnologia, che oggi consente di fare le cose molto più rapidamente senza spedire i nastri avanti e indietro da un capo del mondo all'altro, siamo riusciti a realizzare alcune collaborazioni che non esito a definire storiche. Il bello di album come questo è che gli artisti capiscono che non si tratta del lor disco: sanno che i protagonisti non sono loro ma le canzoni, e che se hanno voglia di cavalcare l'onda e di prendersi il rischio c'è occasione di divertirsi".

E', in fin dei conti, un modo diverso di concepire la registrazione discografica. "Ho iniziato lavorando per qualche anno come assistente di Joel Dorn", ricorda Willner. "E sono cresciuto andando a vedere i Led Zeppelin e la Bonzo Dog Band suonare per Bill Graham con Roland Kirk... ..Arrivo da una tradizione che oggi è praticamente scomparsa, quella delle persone che interpretano il disco come un concept, un progetto e una visione da realizzare. E' quel che ho iniziato a fare con il tributo a Nino Rota, tanti anni fa, e continuerò su quella strada finché me lo permetteranno perché ci sono ancora tante cose meravigliose da fare. Mi rendo conto che negli ultimi venti anni c'è stato un diluvio di dischi tributo, ma io non interpreto così i miei album. Li vedo piuttosto come progetti 'multiartist', dischi che non sono rock, né jazz né classici ma mischiano tutti questi ingredienti insieme".

Con risultati sorprendenti e anche iconoclasti: come quando Todd Rundgren trasforma "Rolling down to Maui" in un pezzo electro-dance... "Todd è presente su molti dei miei dischi, i tributi a Thelonious Monk, a Disney, a Kurt Weill...Gli ho dato quella canzone e lui l'ha incisa da solo sul suo laptop. Non fa mai quello che ti aspetteresti, ed è per questo che mi piace.. E' uno dei grandi patrimoni nazionali e non è riconosciuto per quel che merita. Ha scritto alcuni dei più perfetti motivi pop di sempre ed è anche un avanguardista". Sono reinterpretazioni come queste a rendere ancora rilevanti, nel Ventunesimo secolo, canzoni che parlano di pirati? "E' folk music, musica popolare. In questo sta la sua universalità e immortalità. Soprattutto in un caso come questo: queste sono canzoni che hanno viaggiato per mare e per terra, dall'Australia a Cape Cod, da Liverpool e alle Hawaii. Abbiamo cercato di renderle nel modo più vario, 'sporco' ed efficace possibile". Continueranno a viaggiare, magari in veste di spettacolo dal vivo itinerante come avvenne con il volume uno? "Se qualcuno fosse interessato saremmo in grado di mettere in piedi uno show molto velocemente. Il problema è che molti promoter vogliono le star. Noi possiamo chiedere, ma non sappiamo chi e quando sarà disponibile". Se non accadrà, mr. Willner non resterà certamente con le mani in mano. "Al momento non ho niente in programma, ma sono sicuro che tra qualche mese salterà fuori qualcosa. Faccio questo tipo di cose da trent'anni ormai e sono sempre in cerca di nuove avventure. A essere sincero l'ultimo progetto scaturito da una mia idea è quello su Charlie Mingus, gli altri sono nati tutti da idee altrui: in questo caso da Johnny Depp e da Gore Verbinski. Ogni volta ho raccolto il guanto della sfida e ho imparato qualcosa di nuovo".